30 marzo 2018

Santi Irlandesi in Italia

di Franco Ressa
Vi fu una notevole influenza dei monaci irlandesi in Europa nel medioevo, come sapienti ed evangelizzatori. Due famosi in Italia sono Frediano, vescovo di Lucca nel VI secolo e Colombano fondatore dell’abbazia di Bobbio nel VII secolo. Altri santi irlandesi sono Cataldo, vescovo di Taranto nell’VIII secolo, Emiliano sempre di quel secolo, venerato a Faenza. Fulco, vescovo di Piacenza e Pavia alla fine del XII secolo, e il beato Taddeo Mac Cartney, prelato che concluse la sua vita come pellegrino nel XV secolo a Ivrea.
Ai tempi dell’imperatore Carlomagno, risiedeva nella scuola palatina aperta a Pavia Dungal, un dotto professore di teologia, principale consigliere dell’imperatore franco sulle materie della religione e del culto. Ma nello stesso tempo un altro irlandese esercitava la sua sapienza: Donagh, in italiano Donato, figlio di nobili e allievo nella celebre abbazia di Iniscaltra sulle sponde del lago di Lough Derg, poi pellegrino a Roma per meglio istruirsi nelle scienze e nella religione.
Data l’estrema rarità della gente colta nei tempi dell’alto medioevo barbarico e feudale, anche Donato venne precettato quale vescovo, in una sede minore ma destinata a futura importanza; Fiesole, cittadina già etrusca su un colle dominante la vallata dell’Arno, e precorritrice della futura città di Firenze, al momento ancora piccolo insediamento di contadini e pescatori. La leggenda vuole che all’arrivo dell’irlandese a Fiesole le campane suonassero senza essere state tirate, e le candele in chiesa si accesero da sole. Segni evidenti della scelta divina.
Donato è messo sul seggio episcopale nell’829 e reggerà la sua diocesi per quasi mezzo secolo, forse fino all’876. Complementare alla giurisdizione ecclesiastica c’è pure in quei tempi il dominio feudale, perciò il vescovo deve essere anche riscossore di tasse, organizzatore di milizie, specie dopo l’incursione dei Vichinghi a Luni presso Massa e lungo il fiume Arno (anni 859-62), giudice e governatore. Avrà frequenti contatti con l’imperatore Lotario e il figlio Lodovico re d’Italia. Insieme a quest’ultimo partecipa con i propri uomini in armi alla difesa del mezzogiorno contro l’invasione dei Saraceni, specie nella campagna dell’866.
Come uomo di chiesa collabora col Papa Leone IV, che respinge i musulmani sbarcati ad Ostia per tentare la conquista di Roma. Fonda a Piacenza un ospizio per i pellegrini, specie quelli numerosi che arrivano dal nord e dalla sua stessa Irlanda. Lo intitola a santa Brigida, e di lui ci rimane una lode scritta in onore della famosa santa irlandese, nella quale celebra ed idealizza con un certo rimpianto la sua verde terra lontana:
“La più nobile parte della terra è il lontano occidente/ Irlanda è il suo nome negli antichi libri;/ ricca di mercanzie, d’argento e d’oro, di gioielli e di stoffe,/ benigni al corpo l’aria e il dolce suolo./ Di miele e latte traboccano le belle pianure irlandesi,/ di seta e armi, di frutta abbondanti, d’uomini e d’arte./ Non furia d’orsi, e la terra d’Irlanda/ mai nutrì il seme selvaggio del leone;/ nessun veleno uccide, nessun serpente striscia nei prati,/ né la rana canta nel lago il suo alto, sgradevole lamento./ Gli irlandesi son degni di abitare questo loro paese,/ nella fede famosi, in pace e in guerra./ Qui nacque tempo fa’/ la venerabile vergine Brigid,/ la gloria dei celti; il suo nome, il suo onore,/ Una torre per raggiungere i punti più alti del cielo fiammeggiante./ Una luce inesauribile, una corona nobile di Dio./ Una benedetta fontana zampillante che rinnova i cuori dei celti;/ E mentre li converte, si prende cura di sé stessa, si alimenta, cresce;/ Una scala preparata per gli uomini, ottima per i giovani e le ragazze,/ per le madri e per i santi, essa arriva alle stelle del cielo”.






 

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