07 marzo 2018

La religiosità di D'Annunzio

di Franco Ressa
Dove sarà ora Gabriele D’Annunzio ? Si potrebbe credere dannato all’inferno, data la sua vita passata nell’edonismo, nella lussuria e nella celebrazione della guerra. Eppure a quel singolare e a suo modo geniale uomo non mancavano sentimenti religiosi. 

Vi fu anche un ipotetico incontro tra lui e Padre Pio. La testimonianza starebbe in una lettera inviata il 28 novembre 1924 dalla monumentale villa di Gardone, al convento dei cappuccini di San Giovanni Rotondo: 

“Mio fratello, so da quante favole mondane, o stupide o perfide, sia offuscato l’ardore verace del mio spirito. E perciò m’è testimonianza della tua purità e del tuo acume di Veggente l’aver tu consentito a visitarmi nel mio Eremo, l’aver tu consentito ad un colloquio fraterno con colui che non cessa di cercare coraggiosamente sé medesimo. Caterina la Senese mi ha insegnato a “gustare” le anime. Già conosco il pregio della tua anima, Padre Pio. E son certo che Francesco ci sorriderà come quando dall’inconsueto innesto prevedeva il fiore ed il frutto inconsueti. Ave. Pax et bonum. Malum et pax”
G. D’Annunzio

Stranamente, Padre Pio in quel periodo non si era mai mosso dal suo monastero. Forse la visita a D’Annunzio è un altro miracolo del frate di Pietrelcina; una ubiquità come quella di cui era capace sant’Antonio da Padova. Del resto, di bilocazioni di Padre Pio se ne conoscono altre quattordici.
L’arte di D’Annunzio era ritenuta scandalosa per i suoi tempi, ed è chiaro che lui stesso questo scandalo lo cercava per acquistare fama e visibilità. Persino nella laica e tollerante Francia fece molto discutere una sua tragedia del 1911: Il martirio di San Sebastiano, che diventò un balletto musicato dal celebre compositore francese Claude Debussy. In pratica, il poeta pescarese aveva fatto diventare un musical un episodio religioso, forse aveva precorso i tempi di sessant’anni, se si pensa all’opera rock Jesus Christ Superstar. 

Ciò che fece muovere la censura fu l’aver affidato la parte del martire guerriero Sebastiano a una donna: Ida Rubinstein che diventerà molto famosa come artista della danza libera, fondata dalla leggendaria Isadora Duncan e sviluppata dai balletti russi di Diaghilev e dal ballerino Nijinsky. Non fu un’interpretazione facile per la celebre ballerina, che dovette danzare con tutta un’armatura metallica indosso (a quei tempi non esisteva ancora la plastica). A discolpa della scelta di far interpretare da una donna un santo uomo, il copione non fu per nulla blasfemo o bestemmiatore. 

Ecco Sebastiano che viene accolto in paradiso dopo il suo martirio:
CORO DEI MARTIRI
Gloria ! Sotto le nostre armature/ fiammeggiate o ferite/ Chi è colui che viene ?/ Il giglio della coorte./ Il suo stelo è il più forte./ Lodate il nome che porta: Sebastiano !
CORO DELLE VERGINI
Tu sei lodato. La stella/ di lontano parla alla stella/ gli dice un nome: il tuo./ Dio ti incorona. Tutta/ a notte come una goccia/ sulla tua fronte è dissolta, Sebastiano.
CORO DEGLI APOSTOLI
Tu sei santo. Chi ti nomina/ vedrà il Figlio dell’Uomo (lui ti tiene sul suo cuore)/ sorridere della tua grazia./ Giovanni ti ha ceduto il suo posto./ Tu berrai nella sua tazza, Sebastiano.
CORO DEGLI ANGELI
Tu sei bello. Prendi sei ali/ d’angelo e vieni sulla scala/ dei fuochi musicanti/ a cantare l’inno novello/ al cielo che si costella/ delle tue piaghe immortali Sebastiano.
ANIMA DI SEBASTIANO
Vengo, monto. Ho le ali./ Tutto è bianco. Il mio sangue è la manna/ Che imbianca il deserto del Sinai./ Io sono la goccia, la scintilla/ e il fuscello. Io sono un anima,/ Signore, un anima nel tuo seno.
CORO DI TUTTI I SANTI
Lodate il Signore nell’immensità della sua forza./ Lodate il Signore col timpano e coll’organo./ Lodate il Signore col sistro e il cimbalo./ Lodate il Signore col flauto e la cetra.
Alleluia.
Forse Gabriele D’Annunzio nel paradiso non c’è entrato, ma di certo l’aveva visto.


 

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