20 marzo 2018

La storia maestra di Vita


di Franco Ressa

La storia è maestra di vita. In altri articoli si è seguita la vicenda di due popoli germanici, che come barbari invasero l’impero Romano nel V secolo e fondarono nuovi regni. Entrambi ebbero a che fare con quella civiltà latina e cristiana che deteneva il primato delle conoscenze, della civiltà e delle leggi. Non furono quindi i Latini a doversi adattare ai barbari, ma il contrario. 

Di quei due popoli nordici in questione, i Longobardi in Italia si integrarono, accettarono la religione cattolica e il primato del Papa di Roma nelle cose spirituali, perciò anche quando il loro regno finì, assorbito dall’impero dei Franchi di Carlo Magno, nulla fu tolto a loro, neppure quella legge, piuttosto rozza, che anni prima il re Rotari aveva fatto promulgare.
La fusione con i Latini procedette nel tempo, e fece nascere un nuovo popolo, gli Italiani.

Lo stesso Dante Alighieri 500 anni dopo portava un cognome longobardo. Alighieri infatti significa “aiutante in battaglia” nella lingua germanica. Ancora oggi esiste la regione della Lombardia, e i suoi abitanti non si vergognano di tramandare il nome di quegli antichi guerrieri. Tutto il contrario di chi oggi viene chiamato Vandalo. Essere definito così è insultante, ma questo è il risultato di un comportamento che nel V-VI secolo si basava sul saccheggio, sulla pirateria, sulla sopraffazione e sull’imposizione della propria eresia ariana sulla religione seguita dalla popolazione latina, dominata ma in maggioranza numerica. È stato spiegato come i cattolici venissero espropriati ed esiliati e portassero via anche le reliquie dei loro santi, primo tra tutti il dottore della chiesa Agostino.

I Vandali pagarono cara la loro malvagità. L’impero Romano di Oriente riconquistò l’Africa settentrionale dove si erano insediati e li portò schiavi in oriente. Qui si annientarono come stirpe e nulla rimase di loro. Dunque, per un invasore è giusto e conveniente integrarsi nel paese invaso. Un emigrante può assomigliare ad un invasore ? Sì se per principio rifiuta la civiltà e la fede del paese nel quale emigra. Sì se si emargina e si rinchiude in un ghetto dove vorrebbe vivere come nel suo paese d’origine.
La nostra è un epoca di grandi migrazioni. L’Europa ne vede soprattutto dall’est e dal sud; queste ultime sono le più drammatiche perché si svolgono in clandestinità e con pesanti perdite in vite umane. Come giustamente dice Papa Francesco, è un dovere cristiano l’accoglienza, ma occorrerebbe una migliore organizzazione e una vera intenzione di integrazione da entrambe le parti. La maggioranza di chi emigra dal sud conserva la sua religione islamica, e qui sta il punto cruciale del problema. L’Islam non è una religione pacifica, per il semplice motivo che chi la fondò era un guerriero e la sua intenzione era la conversione forzata dei popoli conquistati. Ma i popoli sottomessi facevano comodo come servi, perciò se non si ribellavano era conveniente mantenerli in vita ed usufruire pure delle loro maggiori conoscenze nei campi più specializzati: scienze, tecniche, arti, scrittura. Venne allora usata un arma di convincimento subdola: le tasse; chi si convertiva all’islam non le avrebbe più pagate. Fu così che il nordafrica, tutto cristiano fino al VII secolo, diventò interamente musulmano, eccetto minoranze di cristiani Copti in Egitto. Stessa cosa succederà nel medio oriente, e in parte nella penisola balcanica soggetta all’impero Ottomano.

Le leggi dei paesi civili assicurano la libertà di culto, ma non esiste un concordato tra gli stati e l’islam come esiste con le chiese cristiane. Perché allora l’iniziativa non può partire dai cristiani stessi ? Si può fare, ma in un regime di parità e vera collaborazione. Ancora una volta la storia insegna: Al tempo in cui i califfi avevano la loro sede a Damasco in Siria, viveva un grande saggio cristiano: san Giovanni Damasceno (676-749), non solo dotto teologo e dottore della Chiesa, ma anche avveduto amministratore. Questa sua qualità fece sì che il califfo Walid gli affidasse le sue finanze, e fu soddisfatto della provata abilità nel tenere i conti a posto. Ma alla morte del califfo, il suo successore volendo disfarsi di lui in quanto cristiano lo accusò falsamente di peculato, e applicando la legge coranica gli fece tagliare la mano destra come ladro, cacciandolo dalla corte. Umiliatissimo, Giovanni raccolse la sua mano amputata e si rivolse alla Madonna: “Tu lo sai che non ho rubato, pietà di me !” Accadde allora che l’immagine della Madonna allungò il braccio fuori dal dipinto, prese la mano mozzata e la riattaccò al braccio di Giovanni.


Il sant’uomo si ritirò nella comunità di Mar Saba presso Gerusalemme e qui restò fino alla fine della sua vita. La sua esperienza miracolosa gli ispirò un libro nel quale difese la validità delle immagini sacre contro l’iconoclastia, eresia che si diffondeva nell’impero Bizantino e distruggeva quadri, mosaici ed affreschi nelle chiese. In ricordo del miracolo, le Madonne bizantine vennero dipinte con la mano di Giovanni Damasceno in evidenza, e furono dette Tricherusa, in greco tre mani. La Cristianità deve dunque farsi valere, e per prima cosa farsi conoscere da quei musulmani che ignorandola la disprezzano, solo così gli islamici perderanno la loro bellicosità originaria e inizieranno l’integrazione. Primo passo, è far conoscere le sacre scritture. Questo è un compito della Chiesa, che non per nulla ha un ufficio di propaganda della Fede, chiamato Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, ma finora non ha agito come doveva. Non sta a me dare consigli o linee di intervento, ma le più semplici saranno certo le più efficaci. In due sure del Corano il profeta Maometto non ha proibito la lettura del Vangelo e della Bibbia, ed esorta a perdonare coloro che predicano il Cristianesimo a chi è musulmano.
Franco Ressa, nato a Torino nel 1954, laureato in Architettura e in Lettere, si stabilisce a Milano per insegnare al Politecnico. Scrive saggi, articoli e soggetti legati ai suoi studi di storia ed archeologia. Mediante fotografie aeree scopre in Piemonte la città sepolta di Forum Vibii. Per 24 anni è consulente storico dell’autore di fumetti Hugo Pratt, da allora crede nel fumetto come strumento di divulgazione culturale. Pubblica nel 1993 per il giornale La Stampa di Torino la Storia del Piemonte a fumetti, disegnata da Nives Manara. Interessato anche alla letteratura fantasy pubblica nel 2012 il saggio Il Fantasy in Italia.  

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