01 febbraio 2018

Libri. Vivere riconciliati

di Riccardo Zenobi
Questo agile volumetto (poco più di 160 pagine) di Amedeo Cencini meriterebbe di essere letto da ogni cattolico, al di là del proprio interesse verso gli aspetti prettamente psicologici della sua vita; non è infatti un testo “specialistico”, ciononostante mette alla portata di tutti un aspetto fondamentale dell’esistenza con il quale tutti finiamo per confrontarci, prima o poi: la presenza del male nella nostra storia e nella nostra persona.

È esperienza che ognuno di noi prima o poi compie, il doversi confrontare con i propri limiti fisiologici, morali o spirituali. La prima parte del libro accompagna verso l’accoglimento delle varie limitazioni e, soprattutto, l’ammissione che il male affascina e tenta, oltre ogni moralismo e illusione narcisistica di perfezione o desiderio di onnipotenza nei riguardi di se stessi. Liberandosi dall’illusione di essere giusti si può riconoscere il proprio limite e comprendere quanto esso sia parte di noi, evitando di mettere in campo certi meccanismi di difesa (del tutto umani e spontanei) che nascono dal nascondere la fascinazione del male e la presenza dei propri difetti, finendo poi nel creare un continuo senso di colpa senza oggetto preciso, oppure spostando la colpa del male su altri soggetti (singoli persone o parti del mondo). Il riconoscere la propria limitatezza e lo sviluppo di un senso di colpa sano può portare il credente verso il passaggio successivo: la coscienza di essere peccatore di fronte a Dio, la cui Parola mette in luce ogni aspetto di noi. L’esame della propria coscienza diventa allora una preghiera che si fa di fronte all’Altissimo, chiedendo perdono del proprio peccato.

Il secondo passaggio è appunto il perdono e la riconciliazione con se stessi e con Dio. La nostra esistenza è già essa stessa un atto di misericordia da parte del Creatore, il quale non per nostro merito o per una esigenza di giustizia ci ha portato all’esistenza, ma per un amore che va oltre la misura della giustizia (è questa la definizione di misericordia). Questa consapevolezza va tenuta ferma non solo nella propria vita, ma anche riguardo la vita degli altri: facendo l’esperienza di essere stati perdonati si impara a perdonare anche il prossimo, evitando così una condanna moralistica o la rassegnazione alle piccole e grandi ingiustizie che inevitabilmente incontriamo nel corso della vita. La richiesta di perdono di fronte a Dio fa sì che i nostri limiti non siano una semplice “constatazione” di come siamo, alla fine rassegnandosi a non poter migliorare. È appunto nell’esperienza del perdono che il male viene trasfigurato.

Inizia la terza fase: la trasformazione delle proprie debolezze in cose di cui vantarsi, sull’esperienza di san Paolo, schiaffeggiato dalla continua presenza di una spina nella carne “perché non monti in superbia”. Questo processo di trasfigurazione del male è tipicamente cristiano. Viene espresso nella parabola del grano e della zizzania, ed è la cifra del “porgi l’altra guancia” del discorso della montagna, nel quale siamo invitati a non opporci al male, ma ad integrarlo nella nostra persona e renderlo occasione di bene dandogli un significato nel proprio processo maturativo, non solo personale ma anche sociale, permettendo così l’ammissione di essere stato “portato” dagli altri con tutti i nostri limiti, rendendoci in tal modo disponibili a portare il “peso” degli altri.

Tutti questi passaggi nascono liberandosi dall’illusione di essere giusti, cosa che rende vana l’azione di Cristo il quale è venuto a chiamare coloro che sanno di essere peccatori. L’insieme del libro fornisce una chiave di lettura estremamente ricca sul perdono evangelico e sulle parabole della misericordia, che troppo spesso sono banalizzate ed edulcorate fino a perdere ogni significato cristiano per assumerne uno semplicemente moralistico; quest’ultima è la tentazione di ogni essere umano, il farsi una morale su misura in modo da eliminare il male dalla propria persona (o limitarlo il più possibile ad una parte di sé) e diventare ipso facto “giusto” e “una persona perbene”. Ecco che il proprio male diventa occasione di un percorso di santificazione personale, in modo da trasformare il peccato in occasione di salvezza per sé ed altri, fino a santificarsi. Dio non si accontenta di persone “perbene”. Per costoro basta il tribunale di Forum.


 

0 commenti :

Posta un commento