16 febbraio 2018

Chi teme Ila, il salvato dalle ninfe

di Marco Crevani
Mi permetto di tornare sulla vicenda segnalata dall’ottimo Giorgio Enrico Cavallo, ossia la rimozione del quadro di Waterhouse “Ila e le ninfe” (1896) dalla Art Gallery di Manchester. Non sono un critico d’arte e non pratico la mitologia greca, ma la curiosità resa così appagabile dalla Rete mi ha fatto subito evidenziare e cliccare su quello strano nome maschile. La nota enciclopedia on-line e il vecchio “Dizionario di Mitologia” del Tocci, seppur ovviamente meno esplicito, concordano e forniscono quella che mi pare la probabilissima spiegazione della censura. Giudicate voi stessi.

Eh sì, amici, non sembra una pruderie impazzita nell’era della pan-pornografia quella che rimuove dalla parete del museo di Manchester i volti meravigliosi e i castissimi seni delle ninfe di Waterhouse. Sa molto di una precisa operazione di psicopolizia da parte della Gaystapo. Cosa c’è infatti di più intollerabile della castissima seduzione femminile dell’ “eromenos” di Ercole? Mi perdonano i cultori di lettere greche se, da povero avanzo di liceo scientifico traduco “eromenos” con “femminiello”?

La potenza dell’arte (lo sapevano bene gli autori delle vetrate delle cattedrali) arriva diritta all’anima, che si conosca o no la vicenda, attraverso le civiltà e i millenni. E mi immagino l’adolescente inglese, lentigginoso e dubbioso dei suoi poveri ormoni maschili bistrattati ed estenuati, confuso dai messaggi osceni della nostra in-civiltà, magari pronto ad essere irretito da qualche erastès al viagra, quell’adolescente dunque che intravvede tra la penombra delle ninfee e la luminosità dolce delle ninfe la meraviglia del piano della Creazione. E, rapito come Ila, possa sfuggire a un immondo destino trovando la freschezza della Grazia. Roba intollerabile per gli psicopoliziotti della Gaystapo. Ma di ninfe, meglio, di Beatrici è pieno il mondo: il Creatore non si stanca di mettercele a fianco, e da infinite generazioni un giovane ne viene convertito in uomo, prima che in maschio. Quel presagio di Infinito che la castità può rendere eterno salva l’anima, e fortifica il corpo. Nella vita e nell’arte.

VIVA ILA SALVATO DALLE NINFE!

 

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