27 febbraio 2018

Cattolici chi votare/5. Andare oltre il centrodestra

Prosegue la nostra carrellata elettorale. Dopo aver parlato principalmente del centro destra, ci viene proposto un contributo su Casa Pound, che pubblichiamo.

 
di Marco Mancini e Francesco Mastromatteo
Un fantasma si aggira nel vivace dibattito politico preelettorale all’interno del mondo cattolico, caratterizzato dallo scontro, a tratti aspro, fra coloro che sostengono il centrodestra e i sostenitori della corsa solitaria del Popolo della Famiglia: un movimento che viene quasi sempre ignorato, quando non criticato, in nome di un’analisi frettolosa e per lo più infondata.
Ci riferiamo a CasaPound Italia, che molti bravi cattolici considerano un movimento di destra radicale neopagano, “socialista”, a tratti laicista, insomma una sorta di partito radicale con l’etichetta fascista. Una visione che non corrisponde alla realtà ed è frutto per lo più di interessate letture propagandistiche.

Certo, CasaPound non è un movimento confessionale, né si ingegna a maneggiare Vangelo e rosario per attirare i voti dei cattolici, anzi rivendica la sua natura laica. Esistono senz’altro aspetti problematici nell’approccio del movimento alla questione cattolica, che tuttavia non meritano di essere enfatizzati unilateralmente e più del dovuto. Per citare la replica di Adriano Scianca, responsabile culturale del movimento, agli oziosi attacchi di una testata cattolica, “si poteva ricordare che, sia pur portandovi una prospettiva propria, CasaPound in piazza, al Family Day, c'è pur venuta. Si poteva ricordare che in una delle ultime feste nazionali di Cpi, Simone Di Stefano si è confrontato con il leader del Popolo della famiglia, cosa che non tanti altri movimenti mi pare abbiano fatto. Si poteva ricordare che nella non copiosissima bibliografia italiana antigender di una qualche minima dignità filologica, figura anche un libro del sottoscritto, che di Cpi fa parte, libro di cui forse lei ha sentito parlare. Si potevano ricordare le proposte di Cpi in favore della famiglia, della maternità, della natalità. Ricordando tutto questo, forse, l'immagine di un movimento di hippy fascistizzanti, di radicali in camicia nera… sarebbe svanita nel nulla e apparsa infine per ciò che essa è: un banale pregiudizio.”

Proprio contro questo pregiudizio, da cattolici, intendiamo spezzare una lancia in favore di un movimento calunniato e demonizzato da politici e media ma che trova sempre più consensi nei quartieri più poveri delle grandi città per le sue battaglie e iniziative sociali come la raccolta alimentare e il servizio anti usura bancaria, che vuole mettere al primo posto gli italiani bisognosi ed è contro l’immigrazione incontrollata ma si fa promotore al tempo stesso di iniziative solidali verso i popoli che soffrono per le forsennate politiche occidentali (vedi la Siria), che propone il mutuo sociale per una nuova edilizia popolare e il reddito nazionale di natalità (500 euro al mese per ogni bambino italiano dalla nascita al compimento dei 16 anni). Un programma, centrato sul pieno recupero della nostra sovranità politica e monetaria, dove non c’è traccia delle diaboliche politiche anticristiane di cui spesso si parla, pur nella rivendicata laicità del movimento.

Si dirà: ma Cpi non chiede l’abrogazione delle leggi laiciste finora approvate: non intende vietare l’aborto, né cancellare le unioni civili, né è contro l’eutanasia. Peccato che nessuna forza politica, né del centrodestra né tra quelle esterne ad esso (eccetto Forza Nuova, il cui caso discuteremo più avanti), abbia davvero queste posizioni. Nessun partito, soprattutto quelli che hanno governato per anni, ha mai fatto alcunché in concreto contro la legge 194, e neanche una seria politica in favore della natalità e della famiglia, pur avendone avuta la possibilità. Usciamo una volta per tutte dall’equivoco e guardiamo in faccia la realtà: non esiste, oggi, un partito o un movimento che possa essere definito “cattolico doc”, se intendiamo il termine secondo una visione corretta a 360 gradi, dai valori etici alla dottrina sociale. Soprattutto, i “princìpi non negoziabili” che hanno costituito (o avrebbero dovuto costituire) per anni la bussola dei cattolici in politica e che pure sono stati la stella polare di tanti di noi cresciuti alla scuola ratzingeriana, sono stati già tutti negoziati da una classe politica che pure si autodefinisce cattolica. Il cattolicesimo politico italiano semplicemente non esiste più: in una società ormai completamente secolarizzata, pensare di poter invertire la tendenza ricorrendo alla via politica e parlamentare è semplicemente un’utopia.

Non si può d’altronde umanamente pretendere che a farsi baluardo di certi valori siano i partiti politici, per giunta nella vana speranza di essere sostenuti dalle gerarchie, quando esse hanno ormai abbandonato da un pezzo quelle battaglie, per inseguire il pensiero unico politicamente corretto, immigrazionista e omosessualista. Non entreremo qui nel dibattito sulla crisi della Chiesa cattolica, che risale a prima dell’attuale pontificato anche se sotto di esso sembra aver raggiunto l’apice, ma è evidente che Roma deve prima ritrovare la bussola, a partire dai piani alti, e poi potrà pensare di rievangelizzare la società; non si può realisticamente pensare che sia la politica a rieducare le coscienze al posto dei pastori, sempre più ansiosi di compiacere il pensiero unico dominante e le ideologie propugnate dai poteri forti mondialisti. Finché non sarà invertita la rotta dall’alto, tutte le singole battaglie etiche, pur lodevoli, avranno l’amaro sapore di inutili battaglie di retroguardia e non si potranno che perdere, come avvenuto negli ultimi decenni.

Nel frattempo, l’autentica lotta a favore della vita e della famiglia non può che combattersi alla radice del male, e cioè sul terreno della vera sovranità nazionale contro la gabbia usurocratica e mortifera dell’Unione Europea, prima fonte di ogni diktat laicista e su aborto, eutanasia e unioni omosessuali, e dell’euro, autentico strumento di dominio e distruzione dell’economia nazionale, restituendo all’Italia il ruolo geopolitico che le spetta, al di fuori delle asfissianti direttive delle lobbies di Bruxelles. Tutte questioni assenti o trascurate da quasi tutti i programmi del centrodestra e degli altri movimenti “cattolici”, ormai del tutto asserviti alla tecnocrazia bancaria.

La Lega di Salvini, che sulla carta rivendica posizioni sovraniste e antieuro, ha scelto sciaguratamente di allearsi ancora con Berlusconi, ormai completamente succube del PPE a trazione tedesca, in cambio di un pugno di seggi uninominali in più. Molti elettori di destra troveranno sulla scheda elettorale un candidato uninominale di Forza Italia: anche barrando il simbolo della Lega, contribuiranno ad eleggere parlamentari pronti a dare la fiducia al governo tecnico o di grande coalizione che verrà. Questa è la grande truffa del centrodestra: inutile che la Meloni proponga e solleciti giuramenti anti-inciucio, tutti sanno già in partenza che gli impegni con gli elettori saranno traditi.

Quanto alle forze “cattoliche” esterne al centrodestra, il Popolo della Famiglia balbetta sulle questioni relative alla sovranità nazionale e all’immigrazione e per giunta non adotta posizioni radicali neanche sui temi eticamente sensibili: nulla di cui stupirsi, alla luce della storia personale e politica del suo fondatore e leader Mario Adinolfi. Forza Nuova, animatrice del cartello elettorale “Italia agli Italiani”, è ormai un movimento di pura testimonianza: talune sue strategie comunicative, di cui abbiamo avuto negli ultimi mesi diversi esempi, sembrano avere l’obiettivo di allontanare più che di avvicinare l’elettorato. Le sue posizioni cattoliche, peraltro, mal si conciliano con l’attribuzione di ruoli di responsabilità all’interno del movimento a figure discutibili, oltre che con prese di posizione francamente sconsiderate come – solo per limitarsi alle ultime settimane – la solidarietà inizialmente espressa, e poi maldestramente smentita, allo sparatore solitario Luca Traini.

Non sappiamo se e quanto CasaPound sia destinata a crescere nei prossimi anni, né come evolverà, né se essa risulterà col tempo più aperta al contributo anche culturale dei cattolici italiani, soprattutto se questi avranno l’intelligenza e la capacità di mettersi in gioco anziché fare le verginelle scandalizzate: ce lo auguriamo vivamente, perché dal nostro punto di vista un’Italia senza il proprio retaggio cattolico non sarebbe veramente Italia. Ma sappiamo per ora una cosa molto semplice: alla prova dei fatti, a “destra” del centrodestra esiste un solo movimento dotato della coerenza e della credibilità politica necessarie per portare avanti senza compromessi e senza tradimenti la battaglia prioritaria per la liberazione della Nazione italiana dalla gabbia del Moloch europeo, che in questo momento è l’unico obiettivo di medio termine realisticamente realizzabile a livello politico anche per un cattolico. Questo movimento, piaccia o no, si chiama CasaPound Italia. 

 

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