14 aprile 2018

Dio preferisce la Premier

IL FOOTBALL DEL VECCHIO CONTINENTE COME PIACE ALLA TRADIZIONE

di Matteo Donadoni
SYWELL. Il fatto più curioso di una delle settimane più pazze del calcio del Vecchio Continente è accaduto a Sywell, nel cuore (o nel pozzo?) dell’Inghilterra. Il Sywell FC, club dilettantistico inglese, si è scusato su Twitter con i propri tifosi per il match cancellato lo scorso weekend. Il motivo? Il pullman della squadra è finito ad Hundon, mentre i tifosi, che già si erano sobbarcati il viaggio, erano andati a Hendon, dove in realtà si sarebbe dovuta giocare la partita.

ROMA. La notte del “Fracaso total en Europa” come titola Marca, la notte in cui il Barcellona “se derrumba” presentandosi all’Olimpico con la maglia della Lazio. Quella di martedì sera è stata la notte in cui tutti gli amanti del football hanno potuto sperare finalmente nella fine del “guardiolismo”, nel senso più deleterio, e cioè del calcio tutto pedanterie e fiocchetti gialli, e, con essa, il ritorno degli spettacoli circensi nel luogo che a loro compete, sotto i tendoni. Dico gli amanti dl football non a caso, e certamente non solo per risentimento personale, lo dico perché il football è sostanzialmente un “passing game”, ma non SOLAMENTE un “passing game”. Per inciso: i dati dicono che mai come in questa partita la percentuale di passaggi riusciti ai Blaugrana è stata così bassa, ovvero il 76%, ben dieci punti sotto il minimo stagionale in Champions League che era dell’86% contro lo Sporting. Ad ogni modo l’icona triste di questo declino - che poi è una delle cose che ci hanno fatto godere - è un Andres Iniesta vecchio e sbiadito, sostituito e spaesato, appeso alla panchina come uno scimpanzé con l’Alzheimer. Lo spettacolo di una Roma, invece, che, contro ogni ragionevole pronostico, sconfigge i marziani è una sorpresa per tutti, ma un’impresa costruita sul cuore e sull’umiltà. Sul cuore dei capitolini, che sembravano ora eroi classici, ora gladiatori invasati (nota bene: hanno segnato gli stessi che avevano fatto autorete all’andata) e sull’umiltà di un Di Francesco che ha costruito un impianto tattico (3-4-3) fatto di gegenpressing altissimo sul portatore di palla e chiusura delle fasce laterali, in grado non solo di sconfiggere gli avversari, ma di dominarli pressoché per novanta minuti. A proposito di gegenpressing, questa la reazione di Jürgen Klopp: «Ero sulle scale quando qualcuno me l'ha detto. Lì per lì ho pensato che fosse uno scherzo. Non che io non rispettassi la Roma, loro sono una squadra fantastica, ma non me lo aspettavo». Come strascico dell’esultanza composta dell’Uomo di Naxos (che verrà ricordato come volto della partita), la nottata è proseguita nel segno del proverbiale equilibrio emotivo mediterraneo. Bagordi, schiamazzi e perfino il presidente Pallotta a mollo nella fontana di Piazza del Popolo con la tutta camicia e tutta la sobrietà. Pazzesco.
L’alba successiva è spuntata su una certezza. I marziani non esistono.
PS: a Pallotta il tuffo è costato 230 mila euro per il restauro fontana del Pantheon. Più la multa.

MANCHESTER. L’altra metà del sogno è scesa in campo in Inghilterra. A differenza di Di Francesco che non ha parlato dei tre rigori non dati (e uno concesso controvoglia) nei due match contro il Barcellona, Guardiola ha pensato bene di dare di matto, facendosi espellere dall’arbitro spagnolo, che, ad essere onesti, ha annullato un gol validissimo al City. Fatto sta che il guardiolismo ha perso in casa 1-2, abbandonando definitivamente la competizione.

MADRID. Ma le eccessive lamentele di Guardiola saranno sembrate retoriche dopo la follia di Madrid. Infatti, mentre si consumava il dramma (per gli spettatori) dello 0-0 a Monaco di Baviera, la Juventus, arrivata ad un passo dall’impresa di portare ai supplementari il Real, rovina tutto con un fallaccio di Benatia che travolge da dietro Lucas Vazquez al ’93 (non al ’97 come ha scritto la GazzettadelloSport, chissà perché), mentre si accinge ad accompagnare il pallone di testa in porta da due passi. Rigore. Apriti cielo. Buffon espulso per proteste e spintoni all’arbitro (di cui i giornali italiani non hanno mostrato i fermo immagine, chissà perché) e siluro di Ronaldo. Peccato, perché i Bianconeri avevano giocato veramente una partita di cuore coraggio e corsa meritando il vantaggio. La vittoria per 1-3 al Bernabeu sarebbe bastata a giustificare un’eliminazione decorosa. Invece, come la Roma aveva unito l’Italia, la Juventus l’ha divisa di nuovo. Andrea Agnelli insieme a Gianluigi Buffon ha pensato bene, anziché licenziare Benatia, di abbandonare il decoro per dare spazio al decorativo, rovinando così la serata sportiva a tutti. In Tv è andato in onda infatti uno spettacolino pietoso in cui, nell’ordine, Agnelli dava del “vanesio” incompetente a Collina, per invocare quella tecnologia VAR che aveva bollato come “pallanuoto” pochi mesi fa; e poi veniva definito, a freddo, dopo un’ora, “animale con un bidone dell’immondizia al posto del cuore” il povero arbitro inglese Michael Oliver, da parte del quarantenne Buffon, arrivato ormai all’ennesimo lacrimevole annuncio di ritiro in favore di camera, che fra un paio di settimane si rimangerà. Vedere la rabbia incontenibile del capitano bianconero dispiace umanamente, ma d’altra parte non lo possiamo perdonare, fosse solo per coerenza: pochi anni fa lo stesso portiere infatti beffeggiava (sempre in televisione) con aria da galantone superiore i tifosi milanisti per via della vicenda Muntari, sostenendo, grosso modo, il teorema per cui solo i perdenti si lamentano dell’arbitraggio.
Tutta questa pantomima, fra l’altro, per un rigore netto che un arbitro inglese, a conti fatti il meno peggio di questo turno di Champions, ha avuto il coraggio di dare solo e unicamente perché ERA RIGORE. Punto.

EUROPA LEAGUE. Il gol più bello della settimana l’ha realizzato certamente Ruben Neves del Wolverhampton, squadra di Championship, il campionato più bello del mondo, ma niente male anche il cucchiaio di Aaron Ramsey e i gol di Payet e Immobile all’incrocio dei pali nella seconda competizione continentale, evento in cui questa si è dimostrata definitivamente essere la settimana delle rimonte clamorose e delle quasi rimonte clamorosamente fallite. Suicidio in stile neoclassico per 4-1 della Lazio, che era passata in vantaggio a Salisburgo, e per il quale a me, romanista, sono servite 4 grappe, per riprendermi. Onestamente dispiace. Rimonta facile ed esagerata, ma per nulla scontata, dell’Olympique di Marsiglia sul Lipsia. Fallita rimonta del CSKA a Mosca contro i ragazzi di Wenguer, che, vista la malparata iniziale, ha fatto i cambi come un Allegri qualunque, mettendo 5 difensori - e il bello è che ha pure pagato. Il portiere dello Sporting Lisbona, invece, Rui Patricio, cui hanno costruito una statua a Leiria per la sua parata su Griezmann durante la finale dello scorso europeo, si è ripetuto sempre su Griezmann, ma stavolta non è bastato: vittoria 1-0 sull’Atletico di Simeone, che però passa il turno.
Ad ogni buon conto questo turno spettacolare ha fatto in modo che in finale di Champions League ci sarà una squadra a sorpresa, visto che le semifinali saranno Bayern Monaco vs Real Madrid e Liverpool vs Roma, una delle quali si ritroverà per forza di sorteggio a Kiev a fine maggio. Lo stesso vale per l’Europa League con Olympique de Marseille vs Salzburg e Arsenal vs Atletico Madrid.

 

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