26 febbraio 2018

Giuramenti con Rosario e cristianesimo in politica

di Franco Ressa
I fatti: Sabato 24 Febbraio 2018 il segretario della Lega Nord, Salvini, al termine del suo comizio in piazza del Duomo a Milano, tenendo un rosario in mano ha affermato: “Giuro di applicare davvero la costituzione rispettando gli insegnamenti contenuti nel Vangelo”. La curia arcivescovile di Milano ha le sue finestre proprio sulla piazza del Duomo, l’arcivescovo Delpini deve aver udito direttamente Salvini e si è affrettato a far sapere che “Nei comizi si parli solo di politica”. Il Monsignore non si è mai accorto di quanta politica sia mai stata fatta dalla chiesa Cattolica in appoggio a tanti (troppi) governi democristiani (poco edificanti)?
Né Delpini né alcun altro ha l’autorità di imporre ciò che si può dire o no in un libero comizio. L’arcivescovo dovrebbe poi rileggere nel Vangelo la frase di Gesù: “Beato è colui che non si scandalizza di me” (Matteo 11,6). Da quando in qua si può proibire ad un cristiano di affermare pubblicamente la fede nella parola di Dio ? Questo veniva fatto in tempi pagani, durante l’impero romano. Chi dichiarava la propria fede in Cristo veniva gettato ai leoni nell’anfiteatro. Ma i cristiani di allora non recedevano, e neanche quelli di oggi dovrebbero chiudersi nelle chiese per dichiarare la loro fede, perché Gesù aveva detto: “Quello che dico a voi nelle tenebre proclamatelo nella luce; ciò che udite nell’orecchio, annunciatelo sui tetti” (Matteo 10, 26). Si potrebbe obiettare che il politico fingerebbe una fede per ottenere il voto dei fedeli. C’è però da riconoscere che costui si prende una responsabilità non solo con gli elettori, ma con Dio stesso. Gli elettori hanno la mente labile, Dio no, e gli chiederà conto di ogni sua parola. Concludendo, a ciascuno il suo campo d’azione, ma nessuno si senta padrone esclusivo di quella fede che prima di essere nostra fu di tante generazioni di nostri antenati, ben prima che sorgesse qualsiasi ideologia politica.

 

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