08 aprile 2018

Dio preferisce la Premier

Il football del Vecchio continenente come piace alla Tradizione

di Matteo Donadoni
NORTHWICH. Il 1874Nortwich Football Club è il club inglese che quest'anno si è visto rinviare 23 partite per maltempo. La squadra, che milita nella North West Counties League Premier Division, in Inghilterra, si trova ora a dover giocare 23 partite in 40 giorni, una cosa fuori dal mondo per quel che riguarda il mondo del pallone. Lo ha annunciato con un Tweet la stessa società:
1874 Northwich @1874Northwich Monday, Wednesday, Thursday, Saturday, Monday, Wednesday, Thursday, Saturday, Monday, Thursday, Saturday, Monday, Wednesday, Thursday, Saturday, Monday, Tuesday, Thursday, Saturday, Monday, Wednesday, Thursday, Saturday.…
Le date sono: 26/3, 28/3, 29/3, 31/3, 2/4, 4/4, 5/4, 7/4. 9/4, 12/4, 14/4, 16/4, 18/4, 19/4, 21/4, 23/4, 24/4, 26/4, 28/4, 30/4, 2/5, 3/5, 5/5.

TORINO. I Bianchi di Madrid (in maglia da pic-nic) strapazzano i primi in Italia con una vittoria pulita a Torino. Un 3 a 0 frutto di una prodezza e del gioco. La superiorità del gioco frutta il primo gol del Real già al secondo minuto, dico superiorità perché ad essere superiore è la concezione del football di Zidane rispetto a quella di Allegri, che lo eguaglia solo in materia di antipatia. Perché? Risposta: Isco. Isco sarebbe titolare in qualsiasi club italiano, ma in Italia non farebbe la differenza come accaduto ieri sera a Torino, perché al giorno d’oggi una cosa normale come la libertà di inventiva del trequartista è vissuta dagli allenatori come fatto castrante del proprio presunto genio tattico. Tanto da far dire agli esperti che Isco libero di spaziare per il campo come un’allodola – come deve essere nel football – sia funzionale a “costruire il caos deterministico del calcio dell’allenatore francese” (boh!). Così, mentre stavamo tutti aspettando il primo passaggio sbagliato della stagione di Toni Kroos, ecco accadere il non plus ultra psicofisico in una partita di pallone: la rovesciata da album delle figurine. Cristiano Ronaldo esplode letteralmente la partita annichilendo le velleità bianconere. Di fronte ad una prodezza del genere anche il gioco passa in secondo piano. Dobbiamo dare atto di bella sportività a quei tifosi della Juventus (non troppi per la verità) che hanno offerto la standing ovation applaudendo al bel gesto atletico. Guardiamo il football per queste emozioni, non per vincere a qualche modo o, peggio, a tutti i costi. Certe cose pagano il biglietto della partita e della storia, anche da avversari.

BARCELLONA. Il 25 agosto, prima cioè dell’inizio dei gironi, nel Ranking Uefa la Roma era la 27esimo posto, dietro anche alla Fiorentina. Arrivare con merito ai quarti contro il Barcellona era già una soddisfazione, pensare di imballare i Catalani a centrocampo per finire con un risultato definito troppo pesante, direi, è forse il massimo che si potesse sperare. Questo per raccontare l’ennesima figuraccia in Europa della formazione della Lupa Capitolina, che per una volta non è stata così “figuraccia”: due autoreti un “autoassist” e due rigori negati hanno complicato la situazione. Col senno di poi e un minimo di fortuna in più avrebbe potuto anche essere un’impresa. Ma ciò che più fa riflettere sono un paio di considerazioni di carattere politico. La prima è come sia possibile che, nel calcio moderno dei perfettini antihooligans del “footbally correct” in cui è vietato quasi tutto e non si espongono striscioni, appaia a Barcellona lo striscione increscioso con la richiesta di libertà – “llibertat” come la chiamano loro – per la Catalogna. Perché 1. se possono fare liberamente una cosa del genere, evidentemente la libertà ce l'hanno già. 2. il Barcellona non è una nazionale! Non so perché venga concesso a questa società di spacciarsi politicamente. Allora facciano come i Baschi: schierino solo calciatori catalani, caccino Messi e gli altri campioni, dicendo addio a soldi e gloria. Non si fa la llibertat sportiva con i piedi degli altri.
La seconda considerazione è di politica sportiva: che sensazione di solitudine guardare le partite ancora prive della tecnologia VAR. Intendiamoci, a noi piace il football così come lo hanno inventato i maestri inglesi, per cui questa novità risulta un paradosso. Infatti, saremmo contrari a priori. Se non fosse però che, proprio in ragione del VAR, si riscontra una restaurazione (e non una rivoluzione) dell’antico spirito del football britannico con l’avvento di due fenomeni calcistici: l’inutilità della simulazione (che diventa anzi controproducente) e la superfluità della polemica sportiva, rende le polemiche infra e post partita semplicemente superflue. Per cui evviva la controrivoluzione del VAR! In attesa che il gioco ritorni appannaggio unico di gentiluomini.

LIVERPOOL. Il Manchester City ha chiuso la partita con zero tiri in porta, già questo fatto mi farebbe godere anche se il Liverpool non avesse vinto 3-0, demolendo la squadra che ha ammazzato la Premier League quest’anno. Ma dato che, ahimè, scemo, ho guardato la Roma, non posso parlare di football in merito, quindi parlo di cose più serie. A partire dalle parole di Guardiola: “Grazie alla polizia di Liverpool per averci protetto. Arrivare allo stadio con un clima del genere non è una contemplata nel mondo del calcio”. Solo in seguito ha fatto i complimenti al Liverpool per il gioco espresso e per il risultato. Ora, ringraziare la polizia, sempre. Però, se, come dicono i meglio informati che quella sera passeggiavano per le strade di Londra, OGNI pub traboccava di gente per vedere L’pool - City e TUTTI tifavano Liverpool, possiamo capire quanti danni al calcio britannico stiano facendo i vari signori allenatori d’importazione continentale. Guardiola dovrebbe pensare forse meno a far politica e di più a vincere qualcosa senza avere Messi, visto che con l’argentino ha vinto pure Luis Enrique, e senza troppo tirarsela.

Nella coppa di riserva da notare i 4 goal della Lazio al Salisburgo (pregevole il gol di Parolo di tacco) e i 4 dell’Arsenal ai Russi del CSKA Mosca. I Gunners, sono a sorpresa, indubbiamente la squadra più bella della competizione.

 

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