23 marzo 2018

In morte di Stephen Hawking

O di come non stanno le cose

«There is no heaven; it's a fairy story» 
Stephen Hawking
di Matteo Donadoni
Spero che Stephen W. Hawking abbia qualche nemico in questo mondo. Perché, ora che è nell’aldilà, tutti qui lo lodano. Ora, abbiamo per forza di cose tutti sentito quanto fosse geniale il povero Stephen W. Hawking. Indubbiamente è stato un grande fisico e molto probabilmente il maggiore esperto di quelli che la scienza ipotizza essere i “buchi neri”. Affari che io non ho ben capito se esistano o no, visto che, in fine, prove empiriche non ce ne sono. Indubbiamente è stato un uomo micidialmente malato. Mirabilmente dotato di estrema resilienza. In ogni caso, per me rimane il povero Stephen Hawking, uomo estremamente confuso sui principi ultimi dell’Universo. Quando si tratta, infatti, di avere uno sguardo di insieme sul reale, non è possibile pretendere di proporre una teoria olistica, come la sua “Teoria del tutto”, a partire unicamente dalla fisica, che è essenzialmente scienza della parte. Perché il reale non è solo fisico e il mondo fisico è parte del mondo reale. Le scienze particolari, per di più, non indagano sé stesse, non ne hanno i mezzi. La botanica, ad esempio, studia i vegetali, ma non può studiare sé stessa, perché non è una rapa. La scienza che si occupa dell’intero (compreso se stessa), di cui fa parte tutto, è solamente la metafisica, negata la quale è preclusa la conoscenza stessa del tutto.

Per questo motivo alcuni hanno definito la pretesa di questo astrofisico, scomparso pochi giorni fa a 76 anni, una colossale truffa, perché – cito Marco Respinti (Nbq)– «per lui Dio è solo un trucco: attribuire quel nome a ciò che altro non è se non l’Universo stesso. E’ la grande “truffa” che ha accompagnato il pensiero di Stephen W. Hawking».

D’altra parte fu proprio questo oracolo del miracoloso “Multiverso” (sosteneva fra l’altro che non esisterebbe un solo Universo – qualche scienziato a questo punto però dovrebbe verificare anche come fa lo scienziato Hawking a verificare che esistono altri universi fisici oltre a quello in cui verifica lui) a dire al modo varie affermazioni generalmente su questo tono: «I regard the brain as a computer which will stop working when its components fail. There is no heaven or afterlife for broken down computers; that is a fairy story for people afraid of the dark». Per farla breve: la sua “Teoria del Tutto” espone un Universo che si spiega da sé attraverso le proprie stesse leggi. E con ciò possiamo già esser sicuri di una cosa: questa Teoria non è una teoria ma un’ipotesi, perché le teorie sono provate e non mi pare che nessuno abbia ancora provato che l’Universo in cui viviamo (figuriamoci gli altri) si spieghi da sé. Ma sostenere che l’Universo si spiega da sé, presuppone che 1. si crei da solo, o si ingeneri e 2. che Dio è superfluo. Infatti, secondo Hawking sarebbe la gravità stessa a generare l’Universo, anzi, la sua mera esistenza produrrebbe l’Universo. Con ciò io non ho capito su cosa diamine gravi la gravità prima dell’essere dell’Universo fisico da essa generato, ma pazienza, non sono un astrofisico.

Ora, si badi bene, non l’ho definito confuso per giudizio temerario, ma perché l’ateo Hawking si è sempre professato oltretutto panteista, come dimostrato nella sua opera “Il grande disegno”. Per cui, non so se sia altrettanto per gli scienziati, ma a me la cosa pare contraddittoria: o Dio esiste come ente assoluto dal mondo fisico che Egli stesso ha creato, oppure non esiste, e soprattutto, se non esiste, non può nemmeno coincidere con la creatura (autocreatasi?), in quanto dovrebbe primariamente essere. Mi sembra evidente l’insostenibilità intrinseca del discorso.

Ora, a parte che, come sappiamo, la fede non è opposta alla ragione, perché entrambe sono forze epistemiche che lavorano per lo stesso obiettivo, che è la ricerca della verità, anche se secondo aspetti e procedimenti conoscitivi differenti, rimane il problema di fondo, che è sempre e sempre sarà il problema dell’essere e della sua esplorazione.

L’uomo per natura conosce e per conoscere bisogna necessariamente che conosca l’essere. Spero che siamo d’accordo su questo. Dunque, l’esplorazione dell’essere, che è immenso, può avvenire, si può dire, in due direzioni, una verticale ed una orizzontale. Entrambe certamente importanti.
La prima cammina in superficie e studia tutte le cose, fra cui anche l’essere umano, nei loro caratteri esterni e verificabili. Cerca ciò che differenzia le cose fra loro. Si occupa delle quantità. Studia e controlla i fenomeni.
Questa è l’esplorazione dello scienziato, o fisico, che studia le leggi naturali che regolano le cose, le piante, i gravi e il movimento, perfino quello delle stelle. Ma questa ricerca non riguarda – non dovrebbe mai riguardare! – l’essere in quanto tale.

Il secondo approccio all’essere, invece, scende in profondità (e nell’intimo), cerca ciò che unifica, ha di mira la qualità dell’essere, non controlla empiricamente, perché ricerca la sostanza e il perché, i principi primi e le cause ultime. A questa ricerca delle radici delle cose attende, appassionato quanto il fisico, il metafisico o filosofo. Il filosofo non si interroga su questo o quell’ente in particolare, non calcola l’esattezza o meno di determinati fenomeni, il suo obiettivo è conoscere in profondità le cose. Il suo quesito è di rilevanza universale, perché si occupa dell’intero, che è il tutto, non solo come somma delle parti, ma anche comprensivo dei legami che lo fanno essere come è tenendolo insieme.
Questa è la perenne attualità della metafisica, che non potrà mai essere sostituita dalla fisica. Né un fisico come Hawking, né uno migliore o peggiore di lui, potrà mai risolvere i grandi enigmi che assediano l’uomo da ogni parte.

Ora l’astrofisico ha la prova provata, in quanto testimone oculare, di come stanno le cose. A me sembra solo di sapere come non stanno, e cioè come ha detto lui, per quanto abbia veduto milioni di copie. Spero solo che in questo mondo abbia almeno qualche nemico, perché se ha convinto i milioni di amici che Dio è una favola per chi ha paura del buio, chi diamine pregherà per lui?


 

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