14 febbraio 2018

Il cammino della Quaresima

"In sudore vultus tui vesceris pane donec revertaris in terram de qua sumptus es quia pulvis es et in pulverem reverteris" (Gn 3, 19).

di Francesco Apponi
Dopo il peccato originale e dopo aver maledetto il serpente (Gn 3, 14-15), Dio manifesta le conseguenze di questa tragedia alla donna (Gn 3,16) e poi all'uomo (Gn 3,17-19).
Il versetto 19 si conclude proprio così: "con il sudore del tuo volto mangerai il pane; finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e polvere ritornerai".
Letteralmente, al di là della punteggiatura aggiunta, suona così: "nel sudore del tuo volto mangerai il pane finché tornerai nella terra dalla quale sei stato tratto perché sei polvere e in polvere ritornerai".

Il peccato originale entra nella storia dell'uomo, di natura non personale in noi, e "consiste nella privazione della santità e della giustizia originali, ma la natura umana non è interamente corrotta: è ferita nelle sue proprie forze naturali, sottoposta all'ignoranza, alla sofferenza e al potere della morte, e inclinata al peccato (questa inclinazione al male è chiamata «concupiscenza»). Il Battesimo, donando la vita della grazia di Cristo, cancella il peccato originale e volge di nuovo l'uomo verso Dio; le conseguenze di tale peccato sulla natura indebolita e incline al male rimangono nell'uomo e lo provocano al combattimento spirituale" (CCC n. 405).

Questo versetto è la sigla di una condanna (la morte) che l'uomo si dà per aver scelto, nella sua libertà, di allontanarsi da Dio, di tradirlo, di andare oltre i suoi limiti costitutivi di creatura, per andar dietro alla menzogna del demonio subdolo ed ingannatore.
E proprio da questo parte la Quaresima, dall'essenza: il periodo di 40 giorni che va dal Mercoledì delle Ceneri al Giovedì Santo, parte dal ricordarci il perché della nostra realtà.
Polvere sei.
Senza Dio noi siamo polvere che non è semplicemente terra, la polvere è terra senza vita, fragilissima, inconsistente, senza principi vitali. Sulla polvere non cresce niente. Infatti a questa polvere in senso metaforico è associato il ritorno alla polvere in senso materiale.
Polvere ritornerai.
Tornerai polvere anche visibilmente, quando la vita se ne andrà e marcirai nella tomba fino al Giudizio universale.

Partire con questa frase con la quale il sacerdote ci pone sul capo le ceneri benedette, frutto della dissoluzione delle palme dell'anno precedente, con questo rito significativo, ci parla della morte cui andiamo incontro se non siamo con Dio, se non ci facciamo comunicare la vita da Lui, se non rimaniamo attaccati a Lui per fargli compiere l'opera Sua in noi e mantenerci vivi, di una vita che nel Vangelo di Giovanni è definita ζωή (zoè), non semplicemente βίος (bìos), vita biologica, ma vita eterna.

Solo così noi saremo terra.
La parola terra deriva dalla radice indoeuropea tars-, secco, da cui il latino torreo, disseccare, asciugare, inaridire. Ciò che si oppone all'acqua, al bagnato, il secco. Ma terra ha un'accezione positiva, ciò che non è bagnato, perché nell'acqua l'uomo non vive.
L'acqua è sia vita che morte.
In questo caso, quando Dio separa le acque dalla terra nei giorni della creazione, chiama terra, cioè asciutto, ciò che non è acqua, su cui l'uomo non può vivere. Quindi la terra permette la vita, è un asciutto che serve. Lo stesso nome del primo uomo, Adamo, è derivato dall'ebraico 'adamah, "terra", "suolo".

Qui si gioca il cammino dell'umiltà (dal latino humus, terra).
Bisogna tornare ad essere terra, non polvere, insuperbita dalle fantasie irreali nelle quali ci crogiolamo per sfuggire alla morte. La morte non si sfugge con le idolatrie, massimamente catalogate in piacere, avere e potere, ma nell'attaccamento alla realtà, all'essere terra coltivata e curata da un Dio che vuole vedere i frutti di vita eterna nella nostra e nella vita altrui. Non polvere morta, ma terra vera, concreta e coltivata, fruttifera e sana. Accettando la realtà di una piccolezza amata, piena di vita, santa, più che una fragilità sfuggita senza Dio perché si pensa di farcela da sé, aggrappandosi a cose che succhiano vita.

Che il cammino di Quaresima sia vera riscoperta della nostra realtà di figli di Dio, che non dobbiamo meritarci il Suo Amore, ma dobbiamo solo accoglierlo e potremo farlo solamente se consapevoli della nostra realtà, distaccati da tutti i palliativi di morte che ci succhiano la vita.
A questo proposito, potrebbe giovare, e di molto, la lettura del nuovo libro di don Fabio Rosini, edito dalle paoline, "L'arte di ricominciare", come ottima lettura spirituale per questo Tempo forte.

 

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