19 febbraio 2018

Cattolici chi votare/3. La macronizzazione di Forza Italia

di Marco Sambruna.

Nelle ultime elezioni francesi abbiamo assistito a un interessante esperimento politico finalizzato alla conservazione del potere al di la delle sigle, dei partiti e delle leadership: il Potere infatti ha mostrato quanto sia abile nel clonare se stesso e perpetuarsi con una nuova fisionomia apparente, ma con gli stessi contenuti politici.

Il Partito Socialista, ossia la realtà politica incaricata di dileguare l’identità e la sovranità francese, guidato dal machiavellico Hollande ormai in caduta libera prima delle elezioni ha compiuto due mosse da maestro: ha eliminato Fillon candidato conservatore favoritissimo all’Eliseo prima di essere travolto da uno scandaletto tutto sommato risibile – avrebbe fatto assumere la moglie presso un ente di prestigio – di cui a tutt’oggi non c’è alcuna sentenza di colpevolezza; ma soprattutto ha clonato il Partito Socialista trasferendone il programma verso la nuova formazione politica “En Marche” dell’enfant prodige già consulente Goldman Sachs, Emmanuel Macron.

“En Marche” non ha fatto altro che raccogliere l’eredità che il Partito Socialista gli ha trasmesso: un passaggio del testimone, o meglio una metamorfosi, che ha permesso al Potere mondialista, nichilista e denatalista di restare saldamente al governo nel paese transalpino e quindi di garantire la prosecuzione del programma di disgregazione della civiltà europea: Macron proseguirà il programma di delocalizzazione delle imprese, di secolarizzazione della società, di dissoluzione dell’identità culturale che già furono di Hollande. Non bisogna infatti dimenticare che, nonostante il richiamo al socialismo evochi scenari politici di segno contrario, il Partito Socialista Francese era libertario sul piano etico, liberalista sul piano giuridico, liberista sul piano economico, e dunque in virtù di tutto questo come naturale conseguenza tenacemente europeista.
“En Marche” è esattamente omogeneo a questo profilo politico: infatti è anch’esso libertario, liberalista, liberista e dunque tenacemente europeista. Solo i più sprovveduti fra gli elettori, tra cui come spesso accade i cattolici, hanno pensato che Macron rappresentasse la svolta rispetto alle politiche mondialiste di Hollande.

LO SCENARIO ITALIANO
Come sappiamo a breve anche in Italia si svolgeranno le elezioni politiche.
I temi più dibattuti si possono riassumere in tre macro categorie:
  • Lavoro e previdenza.
  • Bioetica.
  • Europa ed euro.
In tutti questi ambiti dopo le prime roboanti dichiarazione tese a smarcarsi il più possibile dal progressismo mondialista, Silvio Berlusconi ha cominciato a convergere su posizioni così moderate da apparire pressoché organiche a quelle del PD tanto da configurare uno scenario di tipo francese in cui il PD clona se stesso in FI e Berlusconi si “macronizza” cioè si traveste da innovatore ed elemento di rottura col passato mentre in realtà non fa altro che adeguarsi alle politiche progressiste della legislatura uscente magari con qualche ridimensionamento strategico.
Insomma esiste un patetico parallelo fra gli ex principi non negoziabili della Chiesa attuale e quelli di Forza Italia: in entrambi i casi si stanno verificando clamorosi dietrofront.

In ambito lavorativo e previdenziale gli oggetti del contendere principali sono due: il job act e la “riforma Fornero”. Sul primo Berlusconi dopo averne paventato l’abolizione ci ha ripensato: non si parla più di abolizione, ma semmai di correzione perché a parte qualche emendamento la legge va bene così com’è (vedi qui ).
Idem sulla legge Fornero: secondo il leader di Forza Italia “alcune cose vanno mantenute” tra cui l’età pensionabile (vedi qui ).
Capitolo bioetica: fermo restando che ormai, tranne qualche posizione isolata, Forza Italia ha abbondantemente metabolizzato sia l’aborto che il cosiddetto divorzio breve, resta sul piatto degli ex “principi non negoziabili” indicati dalla Chiesa solo la questione DAT cioè le Disposizioni Anticipate Trattamento ossia il biotestamento: mentre nel centro destra Lega e FdI hanno votato compattamente contro, la dirigenza di Forza Italia ha lasciato libertà di voto ai propri parlamentari. Di più: mentre Lega e Alternativa Popolare hanno proposto alla legge più di 3000 emendamenti con l’intento di bloccarne il percorso, Forza Italia non ha frapposto alcun ostacolo di natura giuridica o procedurale alla legge ( qui ).
Sull’Europa Berlusconi non ha dubbi: il futuro d’Italia è l’Europa. E’ vero che indica la necessità di un’ Europa liberale e cristiana diversa da quella attuale, ma l’esperienza storica ci induce a molte riserve circa la compatibilità fra istanze liberali e cattoliche. E la possibilità di un eventuale referendum sulla permanenza o meno del paese nella zona euro? per Berlusconi non se ne parla nemmeno, tanto più che il candidato premier più probabile nel caso in cui Forza Italia risulti il primo partito alle elezioni in seno alla coalizione e che Berlusconi risulti ineleggibile, è Antonio Tajani, presidente del parlamento europeo, liberale, cattolico e convinto europeista.

FORZA ITALIA = EN MARCHE ?
Del resto Berlusconi ha già dichiarato di auspicare un prolungamento di legislatura guidata da Gentiloni e quindi dal PD nel caso in cui dalla consultazione elettorale non risulti una netta maggioranza in attesa di tornare al voto ( qui ). E’ un’altra ambiguità: infatti non è chiaro perché prolungare una legislatura dimissionaria se una nuova coalizione vince sia pure di misura se non per permettere l’approvazione di alcune leggi rimaste in sospeso. Come quella dello “ius soli” che verrebbe così realizzata da un governo agonizzante e non dal nuovo esecutivo che si trova così sollevato dall’imbarazzo di dibattere su una legge che a più riprese ha dichiarato di non volere.
Ora se l’ipotesi di un Berlusconi macronizzato che catalizza voti assumendo le sembianze dell’innovatore, ma il cui programma è mutuato dal PD il quale, prima di eclissarsi definitivamente similmente a quanto fatto dal Partito Socialista in Francia, trasmette i suoi cosiddetti valori a una realtà politica ancora vitale ci si domanda seriamente perché un cattolico, specialmente se di ascendenze sovraniste e identitarie, dovrebbe votare Forza Italia.

E’ vero che un tale elettore all’interno della coalizione di centro destra può votare altri partiti, ma occorre che i voti a loro favore siano numericamente consistenti o rischiano di favorire indirettamente la formazione di un governo a guida Forza Italia che su determinati temi, come visto sopra, non appare troppo combattivo. In altri termini i voti cattolici possono determinare la vittoria del centro destra, ma se Forza Italia sarà il primo partito della coalizione sarà esso a trarne beneficio. In questo caso il partito di Berlusconi potrà infatti esprimere il premier e a dettare un’agenda politica che le ambiguità berlusconiane sopra delineate già lasciano intravedere: libertaria in ambito etico, liberalista in ambito giuridico e liberista in ambito economico.
Insomma la versione italiana di “En Marche”.

 

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