06 febbraio 2018

Il dio alieno. Risposta piccolo borghese al vuoto pneumatico dell'oggi

di Razzullo
L’ultimo di una lunga serie è stato Marco Columbro. Strani, magari, sì. Ma nemmeno troppo, dato che diventano sempre più numerosi quelli giunti al punto che, piuttosto che confidare nel Cristo e nella sua rivelazione, preferiscono credere agli extraterrestri. Cartesio, gigioneggiando, spifferò che se c’è una cosa davvero diffusa al mondo, questa è il buonsenso. Non si sbagliava, perché ognuno se ne ritiene dotatissimo. E così finisce per minimizzare o mistificare la realtà che lo circonda.

Negli ultimi anni s’è sviluppato un inconsueto accostamento, una specie di matrimonio incestuoso fra la divulgazione scientifica e quella fantascientifica. Alla prima s’affida la pars destruens, quella che nega recisamente il sacro; alla seconda tocca la pars costruens, il dipingere un nuovo mondo mitico e religioso che sia funzionale all’epoca in cui ci è toccato in sorte di vivere. Chi ha letto La Nascita della Tragedia, di Nietzsche, mi perdonerà una superficiale suggestione. L’apollineo è irraggiungibile e perciò imbrattato (quanti sono i classici “riletti” in chiave piccoloborghese, quanti i canti potenti dell’umanità ridotti a spumeggiante esalazione di ormoni?). Il dionisiaco è tabù: Sileno che maledice la vita (o, almeno, una certa visione di essa) è – come il diavolo del folklore russo - cosa di cui non si deve parlare, per non averne guai. Resta il socratico, cioé il mondo a misura di sé stessi e del proprio (supposto) buonsenso.

I capisaldi della religione Ufo, che a tutti i costi vuol farsi rivelata, sono custoditi in alcuni sillogismi parascientifici da brivido. Se è pur accettabile pensare che “Dio esiste, perciò è onnipotente, quindi ha potuto creare gli alieni” (ragionamento su cui da qualche decennio la Chiesa Cattolica sta pure lavorando), lo è molto meno ritenere che “Non intervenendo nelle vicende umane che mi stanno a cuore, Dio non esiste o quantomeno è cattivo. Se non esiste o è cattivo, non è Dio. Però esistono delle cose inspiegabili che, senza Dio, non hanno senso”. A questo alambicco di pensieri, fanno seguito due possibili soluzioni: non c’è altro che la legge del Caso (facendo di questo una divinità assoluta, spietata), oppure esistono degli esseri, finiti come noi epperò a noi superiori per tecnologia (mai per altro) che magari c’hanno inventato in un giardino incantato, giocando con le provette. Esiliare Dio per incoronare, al suo posto, delle patetiche imitazioni. I seguaci del Caso sono i più numerosi. Spesso e volentieri, si ritengono in dovere di umanizzare – almeno un po’ – il Moloch strafottente che la loro ragione induce ad adorare. Ecco che spunta l’inafferrabile concetto di “Universo”: un tutto confuso e confusionario, sporcato di induismo (il famigerato “karma”), una legge che tutto impermea di sé, un panteismo legalitario, insopportabilmente borghese, o, se preferite, stupidamente quacchero.
Dio ridotto alla più elementare delle leggi, l’occhio per occhio. Nulla a che vedere – sia detto chiaramente – con la Divina Provvidenza. Non c’è cittadinanza per Alessandro Manzoni, nella spiritualità globalizzata che fonde protestantesimo arrabbiato, iconoclastia e fraintendimenti buddistomorfi. Grazie al Cielo.

I fedeli degli Alieni creatori, invece, pretendono di spiegare tutto nella scienza. E così facendo altro non fanno che allontanare la “questione” principale. Pur ammettendo per vere le teorie partorite dall’immaginazione di Zacharia Stitchin, e cioé che gli extraterrestri hanno creato con l’ingegneria genetica i primi uomini, ebbene non si fa altro che spostare i termini del problema. Se l’uomo è nato in provetta aliena, chi ha creato gli extraterrestri? Chi li ha dotati della ragione per riuscire a fare tutto ciò? E chi, invece, ha creato gli animali che questi hanno trovato sulla Terra? Non è difficile notare che le due confessioni della nuova religioncina nerd si basano su interpretazioni letterali di testi, miti e racconti antichi (dalla Bibbia fino a Gilgamesh e a ritroso) e sulla nomolatria imperante, sul culto ultraconservatore, anzi bigotto, del positivismo giuridico. Tutto, ovviamente, raccontato da gente priva di mezzi, disarmata dal ritenere – dall’alto della propria invincibile ignoranza scolpita in pergamene pigliate a rate – che il latino sia un’affezione noiosa, da estirpare.

Insomma, roba che c’ha il fiato corto, cortissimo. Ma che nel vuoto pneumatico del presente, riempie – per le leggi della fisica – gli spazi che vengono lasciati vuoti da chi è troppo impegnato a pensare ad altro.

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