27 febbraio 2018

Vite parallele. Chesterton, Bernanos e due visioni del sacerdozio

di Franco Ressa
Gilbert Keith Chesterton nasce a Londra nel 1874, di famiglia della buona borghesia, studia pittura, frequenta l’università ma non diventerà artista né dottore in qualcosa. A venti anni gli insuccessi negli studi lo fanno piombare in depressione, ma la lettura delle disgrazie e della rinascita di Giobbe nella Bibbia lo fanno uscire dal tunnel. Inizia così a scrivere ed a lavorare per case editrici, per lungo tempo dirige anche un settimanale. Come giornalista è l’unico che osi opporsi alle guerre coloniali che hanno come obiettivo la sottomissione dei popoli del terzo mondo, e lo sfruttamento dei loro paesi a vantaggio dell’Inghilterra.

Nel 1908 scrive il suo primo libro di successo: L’uomo che fu giovedì, dove si immagina un’isola con sette anarchici decisi a creare una società perfetta, che però non è realizzabile. In questi anni Chesterton si avvicina sempre più al cristianesimo, dapprima seguendo gli intendimenti protestanti, ma approderà infine al cattolicesimo.

Georges Bernanos nasce a Parigi nel 1888 ma cresce in un paesino nel nord della Francia, a contatto con la semplicità e la fede della gente del posto. Di famiglia modesta, deve impegnarsi negli studi per ottenere un posto da impiegato, ma frequentando un’associazione politica conservatrice, l’Action Francaise, impara a scrivere per i fogli propagandistici. Si sposa con una discendente di Giovanna d’Arco, nel 1926 esce il suo primo libro: Sotto il sole di satana, dove un prete di campagna, Donissan, combatte il male e il diavolo stesso, non riesce ad impedire che Mouchette ragazza traviata uccida il marchese suo amante e poi si suicidi, ma a costo della propria vita richiama alla vita un bambino morto. A questo seguirà dieci anni dopo il Diario di un curato di campagna, dove un giovane parroco si scontra con l’indifferenza dei propri parrocchiani. Riesce a convertire una contessa prima della sua morte. Si ammala e muore in casa di un suo compagno di seminario che ha abbandonato il sacerdozio, chiudendo la sua vita con la frase di Teresa di Lisieux “Tutto è grazia”.
Questi libri vengono duramente contestati in ambiente cattolico, ma Papa Pio XII commenta: “Bruciano, ma illuminano”.

Chesterton nel 1922 viene battezzato nella religione Cattolica, è diventato collaboratore di Hilaire Belloc (1870-1953) versatile scrittore il cui motto è “ L’Europa tornerà alla Fede o perirà, perché la Fede è l’Europa e l’Europa la Fede”. La serie dei racconti gialli con protagonista padre Brown è già iniziata nel 1911, ma l’adesione al Cattolicesimo del suo autore sviluppa il personaggio, ed arriverà a scriverne 57 episodi. Durante la vita di Gilbert, ma soprattutto dopo, il successo del prete detective è sempre maggiore, e ricorrenti sono le interpretazioni in film e sceneggiati. La filosofia del piccolo sacerdote, quasi considerato straniero in un paese protestante, è soprattutto la ricerca del bene anche nelle traversie più tenebrose e con gli assassini spietati. Chesterton stesso scrive in un suo saggio: “Tutta la scienza, anche la scienza divina è una sublime storia gialla. Solo che non è impostata per rivelare perché un uomo sia morto, ma il segreto più oscuro del perché egli viva.”

Lo scrittore inglese muore nel 1936, non vedrà la guerra civile in Spagna, né la seconda guerra mondiale. Bernanos invece ne è pienamente partecipe. In Spagna condanna la violenza sia dei repubblicani che dei nazionalisti. Durante la guerra mondiale fugge in Brasile, ma da lì ed attraverso la partecipazione dei propri figli tiene le fila con la resistenza francese. Finita la guerra rinuncia al posto offerto nell’Accademia di Francia e non si fa eleggere nel parlamento. Rimane ritirato in Tunisia dove scrive il suo ultimo capolavoro, un dramma derivante dalle confessioni e paure delle protagoniste, che rievoca il sacrificio di sedici suore carmelitane del monastero di Compiégne, condannate e fatte giustiziare innocenti da Robespierre nel 1794 in odio alla religione. Sono i Dialoghi delle carmelitane.
Bernanos ritorna in Francia solo per morirvi nel 1948, non potendo vedere la rappresentazione e il grande successo dell’opera teatrale sulle monache martiri, sceneggiata e fatta debuttare da Francis Poulenc nel 1957, poi tradotta in film nel 1959 dai registi Philippe Agostini e il padre domenicano Raymond Leopold Bruckberger.


In conclusione, il personaggio di Chesterton è più gradevole e rassicurante, ma i preti di Bernanos sono più veri a costo di essere inquietanti. Padre Brown e don Matteo sono i parroci che tutti vorremmo nelle nostre chiese, ma è nella durezza e nella banalità del quotidiano che si formano i santi. Chi sa risolvere i delitti come fossero un quiz è autosufficiente e non ha bisogno dell’aiuto altrui, ma tutti gli altri preti sì, hanno bisogno di noi fedeli, e non solo come spettatori alla messa domenicale. Collaborare concretamente con un santo dà un po’ di santità anche a te, ed è questo il vero significato del termine Chiesa, che in greco vuol dire “comunità”, non solo costruzione sacra con campanile.

 

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