18 febbraio 2018

Dio preferisce la Premier

(IL FOOTBALL DEL VECCHIO CONTINENTE COME PIACE ALLA TRADIZIONE) 

di Matteo Donadoni
Mentre Antonio Conte disfava le valigie che aveva preparato lunedì, come del resto fa ogni lunedì da qualche mese a questa parte, martedì i rivali londinesi del Tottenham non hanno perso contro la Juventus. Strano, dato che dopo dieci minuti i bianconeri di Torino, ritrovatisi in vantaggio di due reti, avevano la qualificazione in tasca, anzi nel calzini. Invece è finita 2-2 grazie ad un gol classico di Kane, il campione inglese che a vederlo lo scambieresti per un allevatore di pellicani, e ad una punizione del romanista Eriksen, con barriera piazzata male da Buffon. Ora, è vero, il portiere ha sbagliato, ma l’accanimento post partita del tifoso bianconero medio mi è parso quantomeno miope. Dimenticate che il vecchio capitano aveva salvato il risultato su un colpo di testa a colpo sicuro dello stesso Harry Kane e che invece la causa del pareggio casalingo è attribuibile soprattutto ad Allegri. Lo stratega di Champions infatti ha pensato bene di mettere la squadra a difesa del risultato, dimenticandosi che 1- la gente ha pagato un biglietto per vedere il football e non tutti si deliziano di vincere a qualche modo e 2- in Europa o si scende in campo per giocarsela al football o si va a casa. E infatti gli Spurs se la sono giocata, riuscendo a recuperare. Vedremo quanto sarà in salita il terreno di Londra, e quanto poco sarà rilassante, visto che non si giocherà al White Hart Lane, ma nemmeno fra i pellicani di St. James Park.

Pratica archiviata per le altre inglesi, il Liverpool che passeggia 5-0 a Oporto e anche i Citizens in virtù del 4 a 0 in scioltezza ai Chrüterchraft del Basilea.
Sopra tutto brilla la finale anticipata di mercoledì sera al Bernabeu. Un’opera d’arte francese dipinta da uno spagnolo contro un’opera d’arte spagnola dipinta da un francese, in cui si è visto il PSG sfrecciare come una volante della Sûreté de Paris, sull’ 1 a 0, per poi mettersi nelle mani di un Neymar Clouseau pasticcione e di un Emery Dreyfuss nevrotico, che toglie Cavani e cambia la partita. In favore dei blancos. A parte un Kroos sottotono e “una danza di Modric col pallone” al limite del porno, non sbaglia invece il testardo Zidane, inserendo Asensio, dai cui piedi usciranno le azioni per un 3-1 troppo pesante per i parigini che avevano giocato meglio. This is football, beauty.
Per quanto riguarda la coppetta di riparazione, la Gazzetta ha dovuto stracciare tutte le copie già stampate che titolavano “Il ritorno delle italiane”.

Abbiamo assistito infatti a partite d’andata deludenti, come quella dei laziali che hanno giocato contro la vecchia gloria di Romania, riuscendo a perdere 0-1, e la farsa napoletana per cui i Partenopei sono usciti sconfitti 1-3 dal Lipsia in casa. Sconfitta onorevole anche per l’Atalanta bergamasca 3-2 a Dortmund contro una squadra più blasonata, che esprime un calcio a tratti frizzante e che ha impiegato un po’ a capire di non aver di fronte l’Inter, per cui bisognava impegnarsi davvero. Vittoria per il Milan 4-0, invece, contro una compagine slava di cui non vale la pena ricordare il nome. Da notare lo strepitoso 6-0 dei Gunners contro il Bate borisov e il pareggio della squadra di Costantinopoli 1-1 ad Atene contro la Dinamo Kiev.
 

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