10 gennaio 2018

Una spada per la vita. Alla riscoperta della virilità cristiana

ChoraBook ha recentemente ripubblicato "Una spada per la vita. Alla riscoperta della virilità cristiana", un libro molto interessante di Emiliano Fumaneri.

Questo libro raccoglie una serie di "scritti di battaglia" maturati nella stagione dei due Family Day (Piazza San Giovanni, 20 giugno 2015; Circo Massimo, 30 gennaio 2016). Nella prima parte del libro trova spazio una polemica ragionata contro i dispensatori di "colonizzazioni ideologiche" (l'ideologia del gender, l'aggressione al matrimonio e alla famiglia, la cultura della morte, le biotecnologie, ecc.).

Nella seconda parte viene affrontato il tema oggi negletto della virilità cristiana.
Oggi infatti la cattolicità è irretita da un malinteso "misericoridismo": l’ideologia, non la pratica della misericordia. Nei confronti di questa nuova ideologia Fumaneri non trattiene un moto di ribellione:

«Nietzsche accusava i cristiani di essere una conventicola di risentiti, vedendo in essi dei deboli pronti a rivestire di idealità la propria incapacità di affrontare la vita. Come faceva il "partito devoto" tanto riprovato da Péguy, eterno emblema di tutti coloro che credono di essersi elevati dopo aver abbassato i sani e i forti, la mollezza cristiana cerca di sopravvivere denigrando tutto ciò che è nobiltà, prosperità, vigore, slancio.
Il risentimento prova che sotto la maschera della "virtù" sovente non covano altro che i falsi dèi dell'odio, dell’invidia e del disprezzo per la vita. Nietzsche, ne sono certo, oggi rivolgerebbe le sue invettive contro quei cristiani lesti a riempirsi la bocca con parole altisonanti come "inclusività", "unità", "accoglienza", "dialogo", "misericordia", senza mai ricordare che provare misericordia è giusto l’opposto dell’ebete indifferenza alle disgrazie altrui».

La vera misericordia, aggiunge più in là Fumaneri, è una fedeltà liberante: «È stato san Tommaso d’Aquino a dire che "iustitia sine misericordia crudelitas est, misericordia sine iustitia mater est dissolutionis". La giustizia senza misericordia si tramuta in crudeltà, ferocia, violenza. Ma la giustizia senza misericordia porta con sé dissoluzione, fiacchezza d’animo, mancanza d’energia. La falsa alternativa tra giustizia e misericordia porta all’alternanza tra rigidità e putrefazione. Una finta lotta tra due virtù da cadaveri. La misericordia esige la giustizia. Nessuno più dell’uomo misericordioso è alieno a ogni spirito di indulgenza col peccato. Solo i santi sanno essere così misericordiosi da provare afflizione per il male che incatena un’altra creatura come se li avesse fustigati nella loro stessa carne. E solo i santi sono così liberi da avere forza e volontà per liberare i prigionieri da quelle catene di cui altre volte hanno saggiato il ferro».

Di questo e di molte altre cose si parla nel testo, che lascia nel lettore un inquietante interrogativo: e se la subalternità culturale e politica dei cattolici non fosse altro che una sconcertante – ancorché ben mascherata – mancanza di virilità?

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