02 marzo 2018

La Presenza fra le macerie

di Riccardo Zenobi
Alcuni giorni fa ha iniziato a girare la notizia del ritrovamento di 40 ostie incorrotte tra le macerie di Arquata, uno dei borghi devastati dal terremoto dell’agosto 2016, evento che – se confermato – costituisce uno dei tanti miracoli eucaristici avvenuti nel corso della storia della Chiesa; c’è però una ulteriore lezione che possiamo imparare, e questa a prescindere dalla fondatezza o meno di tale miracolo. Tale lezione si riassume in poche parole: Dio è sempre presente, non si allontana mai da noi e dalle nostre vicende, e solo in Lui possiamo e dobbiamo riporre fiducia.

Questa verità che fonda la speranza cristiana (una delle tre virtù teologali) non si manifesta solo attraverso dei segni miracolosi, poiché la presenza di Dio è continua in ogni evento: se Lui si ritirasse da qualcosa, essa sparirebbe nel nulla poiché cesserebbe di esistere. Questa realtà resta tale anche se il ritrovamento dovesse risultare una falsa notizia, poiché un miracolo in più o in meno non aumenta o diminuisce la Sua presenza tra noi, ma costituirebbe solo un segno dato per venirci incontro, e ricordarci anche materialmente che non siamo mai dimenticati. La consapevolezza che Dio è sempre presente costituisce la base della speranza e della fiducia di ogni cristiano, perché chiunque confida nell’uomo prima o poi si trova tradito. È bastata una scossa di media intensità per mandare all’aria la fiducia di intere popolazioni in questo Stato – dopo due anni nelle roulotte si attende ancora che vengano tolte le macerie – che si pone a legislatore del bene e del male, ad elargitore o negatore di diritti e a giudice della coscienza di chiunque non aderisca al suo verbo politicamente corretto.
Non sono né lo Stato né il benessere o altre cose materiali che possono fondare la speranza o la sicurezza di ogni persona: tutto ciò può sparire in una notte. L’unica cosa che possa fondare la nostra vita trascende tutto ciò che abbiamo intorno, perché ogni cosa può essere distrutta o tolta dalla malvagità degli uomini o dal corso della natura.

Quanto alla “natura” impersonale e indefinibile che viene propalata da certa spiritualità, è l’utile appoggio di manager stressati che ogni tanto si siedono a contemplare il proprio ombelico o fanno qualche strana posizione yoga per rilassarsi tra una speculazione e l’altra, il tutto con la coscienza pulita (mai usata); certe concezioni mostrano tutta la loro irrealtà ad ogni secondo, purché guardiamo fuori dal centro di meditazione o dalla baita in montagna. Né il benessere materiale né la povertà estrema rappresentano dei meriti di fronte a Dio, oppure segni di approvazione o disapprovazione da parte divina: tutte queste cose hanno valore di fronte agli uomini, ma a Dio non fanno alcuna differenza, perché il Suo amore per noi è GRATIS. Un terremoto può averci portato via ogni bene materiale, ma non aumenta o diminuisce il valore della nostra vita di fronte a Cristo; gli uomini possono permettersi di misurare la realizzazione o la soddisfazione della propria vita in base a ciò che si possiede, ma niente di ciò costituisce il metro di giudizio di Dio sulle persone.

Se questo miracolo eucaristico fosse confermato, sarebbe solo un segno ulteriore che non negli uomini, non nella natura, non nelle cose materiali, ma solo in Dio dobbiamo riporre fiducia. Sto parlando del vero Dio, non quella caricatura zuccherosa di certo clero o di alcuni vescovi emeriti, secondo i quali “non punisce i peccatori, perché siamo tutti peccatori” e quindi possiamo francamente infischiarcene e restare nei nostri peccati personali e sociali senza interrogarci su nulla, il tutto con l’imprimatur cardinalizio. Di questa caricatura di dio non ha senso parlare ai terremotati: come possono fondare la loro vita su qualcosa che “non c’entra col terremoto” mentre il terremoto è entrato di prepotenza nelle loro vite, sconvolgendole? Il vero Dio non è petaloso, e la Sua sequela richiede una abnegazione grandissima, addirittura superiore all’amore del padre per il figlio o per la moglie, addirittura superiore a quanto ognuno di noi è legato al proprio benessere materiale e alla casa in cui abita. È estremamente difficile non giudicare il valore della propria vita in base a ciò che si possiede, e il clero rende ciò ancora più complicato confondendo il distacco dai beni con i pauperismo più sinistrorso e ridicolo; ma se non è la ricchezza che rende una vita importante di fronte a Dio, figuriamoci la miseria.

La fiducia in Dio si basa sulla Sua presenza continua tra di noi, che solo noi possiamo togliere a noi stessi. Un Dio che conosce la nostra sofferenza ed è salito al Calvario per noi, per mostrarci che il Suo disegno è provvidenziale, e che nulla è estraneo al Suo agire. Spesso il distacco dalla nostra agiatezza è doloroso, ma l’amicizia di Cristo è più importante di tutto: un terremoto di media intensità mostra quanto è illusoria la nostra stabilità in questo mondo. Solo Dio può dare senso ad ogni sofferenza e asciugare ogni lacrima. Eliminare Dio non risolve il problema del male, ma ne cancella ogni possibile soluzione.


 

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