22 febbraio 2018

Un Campari con... Furio Pesci. Montessori, il '68 e la crisi educativa

di Alfredo Incollingo
Abbiamo intervistato il professore Furio Pesci, approfondendo le perniciose conseguenze del Sessantotto sull'educazione delle giovani generazioni. Esperto pedagogista di scuola montessoriana, Pesci ha confermato il decadimento educativo che imperversa in Occidente, evidenziando l'utilità del metodo pedagogico di Maria Montessori per risolvere questa grave emergenza. Prima di iniziare, diamo qualche informazione sul Prof. Furio Pesci.

Professore associato di Storia della Pedagogia dal 2001. E' stato ricercatore per lo stesso settore scientifico-disciplinare dal 1998 al 2001. Ha fatto parte del Comitato Direttivo dell'Opera Nazionale Montessori, per il biennio 2007-2008, e del Comitato scientifico della sua rivista "Vita dell'infanzia", incarico che ha ricoperto dal 2005 al 2010. E' stato anche membro del Comitato Direttivo del Centro Italiano per la Ricerca Storico-Educativa (CIRSE) dal 2005 al 2007 e, in questa veste, del Comitato scientifico del "Nuovo Bollettino CIRSE". Ha fondato nel 2007 il Laboratorio Montessori, gruppo di lavoro tra studiosi che svolgono attività di ricerca sull'opera di Maria Montessori, e dirige la sua rassegna telematica nel sito www.paedagogica.org. Ha svolto incarichi di ricerca e insegnamento presso varie istituzioni universitarie; attualmente fa parte del Comitato scientifico delle riviste "History of Education and Children's Literature", "RELADEI - Revista Latino-Americana de Educacion Infantil", "Ricerca di Senso", organo dell'Associazione di Logoterapia e Analisi Esistenziale Frankliana, ed "Ethos", oltre che di varie collane scientifiche. Presiede il Comitato scientifico della Fondazione Montessori Italia e dirige la collana scientifica "Laboratorio Montessori" (Aracne Edizioni, Roma).” (Fonte: http://dip38.psi.uniroma1.it/dipartimento/persone/pesci-furio)

Nel 2018 ricorrerà il 50° anniversario della Grande Contestazione del 1968. Saggi, articoli e documentari celebreranno quest'annus fatalis e il cambiamento che esso ha apportato. A distanza di decenni, osservando ciò che è accaduto finora in Occidente, si può affermare che l'emergenza educativa odierna sia il figlio legittimo del movimento di protesta sessantottino?

Esiste certamente un legame tra il Sessantotto e la crisi educativa odierna, che ha in realtà origini risalenti agli inizi del Novecento. È una relazione poco studiata ed è necessario approfondirla ulteriormente, andando al di là delle conoscenze già note. Tutto parte dai movimenti di emancipazione femminile e di protesta agli albori del XX secolo, come i tedeschi “Wandervogel” [Uccello vagabondo, ndr], che per primi contestarono l'ordine sociale esistente, delegittimando l'autorità e promuovendo un'educazione spontaneista. Lo sviluppo del capitalismo, con i suoi modelli sociali liberali, ha finito per radicare queste tendenze sociali, sfociando nel 1968, con tutto il suo corollario di conseguenze (rivoluzione sessuale, divorzio...).

Gli ultimi casi di cronaca a Napoli hanno raccontato al Paese la violenza delle giovani generazioni, sempre più sbandate e nichiliste. Secondo lei, il 1968, con il suo giovanilismo esasperato e libertario, ha una sua responsabilità in questi fatti?

Certamente, ma nel caso di Napoli bisogna aggiungere altri particolari. Il giovanilismo esasperato ha finito per dare ragione al degrado sociale già di per sè nichilista. Ciò ha legittimato i giovani a imitare il bullo o il criminale irriducibile di turno, commettendo tristi atti di violenza.

La mancanza di valori e di autorevolezza è il prodotto manifesto del parricidio simbolico del Novecento, che trova nel 1968 l'apice d'intensità. Secondo il suo parere, nel campo dell'educazione e della scuola, il movimento di protesta ha delegittimato l'autorità?

E' stato un processo inevitabile e imprescindibile del Sessantotto che ha sempre delegittimato l'autorità e tutto ciò che esso concerne nel campo culturale e politico. L'ideologia sessantottina ha negato in tutti gli ambiti della vita sociale i nostri valori inalienabili.

Si parla soventemente di Buona Scuola, in riferimento alla riforma del governo Gentiloni, per esempio, ma l'unica istituzione scolastica ottimale è quella che reintegra il concetto di autorevolezza. Non può esistere ordine ed educazione senza un'autorità esemplare. A riguardo cosa affermava Maria Montessori?

Si è spesso affermato che il metodo pedagogico di Maria Montessori fosse improntato totalmente alla libertà e alla spontaneità. Per tali ragioni è stata spesso definita una paladina dell'educazione democratica e priva di autorità. Al contrario la sua riflessione pedagogica insegna a conciliare “libertà” e “autorità”. Il bambino chiede all'adulto di crescere secondo la sua personalità: l'educatore è un precettore autorevole che lo guida e lo forma rispettando la sua autonomia. In Montessori non troviamo lo spontaneismo che di solito le viene imputato né l'autoritarismo che troppo spesso viene associato all'educazione. È erroneo considerarla una innovatrice della formazione nel nome della piena libertà, quando invece insegnava come questa ha valore solo rispettando il limite e i ruoli.

Anche nella famiglia, il primo stadio dell'educazione infantile, è necessario ripristinare l'autorità o meglio le autorità: il Padre e la Madre nelle loro specificità. Il 1968 ha distrutto la famiglia, la maternità e la paternità e ha avvallato una radicale uguaglianza sessuale che è alle origini della teoria gender. In conclusione, è possibile trovare in Montessori una riflessione alternativa e naturale sulle differenze sessuali? L'educazione passa anche per un giusto e sano riconoscimento della propria sessualità.

Si deve educare il bambino o la bambina a vivere la loro identità sessuale armoniosamente. Secondo Maria Montessori la maturità di un giovane si misura con il suo desiderio di “costruire una famiglia”: quando nei ragazzi si palesa la propensione a formare una coppia stabile, ciò è indice di una piena maturazione sessuale o di genere. Il metodo educativo montessoriano mira a questo imprescindibile obiettivo, risolvendo quei dubbi identitari che invece l'ideologia sessantottina mantiene aperti senza soluzione. In ciò si evince l'utilità e l'attualità del pensiero pedagogico di Maria Montessori.


 

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