17 febbraio 2018

E intanto chiudono le parrocchie

di Lorenzo Zuppini
Sentite qua: in cinque anni sono sparite cinquantacinque parrocchie, quasi tutte concentrate nell’anno 2016. Le moschee invece aumentano, e siamo noi ad ambire a concedere ai figli di Allah sempre più luoghi di culto. Nessuna riflessione su una certa compatibilità o sul perché i cristiani vengano vessati e sterminati nei luoghi dove l’islam nacque.
Gli atei di sinistra, comunisti anche se reticenti ad ammetterlo, son fatti così: ieri proteggevano il proletariato, oggi, con quest’ultimo scomparso, si dannano l’anima per gli immigrati afro-islamici. Statisti con le terga nostre.

Dunque, come sempre, per risolvere un problema, lo si deve preliminarmente individuare. Le parrocchie chiudono i battenti perché i cristiani non vanno più alla messa. Semplice e chiaro. Dal 2007 al 2016 è diminuito di 5 punti percentuali il numero delle persone che vanno alla messa una volta a settimana, ovvero il minimo sindacale. Dal 33,3% siamo passati al 27,5%. Al contrario, è aumentato il numero di coloro che nelle chiese non mettono mai piede. Nel medesimo periodo siamo passati dal 18,2% al 22,7%. È un dramma? Sì. È risolvibile? No. Cosa possiamo fare per arginare personalmente il problema? Fingere che Bergoglio non esista e che Ratzinger sia ancora il Vescovo di Roma?

La religione addolcisce la nostra esistenza. La nascita prevede la morte, e su questo punto nessuno può far alcunché. Il fedele che ritiene che dopo la morte ci sia ancora vita, intendendo con ciò un altro tipo di vita, affronterà certamente il passare del tempo e la fine della sua esistenza con maggior serenità rispetto a chi, pragmaticamente, è convinto che dopo la morte lo aspetti il nulla più assoluto.
(Certo, per qualcuno è previsto che nell’aldilà ci siano a darti il benvenuto settantadue vergini con annesse vettovaglie. Questo programma potrebbe attrarre qualcuno così tanto da indurlo a farsi saltare per aria per accorciare i tempi…)
Ogni religione, molto diversamente l’una dall’altra, ha saputo portare benefici ai popoli che l'anno professata.

Noi tutti possiamo dirci orgogliosamente cristiani, pur non frequentando assiduamente chiesa e canoniche, perché ciò che ci circonda e che ci ha preceduto è cristiano. La nostra arte, prima fra tutte, è la miglior espressione della delicatezza e del progresso dell’anima che il cristianesimo ha concesso. Al di fuori della nostra parte di mondo, al di fuori del mondo cristiano, troviamo miseria, morte, ferocia e catastrofi d’ogni genere. Un motivo deve pur esserci.
Partendo da questa premessa, e considerando ad esempio il dato per cui i seminaristi africani sono in aumento, comprendiamo che se ai vertici della piramide si impongono direttive di un certo tipo, e che tendono a rivoluzionare il precedente assetto, addirittura snaturandolo, comprendiamo come mai tutte queste persone da un certo momento in poi non hanno più sentito l’esigenza di recarsi alla messa.

Lo dico chiaramente, con santa pace per chi mi accuserà di eresia: la Chiesa di Papa Bergoglio somiglia ad una Ong impelagata in una perenne missione umanitaria. Niente di più, e questo “di più” che manca è l’elemento assente che induce i fedeli a stare a letto la domenica mattina. Ricordiamoci chi abbiamo avuto prima di Bergoglio: Giovanni Paolo II, che ha condotto una battaglia unica e formidabile contro il comunismo, e Benedetto XVI, grande nemico del relativismo etico e culturale che ci ha condotti a preferire le moschee alle chiese e a far tenere ad un imam un sermone su un altare. Dopo questi due giganti, col secondo dei due che si dilettava con disinvoltura nella filosofia come Maradona su un campo da calcio, regalandoci perle ineguagliabili, ci siamo ritrovati un gesuita che si è fatto chiamare Francesco e che non vuole la croce d’oro al collo, che è amico della Bonino aspiratrice di feti ma non di Trump anti-abortista, e che, con furore, afferma che chi costruisce muri non è un buon cristiano. Il massimo spessore della sua teologia è stato raggiungo quando, all’indomani dell’attacco islamista di Charlie Hebdo, disse che menerebbe chiunque gli insultasse la madre.

Dopo un primo momento di sgomento, seguito da uno d’angoscia, ti accorgi che una miriade di preti cialtroni lo prendono in parola e, furoreggiando su Facebook come dei quattordicenni, si danno all’accoglienza di islamici ripetendo, a propria discolpa, le idee strampalate che il loro capoccia va decantando. Pastori di anime che si sono riciclati come conduttori della nuova invasione e sostituzione.
Nella mia città, ne ho già scritto, tale don Biancalani si è impelagato in un progetto d’accoglienza talebana senza limiti, con un nigeriano già arrestato per spaccio, proponendo addirittura agli ospiti di pregare in chiesa rivolti verso la Mecca. Ha trasformato i locali della parrocchia in una bettola dove i clandestini fanno le pizze, poi, a fine cena, ballano sulle note di inascoltabili ritmi africani. Va in televisione sciorinando la propria bontà d’animo, e giù tutti ad applaudirlo, pena il massacro mediatico. Solo Salvini e Forza Nuova hanno avuto il coraggio di urlare il proprio sdegno per questo servilismo verso un mondo senza idee né religione, piegato sulle posizioni adolescenziali del Papa del Terzo mondo.

Dov’è il messaggio cristiano? Dove sono i duemila anni di storia e di cultura? Dov’è finita la trascendenza della religione cristiana, che pare oggi debba proporsi con sole connotazioni filantropiche? È il suicidio della nostra civiltà. E un po’ anche il mio, perché se alla fine dei conti il benessere spirituale datomi dalla mia fede si riduce all’altruismo per l’accoglienza, con tutti i pensieri che al contempo mi massacrano, non vedo altra via d’uscita.

 

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