03 febbraio 2018

Andy Warhol ai musei Vaticani? No grazie

Pubblichiamo la lettera di un lettore, che fa luce sulla persona di Andy Warhol e sulla sua dimensione artistica. La lettera è una risposta ad un articolo pubblicato in precedenza su queste pagine. 

Carissimi amici di Campari&deMaistre,

vi seguo sempre con ammirazione e condivido molti dei vostri contenuti, ma nei giorni scorsi sono rimasto piuttosto colpito da un articolo di elogio ad Andy Warhol, artista certamente geniale, che però di cristiano aveva molto poco, tantomeno era un cattolico esemplare. Per quanto riguarda la mostra in Vaticano, prima aspetterei di capire come l'argomento verrà trattato, ma dato l'andazzo attualmente in corso, si rischia che nei Musei vada in onda un elogio del sadomaso. Mi limito a citare alcuni aspetti che mi inducono a sostenere questa tesi, che non è però una tesi personale, ma una nuda e cruda esposizione della realtà. La vulgata del Warhol fervente cattolico è infatti una semplificazione e, come direbbe Popper descrivendo il suo "Mondo 1 della descrizione dei Fatti", una menzogna.

In primo luogo, la questione omosessuale. Andy Wharol non rivendicava diritti gay e non faceva parte del movimento omosessualista, ma era apertamente omosessuale, lo dichiarava nelle interviste (non dimenticandosi di sottolineare anche particolari scabrosi: "Le sole persone che mi piacciono sono quelle che hanno una eiaculazione precoce. Sì, quelle che vengono prima che succeda qualcosa"), frequentava locali gay, era in compagnia molto spesso di transessuali e aveva amanti momentanei. Quando venne ferito alla Factory era infatti assieme al suo amante del giorno. Il fatto che non politicizzasse le sue inclinazioni sessuali non è sufficiente per negare il pubblico scandalo che lo seguiva continuamente. Tutto questo è scritto in sue interviste reperibili facilmente, in biografie e in tutte le testimonianze di amici. Era famoso per avere collezionato migliaia di foto degli organi genitali di TUTTI gli ospiti che entravano nel suo atelier La Factory, ritratti con la sua onnipresente Polaroid. Lo sdoganamento dei trans e del sadomaso\bondage nella cultura popolare è "merito" suo. La sua frequenza alla messa domenicale e le sue buone azioni sono certamente un lato positivo della sua personalità, ma la dimensione pubblica scandalosa soverchia di gran lunga quella religiosa, che veniva mantenuta ad una forma strettamente privata.

In secondo luogo, va presa in esame l'arte di Warhol. Da un punto di vista artistico, l'omosessualità è presente in modo pervasivo, soprattutto nelle produzioni cinematografiche e nella produzione musicale di Warhol. I film da lui girati o da lui prodotti, pallosi all'ennesima potenza, sono un florilegio di peni, di transessuali, di situazioni scabrose, fiumi di droga, prostituzione maschile e femminile: la sua produzione di Flesh, Trash, Calore, Chelsea girls, Blow Job (il nome vi lascia immaginare il contenuto) e tanti altri con il lancio di molti porno attori. La sua organizzazione degli eventi musicali per la presentazione del primo LP dei Velvet Underground (i testi dell'album sono quasi tutti dedicati a eroina e bondage) accompagnate da balletti sadomaso con fruste ed affini sono tra i vari esempi di questa sua passione e sdoganamento del sordido e del contro natura. Sia chiaro però che non si tratta di una disamina dal sapore realista con la quale un artista vuole cercare di analizzare la vita dei bassifondi, ma è un'apologia della bassezza morale tout court.

Terzo ed ultimo punto, la vita non privata ma pubblica. L'artista si circondava volutamente di gente border line, ma non per aiutarli, ma per - almeno apparentemente - indurli alla tentazione e alla perdizione. La droga, eroina e metanfetamine, nell'entourage della Factory era una costante assoluta, incentivata da Warhol stesso, il quale probabilmente era un individuo anaffettivo alla ricerca di qualche emozione forte. Su questo punto, va detto che Warhol non era per niente tipo da affezionarsi a qualcuno, ma anzi sfruttava le persone (era famosa la sua avarizia) e poi le abbandonava. Sarà un caso che fra i suoi "amici" e collaboratori, siano stati numerosi gli episodi di suicidi? A tal proposito, va segnalato il rapporto con Edie Sedgwick, la musa di Warhol, la factory girl. L'artista venne introdotto da Edie nell'alta società e fra i due si instaurò un rapporto fortissimo, tanto che si parlava di una relazione amorosa, seppur platonica. L'artista doveva moltissimo alla ragazza, ma quando sostanzialmente non gli servì più, la mise alla porta, esponendola al ludibrio della Factory, un ambiente inumano. Edie cadde in disgrazia. La stampa chiese ad Andy dove fosse finita la sua amica e lui rispose "Non so dove sia. Insomma, non siamo mai stati molto intimi. Ci ha lasciati molto tempo fa. Ma io non l’ho mai conosciuta molto bene". Era però noto che in passato Andy la adorasse. Edie dal canto suo, di Andy dirà "Mi rende un po’ nervosa parlare dell’Artista perché è un po’ come fargli del male, ma se lo merita. Warhol riuscì davvero a fottere la vita di un sacco di gente, gente giovane.”
Andy è un po’ come il Marchese De Sade – disse Emile de Antonio- nel senso che la sua sola presenza era un elemento scatenante: faceva sentire le persone libere di svestirsi e di inscenare le proprie fantasie oppure, in certi casi, di fare cose molto violente per costringere Andy a guardarle. In un film di Andy c’è una tipa che [censura della redazione]. Può darsi che fosse quello che aveva sempre desiderato fare, ma dubito che volesse farlo sul divano dello studio di Andy, davanti a una cinepresa.

Possiamo ben dire quindi che enfatizzare la dimensione religiosa di Warhol, pur esistente nel suo "privato" (anche se si narra soprattutto per fare piacere alla sua amata madre, molto devota), senza dimenticare quanto sopra descritto e senza notare che lo stesso artista abbia avuto una certa importanza nello sdoganamento della "cultura" gay, sadomaso, pro droghe, etc con tutto ciò che ne deriva, è un'operazione estremamente parziale. Peraltro, anche la presente lettera è una disamina estremamente limitata della perversione degli ambienti frequentati da Warhol, perversione che egli fomentava e ricercava. Come dicevo all'inizio, al momento il mio parere su una mostra su Andy Warhol ai musei vaticani è sostanzialmente negativo e reputo assolutamente erroneo l'articolo che avete pubblicato.

 

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