14 gennaio 2018

Viaggio sentimentale e devozionale a Roma: Filippo e Giacomo (Parte LXXV)

di Alfredo Incollingo
Dal V secolo d.C. una basilica romana è dedicata ai dodici apostoli di Gesù. I lavori di costruzioni iniziarono sotto il pontificato di Giulio I e terminarono con Pelagio I. Al suo interno, nonostante i numerosi lavori di rimaneggiamento, sono conservate le spoglie di San Giacomo il Minore e di San Filippo Apostolo. Entrambi fecero parte della cerchia dei dodici discepoli di Gesù e, dopo la Pentecoste, predicarono per le strade e per lande lontane gli insegnamenti cristiani. Filippo era nato a Betsaida, in Galilea, ed era un pescatore, come i suoi fratelli, san Pietro e sant'Andrea.

L'evangelista Giovanni ce lo presenta dettagliatamente. Iniziò a predicare annunciando la venuta del Messia a Natanaele e lo troviamo nell'episodio della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Durante l'Ultima Cena l'apostolo chiede a Gesù, che aveva annunciato la sua morte e resurrezione, di mostrargli Dio prima di lasciarlo e, dopo il biasimo per la poca fede dimostrata, ottiene la risposta “Chi ha visto me, ha visto il Padre”. Secondo la tradizione popolare, Filippo evangelizzò la Scizia, ma alcuni pagani, indispettiti dalla sua predicazione, lo catturarono e lo portarono in un tempio del dio Marte per costringerlo a sacrificare in onore della divinità. Dal sottosuolo emerge all'improvviso un drago feroce che uccise tutti i pagani lì presenti. Filippo scacciò la bestia e resuscitò quanti erano stati uccisi dalla creatura. Si diresse successivamente a Hierapolis, dove si trovava un importante santuario del dio Apollo. Convertì molti pagani alla fede cristiana, anche la moglie del proconsole locale. L'uomo, adirato, ordinò l'arresto di Filippo e lo inchiodò ad un albero a testa in giù.

È difficile, invece, comprendere la vera identità di Giacomo il Minore: un altro apostolo e altri suoi seguaci di Gesù portano lo stesso nome. Di solito lo si distingue con l'appellativo “Il Minore” da Giacomo di Zebedeo che, per tale ragione, è chiamato “Il Maggiore”. Tralasciando la lunga discussione su chi sia, gli storici si rifanno al cronista ebreo Giuseppe Flavio per ricostruire il suo martirio:
Con il carattere che aveva, Anano pensò di avere un'occasione favorevole alla morte di Festo mentre Albino era ancora in viaggio; convocò il sinedrio a giudizio e vi condusse Giacomo, fratello di Gesù, detto il Cristo, e alcuni altri, [accusati di] avere trasgredito la Legge, e li consegnò perché fossero lapidati. Ma le persone più equanimi della città, le più strette osservanti della Legge, si sentirono offese da questo fatto. Perciò inviarono segretamente [alcuni rappresentanti] dal re Agrippa, supplicandolo di scrivere una lettera ad Anano che il suo primo passo non era corretto, e ordinandogli di desistere da ogni ulteriore azione. Alcuni di loro andarono a incontrare Albino che era in cammino da Alessandria informandolo che Anano non aveva alcuna autorità di convocare il Sinedrio senza il suo assenso. Convinto da queste parole, Albino inviò una lettera sdegnata ad Anano minacciandolo che ne avrebbe portato la pena dovuta. E il re Agrippa, a motivo della sua azione, depose Anano dal sommo pontificato che esercitava da tre mesi, sostituendolo con Gesù, figlio di Damneo.”

Nè la tradizione popolare né i testi dei Padri della Chiesa ci forniscono prove utili per ricostruire l'attività missionaria di Giacomo. Nel medioevo le spoglie dei due santi apostoli furono tumulate nella basilica dei Dodici Apostoli.
Il viaggio continua.  

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