27 marzo 2018

Camere. Partita in pareggio

di Marco Muscillo
Uno a uno palla al centro, direbbero i cronisti sportivi. La partita che ha portato all’elezione Del pentastellato Roberto Fico alla Presidenza della Camera e la berlusconiana Maria Elisabetta Alberti Casellati alla Presidenza Senato termina infatti con un pareggio.
Si registra anche il capolavoro strategico della Lega targata Salvini e Giorgetti, che alla seconda votazione per la Presidenza del Senato si discostano dal candidato su cui si era impuntata la coalizione di Centrodestra, ovvero Paolo Romani, già scartato dal Movimento 5 Stelle, e annunciano di aver votato Anna Maria Bernini. Risultato: Di Maio si dice disposto a convergere sulla Bernini al Senato o “su un profilo simile” e chiede che alla Camera sia votato un esponente del Movimento, prima individuato in Fraccaro (braccio destro di Di Maio) e poi in Roberto Fico, avversario di corrente del leader a 5 stelle.

Forza Italia e il Centrodestra sono in subbuglio: tra Brunetta, Romani e Berlusconi volano insulti e minacce di fuoriuscita dal partito; Fratelli d’Italia prova a fare da mediatore tra forzisti e leghisti per ricompattare la coalizione. Berlusconi cede e si “fida” di Salvini, manda a quel paese i suoi, e indica un terzo nome per il Senato: l’avvocato Maria Elisabetta Alberti Casellati.
Il Movimento 5 Stelle accetta l’accordo e alla terza votazione, sabato mattina, Camera dei Deputati e Senato eleggono i propri Presidenti.

Roberto Fico, grillino della prima ora, è persona di orientamento politico di sinistra, se non “comunista”. Non ha mai negato di essere a favore dello Ius soli, del matrimonio e delle adozioni gay. Una Boldrini in versione donna, potremmo dire. Nel suo discorso ha parlato di antifascismo, di casta e costi della politica, di strumenti tecnologici, ma anche di centralità del Parlamento.
Maria Elisabetta Alberti Casellati, di famiglia di origine marchesale, ha studiato Diritto Canonico alla Pontificia Università Lateranense, è iscritta all’Ordine degli avvocati di Padova, è stata membro laico del CSM. È una berlusconiana della prima ora, vicina a Ghedini, e per questo molto criticata per le sue prese di posizione sulle vicende giudiziarie del Cavaliere, ma ha una lunga carriera politica e istituzionale alle spalle. Sui temi etici, si è dichiarata contraria alle unioni omosessuali e alle adozioni, fiera oppositrice quindi del ddl Cirinnà, ed è stata firmataria di una proposta di legge per abolire la 194, legge che tutela e regolamenta l’aborto in Italia.
Due profili valoriali agli antipodi: progressista il primo e conservatrice la seconda. Un pareggio, quindi, che mette d’accordo un po’ tutti.
Eppure nel mondo cattolico o comunque vicino alle posizioni pro-famiglia e pro-vita si sono alzate critiche e sono nati malumori riguardo all’elezione di Fico, accusato di essere vicino alla lobby gay e conosciuto già per le sue idee durante il periodo alla Presidenza della Commissione Vigilanza Rai.

Si poteva trovare un nome migliore? Forse sì o forse no.
Il Movimento 5 Stelle sui temi etici è nettamente schierato a sinistra (intesa questa nel senso più moderno, progressista e liberal). Tra i big del Movimento non si conosce uno che la pensi agli antipodi, mentre i nuovi ancora non li conosciamo.
Piuttosto tutto ciò dipende dal risultato che hanno offerto le urne: il blocco PD - M5S – Leu, con le non poche defezioni dentro al Centrodestra (Bernini e Romani compresi) ha la maggioranza per approvare tutte le schifezze pro- LGBT e pro-morte di questo mondo.
Questo è accaduto non perché gli italiani sono tutti progressisti, ma perché il voto del 4 marzo è stato un voto di pancia, che ha privilegiato i temi concreti e non i temi valoriali. Semmai potremmo constatare che c’è un disinteresse verso i temi della famiglia e della vita, ma non che tutti gli italiani desiderino le adozioni gay.

Il blocco conservatore e i parlamentari cattolici devono sapersi destreggiare in un Parlamento complessivamente ostile e accontentarsi di portare a casa, poco alla volta, alcuni piccoli ma significativi risultati. Scordiamoci quindi immediate grandi vittorie. I passi da fare devono essere piccoli, cauti e ben studiati. Sarà innanzitutto necessario tenere diviso il blocco progressista PD – M5S – Leu e sarà necessario poi cercare in quel blocco singoli parlamentari che sui valori etici non condivide pienamente la linea della maggioranza del loro schieramento. Queste persone vanno individuate anche nello schieramento pentastellato, tra i nuovi eletti. E’ anzi lo stesso Movimento 5 Stelle che deve rendersi conto che il popolo italiano, soprattutto al sud, ha scelto di sostenere il Movimento non per le “conquiste” sui diritti civili, ma per dare risposte sui temi del lavoro, della stabilità e della sicurezza. Tornando invece ai cattolici, essi devono impegnarsi in questa legislatura a dare una base valoriale allo schieramento di destra. Salvini si è preso il Centrodestra, ne è ormai il leader, ed è pronto ad assumere la Presidenza del Consiglio per attuare il suo programma sovranista, anti-globalizzazione, anti-immigrazione. Questo programma ha bisogno di una cornice valoriale che deve essere quella cattolica. E questa cornice valoriale non deve essere accantonata anche se saranno necessari accordi o alleanze tra schieramenti.

Bisogna lavorare per questo, in vista anche delle elezioni future. È un lavoro che non si limita al mondo della politica, ma si estende a tutti i campi: da quello delle associazioni, a quello culturale, intellettuale e via dicendo.
Bisogna riportare gli altri verso Cristo. Anche se i cattolici in tutta Europa stanno diventando minoritari, tutti gli italiani e tutti gli europei sono culturalmente e tradizionalmente cristiani. È necessario quindi un difficile lavoro di influenza per riportare queste persone sulla giusta strada.
Rimanere arroccati in un unico ambiente culturale e religioso, o in un unico partito politico cattolico, non paga più. La società è neopagana, il Cristianesimo deve fare evangelizzazione, anche attraverso l’azione politica.

 

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