24 marzo 2018

Elogio dei B movies anni 70 e 80

di Aurelio Porfiri
Ora, sembrerà strano un articolo di questo tipo da parte mia, ma in realtà spero che il cortese lettore lo possa leggere fino in fondo.

Non sono mai stato un ammiratore dei cosiddetti film comici degli anni ‘70 e anche ‘80. Insomma, quei film definiti come “scollacciati” e con attori come Edvige Fenech, Lino Banfi, Renzo Montagnani, Gloria Guida, Alvaro Vitali e via dicendo. Devo dire che solo ora, “nel mezzo del cammin di mia vita”, ne sto gustando alcuni spezzoni grazie a Youtube e li sto rivalutando.

Vorrei dire perché sono in fondo da apprezzare, da vedere benevolmente, in una prospettiva anche cattolica. Ovviamente, non sono film cattolici, sono commedie e come in tutte le commedie ci sono elementi dissacranti. Ma guardate come viene citata la religione in quei film: non c’è una critica della stessa come fatto religioso in se stesso, ma una irrisione bonaria della sua parte umana e proprio la parte dissacrata necessita sullo sfondo la parte sacra. Cioè, proprio il contrasto tra quello che viene comunque percepito come sacro e la sua presa in giro, spesso bonaria, la sua dissacrazione, non fa altro che affermare proprio il carattere sacro della cosa stessa. E in effetti fa ridere e funziona proprio perché viene affermato il suo carattere separato. Questa in effetti è una operazione che i B movies fanno con l’esercito, con i medici e via dicendo. Certamente non è una attacco a queste istituzioni ma una bonaria presa in giro per creare un effetto comico. Da quello che ricordo (ma come detto la mia cultura è limitata in questo senso) si toccano le istituzioni ma non si toccano mai i “livelli più alti”. Quello, verrà fatto da altri film e da altre icone della cultura pop e rock, ma qui si passa dalla dissacrazione alla desacralizzazione, in cui si cerca di attaccare il fenomeno sacro per quello che è, non per i suoi effetti sulle persone che possono anche invitare a qualche sana risata.

Poi c’è l’esaltazione della femminilità delle donne, una caratteristica che oggi viene combattuta dal femminismo apocalittico. Quale uomo (etero, ma non solo) non rimane incantato dalla femminilità della Fenech, di Carmen Russo, di Pamela Prati ed altre. E per l’uomo rappresentato in quei film, il desiderio per queste femmine irragiungibili era una cosa gioiosa, spensierata, naturale. Non come oggi dove il desiderio viene quasi colpevolizzato. E poi, se ci si fa caso, chi fa la parte dell’imbecille alla fine è sempre l’uomo, l’unica preda che pensa di essere il cacciatore. Queste femmine formose che ricordano la perfezione dei corpi esaltati da tanti pittori cattolici che sapevano che la bellezza umana è un rilfesso della Bellezza originaria e originante.
Insomma, quelle sane risate nascevano da un’idea in fondo cattolica della società e della vita, un’idea che oggi non sarebbe più percorribile. Oggi i preti rappresentati nei film sono per la maggior parte in crisi di identità, amiconi, poco religiosi e molto alla moda. Sono i preti di oggi. Ma in fondo non è strano in quanto l’idea del sacro è oggi contrastata nella Chiesa stessa, se ne toglie la coscienza nelle persone e come tale non può neanche far più ridere, ma nemmeno elevare.


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