14 marzo 2018

Un discorso da fare

di Roberto De Albentiis
Nell’anno 2009 (sembrano passati non quasi dieci anni, ma un secolo) Mgr Brunero Gherardini, insigne esponente della scuola teologica romana venuto a mancare un anno fa, dava alle stampe il suo lavoro monografico “Concilio Ecumenico Vaticano II: un discorso da fare”, con cui si chiedeva a gran voce una revisione dei lavori di quell’assise, che ancora oggi, anzi oggi più che mai, discute, fa discutere, divide; non è rimasto molto di quell’appello, considerando anche l’abdicazione di Benedetto XVI, il primo Papa che pur timidamente, come era nel suo stile, aveva provato a superare l’ermeneutica della rottura con la Tradizione. Oggi dobbiamo invece fare un discorso a proposito di Papa Francesco.

Esattamente cinque anni fa il cardinale arcivescovo di Buenos Aires, Jorge Mario Bergoglio, gesuita di origini italiane, veniva eletto al soglio pontificio, ed esordiva con un cordiale “Buonasera” e una richiesta di preghiera per lui, richiesta che i fedeli assiepati a Piazza San Pietro esaudivano volentieri con un’Ave Maria; dalla prima sera e dai primi mesi, di curiosità, attese e speranza, siamo ormai arrivati al primo lustro, e possiamo stilare un bilancio su questo pontificato, per certi versi anomalo e inedito, per altri versi coerente, per quanto radicale, esplicazione dei sopra richiamati principi del Vaticano II, ovvero l’orizzontalismo e l’antropocentrismo.

Possiamo innanzitutto dire che Papa Francesco sia cattivo? No, non lo possiamo dopotutto dire di nessuno, men che meno di lui: ci appare come una persona alla fine semplice, e devota alla Madonna "(la sua prima visita è stata nella Basilica di Santa Maria Maggiore davanti all’icona della Salus Populi Romani, dove torna a rendere grazie ogni volta che rientra a Roma da un viaggio, e ha diffuso la devozione alla Madonna che scioglie i nodi e ha fissato la data di Maria Madre della Chiesa nel calendario Novus Ordo); possiamo però dire che il suo pontificato, anche al di là delle intenzioni, sia problematico? Con tanta tristezza ma, anche, decisione, purtroppo, chi scrive, dice di sì: questo è un pontificato problematico. Non voglio certo esagerare come fanno alcune deliranti pagine facebook, né credo che il vero Papa sia ancora Benedetto XVI: ma è purtroppo oggettivo e innegabile che questo pontificato abbia elementi controversi; lo scrivo con la tristezza nel cuore, perché comunque parlo del Papa, mio padre nella fede, ma lo scrivo anche con la libertà e la forza che mi è data dal battesimo e dalla cresima, e del resto il buon cattolico è papista, ma non papolatra. San Giuseppe Calasanzio e Sant’Alfonso Maria de Liguori soffrirono enormemente quando i Papi dell’epoca sciolsero le loro congregazioni, ma diedero esempio di amore eroico e filiale per il Vicario di Cristo; ma ciò non toglie che i pontefici coevi sbagliarono enormemente, e del resto veneriamo San Giuseppe e Sant’Alfonso come santi e non loro. Ancora, San Celestino V fu forse uno degli uomini più santi che cinsero la tiara, ma il suo breve e debole pontificato fu disastroso, anche perché era del tutto inadatto all’arte di governo, seppur della Chiesa.

Il problema di Francesco non è che si fa fotografare, che plaude agli incontri sportivi o che gioca con i bambini: queste cose le faceva anche Pio XII (ci sono video in cui assiste e applaude ad una partita di pallacanestro organizzata sul sagrato di San Pietro e in cui sorride a delle bambine romane che gli fanno il girotondo intorno), e spero nessuno lo voglia accusare di eresia; non è nemmeno certo spontaneismo, perché anche Papa Giovanni, Papa Giovanni Paolo e Papa Benedetto furono spontanei e parlarono a braccio. No, il problema di Papa Francesco è l’antropocentrismo orizzontale, è il sociologismo, è il ridurre tutte le problematiche all’immanente e al naturale; con lui, la Chiesa pare divenuta una grande ONG, una sorta di ONU cattolica, ma niente di più, e non si sentono più parole in difesa della verità, ma di un generico dialogo. E però, tutto ciò, ha origine nel Vaticano II, se non prima; quindi, se è vero che Papa Francesco a dispetto dei suoi predecessori si pone in maniera più sguaiata, “ignorante” (chi frequenta il vasto mondo di internet e di facebook sa cosa vuol dire questo “termine”, a volte, in maniera goliardica, neanche negativo), è pur vero che tutto ciò che di negativo c’è nel suo pontificato, ovvero l’orizzontalismo e l’umanesimo laico, hanno origine nei principi di dialogo e apertura alla modernità dell’ultima assise ecumenica della Chiesa.

Credo che i punti meno condivisibili di questo pontificato siano stati rappresentati dalla commemorazione congiunta della Riforma Luterana, dal perdurante silenzio sulla vicenda del bambino inglese Charlie, dalle ventilate ipotesi di ulteriore riforma liturgica che stravolgerebbero perfino il Novus Ordo; in quanto cattolico, queste cose sono quelle che più mi hanno ferito e addolorato. Dispiace molto parlare così del Papa, e però, almeno a mia (giovane) memoria, mai avevo sentito altri fedeli, semplici persone di parrocchia senza studi o curricula, essere addolorati, critici o dubbiosi su un pontificato; non parlo dei progressisti e dei modernisti contestatari, di cui non mi importa niente, non ritenendoli cattolici e che peraltro con Bergoglio hanno trovato il loro “uomo a Roma” (a prescindere poi se lo sia davvero), parlo tanto di semplici fedeli mai schieratisi come anche dei più osservanti, che negli anni caldi della contestazione a Paolo VI, San Giovanni Paolo II e Benedetto XVI si sono dovuti subire ogni genere di insulti per la loro fede cattolica, e ora si ritrovano il Papa arruolato dalle Clinton, dalle Bonino, dal mainstream liberale e modernista!

A cinque anni da questo pontificato, guardiamo in faccia la realtà, impietosa e negativa: le chiese, le piazze e i seminari sono sempre più vuote, le società e le legislazioni sempre meno cristiane, i giovani in larga parte sempre meno osservanti e affezionati (e no, non torneranno o verranno certo presentandogli una poltiglia insipida o giochi da dementi), i fedeli sempre più scoraggiati; non è un bel record, non è un bell’anniversario da festeggiare. Quando venne eletto, nel 2013, da giovane innamorato del Papa, figlio dei due grandi pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, esultai, dicendo che Pietro avrebbe parlato per bocca di Francesco, parafrasando i Padri di Efeso; cinque anni dopo, mi dispiace di cuore, e Dio solo sa quanto sia addolorato di ciò, non riesco a gioire.

Non tutto è negativo, chiaramente (personalmente ho molto apprezzato le sue recenti catechesi del mercoledì sulla Messa, di cui ha ribadito il carattere sacrificale, come ho anche apprezzato la sua devozione mariana e i suoi esempi personali concreti di andare incontro al prossimo, come quando ha abbracciato quel malato affetto da una patologia deformante in Piazza San Pietro), ma purtroppo gli aspetti negativi sono assai predominanti.

Preghiamo volentieri per il Papa, seguiamolo, dobbiamo volergli bene, ma, allo stesso tempo, rimaniamo saldi nella verità ortodossa della fede cattolica, e gentilmente ma fermamente resistiamo a qualsiasi tentativo di modifica o rottura, foss’anche fatto in buona fede o con buone parole; credo di esprimere il pensiero di molti: io voglio bene al Papa, prego sempre per lui, e mai parteciperei a Messe non una cum; ma lui, a me come a tanti altri fedeli, ci vuole bene? Vorremmo davvero che il Papa ci rafforzasse nella fede, e non nel dubbio, nell’inquietudine, nella commemorazione o nell’adozione di ciò che non capiamo o non vogliamo. Che il buon Dio benedica il Papa, e salvi la Chiesa!


 

0 commenti :

Posta un commento