13 febbraio 2018

Mario Caffaro, l'ultimo artista religioso

Iniziamo oggi la pubblicazione settimanale di una serie di articoli, a noi concessi dall'autore, il professor Franco Ressa, docente universitario, studioso di storia e archeologia.

di Franco Ressa
Mario Caffaro Rore era un ometto robusto, misurato nei propri movimenti, con radi capelli in testa, lo sguardo acquoso ma pervaso da una grande tenerezza, e una voce poco squillante anzi quasi rotta.
Questa poca venustà d’aspetto celava una personalità artistica veramente singolare, Caffaro era infatti l’ultimo artista religioso in Italia, unico tra migliaia di artisti cresciuti tra le avanguardie del XX secolo ad aver considerato la religione Cristiana come totale sua fonte d’ispirazione.

In passato era tutto l’opposto. Per mille anni, dall’affermazione del Cristianesimo fino al rinascimento, non esistette quasi la pittura di soggetto profano, e le uniche sedi di committenza, diffusione e conservazione dell’arte figurativa furono le chiese. Poi iniziò l’affermazione dell’arte laica, sebbene i più grandi capolavori della pittura e della scultura rinascimentale siano stati prodotti per le chiese di Roma, Firenze e Venezia come la Pietà, il Mosé, la cappella Sistina.

Le collezioni artistiche di principi e regnanti furono l’origine degli attuali musei: gli Uffizi, il Louvre, il Prado e altri, ma gli stessi monarchi ebbero ugualmente a cuore la fondazione e decorazione di grandi e ricche chiese. Il vero inizio dell’arte privata è in Olanda nel ‘600. I ricchi mercanti e borghesi fanno lavorare Rembrandt, che ha pochissime commissioni da parte della chiesa protestante a cui appartiene. In tutti i paesi protestanti le chiese sono spoglie di testimonianze artistiche.
È questa una grave mancanza culturale. Rischiò di propagarsi ai paesi cattolici, quando nell’800 la pittura di migliore qualità e di innovazione si rivolse al laico formando un proprio mercato, talvolta troppo mirato alla speculazione. A dipingere le chiese restarono figure di secondo piano e di non grande spessore artistico. Ma nella prima metà del ‘900 iniziarono le novità, a cominciare dall’interesse espresso per l’iconografia religiosa, nientemeno che dai pittori futuristi come Gerardo Dottori, Gino Severini, Mino Rosso, Oriani, Luigi Colombo “Fillia”. L’attivismo dei nuovi ordini religiosi impegnati nel sociale come i Salesiani e l’Opus Dei e la rinascita del papato come stato indipendente dopo il concordato del 1929, hanno incoraggiato una ripresa dell’arte religiosa e l’accettazione delle nuove forme ed ispirazioni.

Mario Caffaro nasce a Torino il 26 febbraio 1910, è quasi figlio d’arte perché il padre cesella i metalli preziosi, espertissimo artigiano e persona di acuta sensibilità artistica, che comprende ben presto le promettenti capacità del figlio, le incoraggia ed asseconda. Mario frequenta l’istituto tecnico La Salle dei Fratelli delle Scuole Cristiane. Da ragazzo viene notato e seguito da fratel Amerigo, per il suo interessamento arriverà ad entrare nel liceo artistico dell’Accademia di belle arti. In quei tempi per esservi ammessi occorre un esame. Caffaro lo supera così brillantemente da essere ammesso direttamente al secondo anno. Il suo maestro di pittura è Giacomo Grosso (1860-1938) specialmente conosciuto come ritrattista, che così consiglia il suo allievo: “A te non manca niente, non farti mai influenzare da tutti gli -ismi che sgonfiano in giro, e poi vedrai !” Questo consiglio verrà ottimamente recepito dal giovane pittore, egli osserva ciò che succede nel mondo, vede il successo di Picasso, Braque, Chagall, Modigliani, De Chirico, Balla, Morandi, Campigli, ma disegna come vuole lui, cioè il più possibile aderente al vero.
È una controtendenza che i critici d’arte non vorranno mai comprendere, ancor oggi cerchereste invano il nome di Caffaro sulle enciclopedie di pittura. Ma a Mario non mancherà mai il lavoro, inizia a 17 anni ed è subito un soggetto religioso. Un cappellano militare gli chiede un dipinto portatile per un altare da campo, poi per 12 anni fornisce ad una ditta i cartoni sui quali vengono eseguite numerose vetrate di chiese della Valsesia. I disegni vengono pagati, ma nessuna di tali vetrate porta la firma dell’autore.

Caffaro fa proprie alcune tecniche dei pittori antichi, da Antonio Allegri detto il Correggio (1489-1534) acquisisce la pittura a sovrapposizione: il disegno sulla tela eseguito a sfumo con la matita sanguigna rosso mattone, viene ricoperto da una prima dipintura ad olio eseguita con soli due colori, il bianco ed il rosso madera. Asciugato questo primo strato viene passata la seconda pittura con tutti i colori, ma la consistenza delle tinte è liquida e trasparente, non ricopre ma integra soltanto la forma della prima pittura e dà all’immagine una grande brillantezza ed un ottima stabilità del colore nel tempo. Non sarebbero sufficienti le tecniche se però non vi fosse una completa padronanza della forma e della luce.
Chi osserva un dipinto di Caffaro noterà:
- La vivezza del soggetto, le figure non sono appiattite sulla superficie dipinta, ma “escono fuori” in un loro naturale e spontaneo rilievo.
- La luminosità che emana, tutto il contrario dei quadri religiosi che solitamente conosciamo, bui, tetri ed affumicati, resi quasi indiscernibili dalla scarsa luce che filtra nelle chiese dove sono esposti.

Caffaro ama i toni caldi e chiari, i corpi magri ed asciutti, il suo Cristianesimo è essenziale, familiare, mai opulento, espressivo ma non melodrammatico, ridondante o barocco. È in effetti una corrente artistica del XX secolo quanto a novità rispetto ad epoche precedenti, ma la gestirà da solo.
I committenti si è detto sono religiosi, come i grandi ordini dei Salesiani (notevole il ciclo pittorico del nostro artista nella basilica di Colle Don Bosco, presso la casa natale del santo), dei Gesuiti, dei Fratelli delle Scuole Cristiane, in Piemonte, a Roma e Napoli. A Torino da segnalare le pale d’altare delle parrocchie di Madonna di Campagna, Sassi, Santa Maria del Suffragio, e nelle cappelle montane di Salbertrand e colle del Lys. Nel duomo di Torino un altare della navata sinistra raffigura di sua mano san Massimo, san Remigio e san Giovanni Battista de la Salle, fondatore dei Fratelli delle Scuole Cristiane.
La maggiore opera di Mario Caffaro sarà la decorazione interna della cupola della cattedrale di Birgu nell’isola di Malta. Decorare le pareti elle chiese non era un impresa facile per i pittori antichi, occorreva costruire un ponteggio che portasse il pittore a contatto della superficie muraria, alta anche decine di metri. Bisognava poi lavorare sul muro appena intonacato, spesso in condizioni scomode ed anche pericolose. Michelangelo Buonarroti affrescando la volta della cappella Sistina rischiò di perdere la vista e la vita: accecato dal colore appena spennellato che gli sgocciolava sul volto, mise un piede in fallo e cadde giù dall’impalcatura, restando invalido per qualche mese.
Caffaro invece, avute le misure della cupola (14 metri di diametro), fece realizzare 24 spicchi curvati in alluminio, su questi stese l’imprimitura e dipinse con tempere acriliche le figure dei santi nel paradiso. Per avere un vero effetto prospettico l’artista proiettò le diapositive dei bozzetti sugli spicchi, ottenendo con una giusta angolazione l’immagine voluta, che veniva così direttamente tracopiata.

La realizzazione di quest’opera durò dal giugno 1952 all’ottbre 1954 e venne compiuta interamente nel grande studio di via Mancini, presso la chiesa della Gran Madre, ai piedi del monte dei Cappuccini, dove Caffaro lavorò tutta la vita. Nell’aprile 1955 gli spicchi vennero messi in opera avvitandoli alla cupola con dei tasselli. Il risultato è perfetto, dal livello di terra non è visibile nessuna giuntura.
Stesso sistema su pannelli in alluminio anodizzato anticorrosione venne seguito per la decorazione di alcune pareti del santuario della Madonna di Oropa sopra Biella. La piovosità ed umidità del luogo sconsigliava l’affresco, poiché le pitture così realizzate dopo pochi anni “fiorivano” rovinandosi irreparabilmente. Dieci pannelli oggi esistono e resistono sul sacro monte, ma bisognò attendere 30 anni prima che gli amministratori del santuario si convincessero della bontà di una tale soluzione innovativa.
Caffaro morì il 14 giugno 2001 all’età di 91 anni. Lo spaziosissimo studio illuminato attraverso grandi vetrate non è oggi deserto, ma vi svolge attività pittorica la figlia e continuatrice Adriana. Caffaro dipingeva alla luce del sole, ed aveva il talento di farlo uscire dalla propria tavolozza, lo stesso sole dei pennelli di Guido di Pietro il frate Beato Angelico (1395-1455) e Paolo di Dono detto Paolo Uccello (1397-1475). Una luce, un calore che è quello della fede.

 

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