25 marzo 2018

Il Molise esiste. L'assedio di Termoli

di Alfredo Incollingo
Luglio – agosto 1566. La flotta dell'ammiraglio turco Pialì Pascià, fedele servitore del sultano Solimano il Magnifico, imperversava nel mar Adriatico, assaltando porti e fortezze. Doveva rispondere ad un solo fondamentale ordine: incutere paura nei cristiani. Quando era possibile, le navi turche lasciavano le città razziate cariche di ricchezze e di prigionieri. Nei primi giorni di luglio del 1566 Pialì aveva attaccato, inutilmente, Pescara e i principali porti della costa abruzzese. I soldati delle locali guarnigioni avevano respinto i turchi nonostante le numerose perdite e gli ingenti danni. Le navi ottomane, dopo aver devastato Vasto, gettarono le ancore a poche miglia da Termoli, all'epoca un piccolo borgo di pescatori sul litorale molisano. Era il 2 agosto 1566 e i termolesi, non volendo affrontare la scimitarra, si rifugiarono nella vicina Guglionesi.

I turchi trovarono il borgo abbandonato e sfogarono la loro rabbia saccheggiando la cattedrale di Santa Maria della Purificazione e il castello svevo. Lasciarono il centro abitato in fiamme e si diressero verso Guglionesi con l'intenzione di vendicare l'affronto subito. La loro marcia fu interrotta dai termolesi che si presentarono armati di fronte alle prime avanguardie dell'esercito turco. Fu un prete a infondere coraggio e amor patrio negli animi dei fuggiaschi, perché sarebbe stato un grave disonore rinunciare a difendere le proprie case e la terra natia. Così, invocando la Madonna, come avvenne nell'ottobre di quello stesso anno a Lepanto, si gettarono all'assalto e vinsero i turchi.


 

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