31 gennaio 2018

Quel cristiano di Andy Wahrol. Artista e cattolico

di Roberto de Albentiis
Da “Il Giornale dell’Arte” apprendiamo che, nel mese di gennaio 2019, i Musei Vaticani ospiteranno una grande mostra dedicata ad Andy Warhol (1928 – 1987), uno dei massimi esponenti della Pop Art e uno dei più grandi artisti, a tutto tondo, del XX secolo.
«Siamo molto interessati ad esplorare il lato spirituale di Andy Warhol» ha dichiarato Barbara Jatta, direttrice dei Musei Vaticani. «Per noi è importante dialogare con l’arte contemporanea. Viviamo in un mondo di immagini e la Chiesa deve farne parte»; se certamente la Pop Art di Warhol (e altri) non può essere definita contemporanea tout court, essendo altri i filoni dell’arte contemporanea, non di meno la Jatta ha pienamente ragione sulla necessità del confronto (confronto, però, non acritica accettazione di tutto, sia chiaro) da parte della Chiesa con quella che è comunque l’arte odierna. Warhol è stato certamente un visionario e un rivoluzionario, un vero genio, e la scelta di ospitare questa mostra ha peraltro scatenato delle polemiche; ma sono fondate?

Andy Warhol, in realtà, era il nome d’arte di Andrew Warhola, figlio di immigrati lemki (una popolazione slava diffusa tra Ucraina, Polonia e Slovacchia e in gran parte cattolica di rito orientale) nato a Pittsburgh, negli Stati Uniti, il 6 agosto 1928, novant’anni fa; studente talentuoso, si trasferisce a New York e diventa un affermato grafico pubblicitario, prima di approdare definitivamente al mondo dell’arte, un’arte a tutto tondo, non solamente confinata alla pittura o alla scultura, ma comprendente anche il cinema, la stampa, la fotografia.

Autore dei celebri dipinti seriali di Marylin Monroe, Mao Zedong, delle bottiglie di Coca Cola e della zuppa di pomodoro Campbell, con la rappresentazione seriale voleva provocatoriamente denunciare il vuoto e la serialità della società consumista occidentale: i “vip” sono ridotti a mere copie, e al contrario i prodotti del supermercato entrano nei prestigiosi musei americani; l’arte, quindi, diviene oggetto di consumo, come tante altre cose, e la sua polemica non è affatto velata. Celebre, poi, è la sua famosa frase “Nel futuro ognuno sarà famoso per 15 minuti”; e non è stata una frase profetica? Non può essere anch’essa letta come una critica alla vacuità del mondo di oggi?

Andy Warhol frequentava il jet set della società newyorchese degli anni ’60 e ’70, ma non venne mai coinvolto in nessuno scandalo che pure, periodicamente, colpivano e colpiscono quel mondo; Andy Warhol era omosessuale, ma visse sempre questa dimensione come privata, senza alcuna ostentazione o rivendicazione o richiesta di pubblicità o legittimazione.

Soprattutto, Andy Warhol era un devoto cattolico, un fedele praticante che ogni giorno andava a pregare e frequentare la Messa nella Chiesa di San Vincenzo Ferreri di New York; non solo lui stesso si descriveva come una persona religiosa, ma anche il fratello e il nipote (sacerdote cui aveva pagato gli studi seminariali), come tanti altri amici e conoscenti, descrivevano questo suo lato invero poco noto e conosciuto, tanto agli estimatori quanto ai critici. Faceva donazioni e trascorreva il suo tempo alla mensa per i poveri e nei rifugi dei senzatetto, gli esclusi dalla società del consumo che lui aveva descritto e irriso nelle sue opere; soprattutto, la sua arte era ispirata alla tradizione di preghiera e di rappresentazione iconografica della Chiesa Cattolica Rutena.

Tra le sue ultime opere si ricorda la serie “L’Ultima Cena” (1986), ispirata al Cenacolo leonardiano, e nel 1980 si ricorda una sua visita a Roma, immortalata da molte foto, da Papa San Giovanni Paolo II.
Andy Warhol era una buona persona, un buon cristiano e un grande artista; se Andy Warhol è giustamente passato alla storia come geniale artista, nondimeno Andy Warhol era cattolico, è “nostro”, e non dobbiamo vergognarcene.

Non c’è davvero ragione per protestare per la futura mostra a lui dedicata nei Musei Vaticani: se tanti sono gli aspetti critici di questo pontificato, non lo è certamente questo. Semplicemente, i Musei Vaticani ospitano una mostra dedicata ad un grande uomo d’arte e, soprattutto, ad un uomo d’arte cattolico.

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