15 febbraio 2018

Cattolici, chi votare/1. Voto utile

Mentre si avvicinano le elezioni politiche, i cattolici tornano a porsi l’eterno dilemma: chi votare? Campari e de Maistre, ovviamente, non fa campagna per nessuno, tuttavia riteniamo opportuno aprire una seria riflessione in proposito. L’articolo presente si pone come il primo di una serie a cui chi vorrà potrà partecipare, specificando sin da ora che quella esposta è solo la personale posizione dello scrivente. Lo stesso varrà per i successivi contributi.

di Paolo Maria Filipazzi

Iniziamo col dire che, abbandonata la linea Ruini e collassata la strategia adottata dal governo Monti in poi, ci troviamo di fronte ad un pauroso deragliamento da parte delle gerarchie cattoliche e di tutto il mondo di riferimento. In pratica, oggi le gerarchie ecclesiastiche e l’intellighenzia cattolica, per la prima volta forse nella storia, non hanno uno straccio di visione, di progetto, di strategia. Nulla. Tocca quindi a ciascun cattolico fare i conti con la propria coscienza e, in quest’ottica, varrà ricordare che i principi non negoziabili, per quanto ormai non ne parli più nessuno, non sono stati aboliti e non potrebbero esserlo, dato che si fondano nel diritto naturale, indisponibile a mano umana.

Ci permettiamo inoltre, sommessamente, di ricordare che, oltre ai principi non negoziabili, esistono anche altri importanti problemi a cui chi andrà a governare l’Italia sarà chiamato a fare fronte, ed anche in questo caso è necessario valutare con sguardo cattolico le proposte sul tavolo.
Oggi in tutto l’Occidente è in corso una lotto per la dignità umana, calpestata da una visione tecnocratica che rischia di svuotare di effettivo potere decisionale le classi politiche, assoggettando qualunque azione al rispetto di parametri finanziari, in tal modo affermando il predominio dell’economia sull’uomo.

Concludiamo ricordando che, con buona pace dei deliri immigrazionisti di una parte del clero tristemente accodatasi a logiche mondane, esiste un problema assai drammatico di difesa dell’identità dei popoli europei che altro non è che difesa del retaggio della civiltà cristiana, destinato ad essere cancellato financo dalla memoria nelle mirabolante società multiculturale che i nostri scellerati governanti stanno cercando di tirare in piedi.

In tutta onestà, chi scrive ritiene che un qualunque partito che si fregiasse della difesa dei valori cattolici senza porsi in una posizione chiara e netta di contrasto all’ideologia dominante anche in questi campi, sarebbe un vero buco nell’acqua, un bel contenitore vuoto o pieno solo a metà.
Aggiungiamo, inoltre, un sano appello al realismo cristiano: anche se si presentasse una lista che vuole abolire in un colpo solo aborto, divorzio, unioni civili, fecondazione assistita e testamento biologico, sarebbe comunque doveroso un esercizio di raziocinio. Sarebbe, a nostro avviso, necessario chiedersi se quella lista abbia davvero la possibilità concreta di avere un risultato tale da permetterle di realizzare il proprio programma, oppure se il voto per questa non avrebbe il solo effetto di indebolire un’altra proposta con concrete possibilità di vincere e fare almeno qualcosa. Dobbiamo infatti renderci conto che riedificare in quattro e quattr’otto la società cristiana è impossibile e che abbiamo avanti lungi anni di lotta in cui si dovrà procedere realisticamente per gradi.

A questo punto il lettore avrà capito che lo scrivente ritiene che l’opzione più ragionevole, anche in queste elezioni, sia quella per la coalizione di centrodestra. Si tratta dell’unica forza politica realisticamente in grado di battere PD e Movimento 5 stelle che, sul piano dei valori sopra enunciati, sono egualmente catastrofici. E, per quanto si sia perfettamente coscienti del fatto che anche in seno al centro-destra la difesa dei principi non negoziabili sia molto più debole e disarticolata di otto-dieci anni fa e di come il ruolo d’argine di Berlusconi & Friends sia sempre più residuale, sarebbe sbagliato mettere questi partiti sullo stesso piano dei loro avversari.

Il 27 gennaio scorso a Roma, durante un convegno organizzato da Alleanza Cattolica e dal comitato Difendiamo i nostri figli, presente il leader del Family Day Massimo Gandolfini, esponenti di spicco del centro-destra hanno promesso, in caso di vittoria, di adoperarsi per l’abolizione della legge Cirinnà. Fra questi i leader della Lega, Matteo Salvini, di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, e di Cantiere per l’Italia, Stefano Parisi, i quali, in tal modo, hanno in pratica impegnato i rispettivi partiti. Per Forza Italia erano presenti Maurizio Gasparri ed Eugenia Roccella. Lo stesso Berlusconi, il 12 febbraio, ai microfoni di Radio Lombardia, pur in maniera abbastanza ambigua, ha lasciato intravedere la prospettiva di un’abolizione delle unioni civili.

Certo, nel centro-destra ci sono anche esponenti, sotto questo aspetto, impresentabili, a partire da Mara Carfagna che, il giorno dopo le dichiarazioni di Berlusconi, era in televisione con lo sguardo di marmo a negare categoricamente l’eventualità e a preannunciare un imminente smentita del diretto interessato. Siamo parimenti coscienti che potrebbe ben trattarsi di promesse da marinaio, ma d’altro canto anche le promesse di chiunque altro potrebbero esserlo.

In tutta franchezza, siamo però convinti che un voto per una lista diversa da quelle appartenenti alla coalizione di centro-destra finirebbe per fare il gioco dell’avversario.

Facciamo un esempio pratico: nel collegio uninominale di Roma 1 si fronteggiano Federico Iadicicco ed Emma Bonino. Il primo, cattolico, responsabile del dipartimento Vita e Famiglia di Fratelli d’Italia e fra gli organizzatori del Family Day, è sostenuto dal centro-destra, la seconda, che non ha bisogno di presentazioni, è sostenuta dal centro-sinistra. La vittoria di Iadicicco non solo impedirebbe alla nemesi di tutto ciò in cui crediamo di entrare in Parlamento, ma permetterebbe di essere eletto ad un esponente che si è contraddistinto per la difesa dei valori cattolici. La battaglia è talmente emblematica che è scesa in campo perfino una ONG, tale Avaaz, ovviamente una succursale della Open Society, per cercare di tirare la volata alla Bonino, facendo trasparire un certo nervosismo. E allora non possiamo che condividere quanto affermato da Enzo Pennetta sul suo sito: “Il voto al collegio Senato Roma I è molto più che un semplice confronto tra partiti, è la possibilità di sconfiggere il potere eversivo di chi ha interferito con le sorti di interi popoli. Siamo in un confronto elettorale diverso da quelli precedenti, chi va a votare stavolta non ha davanti a sé la scelta di un partito ma quella tra l’affermarsi, forse irreversibile, delle forze globalizzanti della società liquida ordoliberista e l’inizio di una fase nuova in cui lo Stato torni ad essere un corpo solido a tutela delle persone. Sarà un referendum sull’ingerenza di Soros e della sua ONG, il 4 marzo a Roma I si giocherà una battaglia decisiva e, senza guardare in faccia i simboli elettorali, chi vuole fermare le mani della Open Society Foundations non ha altra scelta che puntare sull’unico che può farlo: Federico Iadicicco.”.
E’ chiaro che preferire un altro candidato che, pur avendo un programma meritorio, avrebbe probabilità di elezione nulle, sarebbe un favore alla Bonino. Lo stesso si potrebbe dire in molti altri casi.

 

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