15 febbraio 2018

Hong Kong. L'epopea missionaria delle congregazioni femminili

di Aurelio Porfiri
Penso che sia lecito in molte nazioni evangelizzate grazie all’aiuto di preti, suore e laici provenienti da fuori, di parlare di epopea missionaria, perchè di questo si tratta. Un racconto eroico di sacrificio e di abnegazione a volte fino al sacrificio estremo della propria vita. Di questo si è certamente trattato per quello che riguarda la Cina, Macao e Hong Kong incluse. Ancora oggi migliaia di missionari e missionarie operano in silenzio per presentare la fede a mondi cresciuti lontano dall’annuncio originario e dal suo sviluppo splendido in ambito occidentale. Ci sono naturalmente delle sfide da dover affrontare, oggi come allora.

Parliamo di questo con la Professoressa Cindy Chu, storica della Baptist University di Hong Kong e specialista nello studio sulle congregazioni femminili nell’ex colonia britannica.

Lei ha un interesse per l’inizio della Chiesa Cattolica in Hong Kong. Come mai?
“In effetti, ho condotto questa ricerca per più di 10 anni. Nel 2004 ho pubblicato un libro sulle suore del Maryknoll e ho speso 3 anni nel fare ricerca per quello, sono andata nella loro casa generalizia in New York e ho trovato nei loro archivi materiale che non era stato usati da altri studiosi. Infatti Hong Kong fu la loro prima missione; il Maryknoll fu fondato con la missione di mandare missionari dove bisognava. Quindi, se entravi nella congregazione, sapevi che saresti andata in missione, quella era lo scopo per cui era nata quella congregazione. Quando vollero spedire le suore all’estero pensarono alla Cina, ma si resero conto che quelle suore pioniere non conoscevano la lingua del luogo, non capivano la cultura cinese. Quindi il primo gruppo stette in Hong Kong e solo nel secondo anno una parte di loro andò in Cina. Quindi Hong Kong fu il luogo della loro prima missione nel 1921”.

Quali furono le difficoltà principali che dovettero affrontare?
“Ho fatto un lavoro con i miei studenti proprio su questo tema, quindi possi fare riferimento a questo lavoro che comunque usa i miei libri sul tema come riferimento. La prima difficoltà direi che proviene dallo shock culturale, in quel tempo devono venire in contatto con Europei (specialmente portoghesi che erano molti in quel tempo qui in Hong Kong) e Cinesi. Poi trovare un posto,dove stare. Poi stabilire come impiegare il loro tempo in questa nuova missione. La superiora di questa missione era una donna dal carattere molto forte, severa e esigente, teneva la disciplina molto bene. Poi c’era il discorsi della lingua, della società e della cultura. Esse andavano a Messa e poi stavano fuori dalla chiesa osservando il popolo, ma non potevano interagire con loro. Se volevano entrare in contatto con la gente del posto dovevano chiedere al sacerdote per delle lezioni di cantonese. Avevano due donne che le aiutavano con le faccende domestiche, una cinese e una portoghese. Queste due donne divennero la prima cinese e la prima portoghese nella congregazione”.

Quando arrivarono negli anni ‘20 il vescovo era Enrico Valtorta, del PIME. Come era il loro rapporto con la diocesi?
“Il loro rapporto era molto buono. In quel tempo tentarono di trovare un nuovo posto per la missione, una nuova parrocchia. In quel tempo erano solo nella chiesa del Rosario in Kowloon. Volevano trovare un altro posto e gli fu assegnato Kowloon Tong, che a quel tempo non era sviluppato come ora ed era una zona collinare. Le suore risposero alla richiesta della diocesi per sviluppare una scuola in questa zona. Il rapporto era molto buono, anche con i padri francesi delle missioni estere di Parigi, uno di loro aiutò molto le suore. Erano anche in buoni rapporti con il PIME”.

Le suore andarono in Cina. Come era la loro vita dopo che i comunisti presero il potere?
“Le suore del Maryknoll furono agli arresti domiciliari per uno o due anni in Cina. Ci sono dei materiali su questo argomento nel loro archivio generale. Ma le suore hanno scelto di non condividere tutto il loro materiale archivistico con gli studiosi. C’è ancora una suora americana che fu agli arresti domiciliari in Cina ed è ancora viva. Molte non ci sono più”.

Conosce qualcosa sulla loro attuale situazione in Cina? Ci sono ancora anche se non ufficialmente?
“Le congregazioni in America hanno crisi di vocazioni. Ad oggi credo ci siano una o due sorelle in Cina, ma quelle più anziane non possono più stare in Cina. Alcune delle giovani vengono spedite in Cina ma non come suore, magari come insegnanti di inglese. Non so quante”.

 

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