04 febbraio 2018

La Vandeana. Il martirio del Re bambino

di Alfredo Incollingo
Luigi Carlo di Borbone era l'erede al trono di Francia, ma, allo scoppio della Rivoluzione Francese nel 1789, dovette fare i conti con la repressione giacobina e con l'odio verso l'antica monarchia. I rivoluzionari non risparmiarono i suoi genitori, Luigi XVI e Maria Antonietta d'Austria, che furono entrambi ghigliottinati, e la stessa sorte toccò a diversi membri della famiglia reale e dell'aristocrazia francese. I più fortunati, invece, riuscirono a fuggire in Germania o in Austria.

Il piccolo Luigi, ancora bambino, non avendo compiuto i dieci anni d'età, venne rinchiuso nel 1793 nella Torre del Tempio, a Parigi, un antico edificio appertunuto all'Ordine dei Templari. Con lui furono imprigionati alcuni familiari, ma, mentre questi subirono un processo che si concluse con la condanna a morte o con il carcere a vita, il Delfino di Francia fu abbandonato a sé stesso.

Le monarchie europee lo avevano infatti riconosciuto quale legittimo successore di Luigi XVI e, nei loro intenti, dopo aver eliminato il governo repubblicano, lo avrebbero posto sul trono francese. Forse, per tali ragioni venne fatto morire di stenti, evitando così la restaurazione della monarchia. Rimase rinchiuso nella sua cella per due anni, esposto alla malnutrizione e alle malattie, visitato raramente dai medici che Robespierre o gli altri capi rivoluzionari assoldavano per valutare lo stato di salute dell'ormai decaduto erede al trono francese. Nessuno parve curarsi del suo destino, tant'è vero che fu trovato privo di vita l'8 giugno 1795 in uno stato di totale abbandono.
Aveva solo dieci anni, quando morì, ma la sua giovanissima età non servì a commuovere i giacobini, allucinati com'erano dai loro sogni di dominio. La Francia intera, anche nell'Ottocento e nel Novecento, non dimenticò mai la sorte toccata al Delfino, celebrandolo in opere letterarie e in monumenti. La sua memoria vinse la censura e l'oblio giacobino.

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