22 febbraio 2018

Il puntatore. Ai confini della musica sacra

di Aurelio Porfiri
Mi è capitato nell’ultimo anno di venire in contatto con un musicologo dal profilo molto particolare: Jacques Viret. La mia conoscenza risale alla lettura di un suo volumetto sulla musica medioevale, un volumetto ricco di suggestioni diverse, rispetto a ciò che siamo abituati leggere nella letteratura sull’argomento. Dopo questa conoscenza ho voluto scrivere con lui anche un testo (in francese) su musica e spiritualità, “Les Deux Chemins”.

Ma penso sia importante valutare l’opera di questo studioso anche in riferimento ad altri lavori. In effetti alcuni suoi testi sono stati tradotti in italiano grazie all’interessamento del musicologo Antonello Colimberti e della casa editrice Simmetria ma ci sono anche testi ancora in lingua francese che meritano senz’altro la nostra attenzione per le tesi non convenzionali che portano avanti. Tesi a cui bisogna prestare attenzione perché vengono da uno studioso attento che pur predilige muoversi su terre di confine, come quella della filosofia perenne.

La modalité gregorienne: un langage pour quel message?” (Edizioni A coeur joie, 168 pp.) è certamente un lavoro che tutti coloro che hanno a cuore lo studio del canto gregoriano dovrebbero considerare con una certa attenzione. Qui troviamo non solo le osservazioni acute dell’antico allievo del grande musicologo francese Jacqeus Chailley (che pur si dedicò allo studio dei modi, come del resto il grande gregorianista dom Jean Claire e in tempi recenti dom Daniel Saulnier) ma anche le sue interpretazioni originali e simboliche dei modi stessi, riallacciandosi certamente a delle tradizioni che risalgono almeno al medioevo. Insomma, un testo che non può mancare nella biblioteca di coloro che hanno a cuore una comprensione più ampia dei fenomeni musicali.
Allo stesso modo è da consigliare “Le chant liturgique aujourd’hui e la tradition gregorienne” ( Edizioni Hermann, 342 pp.) a cura di Beat Föllmi e dello stesso Viret, un testo che cerca di fare il punto, con l’aiuto di 14 studiosi, sulla situazione del canto liturgico al giorno d’oggi e sul suo rapporto con la tradizione gregoriana. Naturalmente punto di partenza di questa riflessione non può non essere lo sconvolgimento successivo al Concilio Vaticano II e l’obbiettiva situazione di difficoltà vissuta dal canto liturgico in generale e dal canto gregoriano in particolare. Credo sia importante notare in questo testo collettivo un attenzione per i nodi attuali della questione e anche per gli aspetti ecumenici che riguardano il canto liturgico, non facendo di questa parola un facile slogan. Vengono intersecate in questo studio la musicologia, la teologia e la liturgia in uno stile interdisciplinare, un utile strumento per confrontarsi con idee a volte diverse, ma mai banali.


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