28 aprile 2018

Dio preferisce la premier

IL FOOTBALL DEL VECCHIO CONTINENTE COME PIACE ALLA TRADIZIONE


LIVERPOOL. C’è chi dice che Salah abbia un piatto di couscous al posto del cuore, per fare una partita così contro la sua ex squadra. Poi c’è chi dice che Salah abbia un kebab al posto del cuore, per fare una partita così contro la sua ex squadra. Qualcuno, fornito di ben altro spessore intellettuale, o almeno storiografico, fa notare che l'esito della sfida tra Mohamed e Jesus è rappresentativo della crisi dell'Occidente. Di sicuro, per essersi scusato dopo il gol pazzesco all’incrocio dei pali, Salah ha dimostrato di non essere un insensibile, ma onestamente ne avremmo fatto a meno. L’attaccante è lì per segnare, non per elargire consolatorie menzogne gusto menta alle vecchine after eight.
L’pool-Roma è stata tutt’altro che una menzogna, è stata una doccia di gelida realtà sul calcio italiano.
Il povero Di Francesco non ha saputo nemmeno da che parte girarsi fino al 5-0, quando, con gli occhi spiritati di chi ha visto il fantasma di Cesare, ha deciso di cambiare modulo. Tardi.
Il centrocampo dei Reds era blindato, mentre Florenzi e Kolarov si abbassavano troppo, lo abbiamo capito tutti. Ma il fatto è che probabilmente il Liverpool si trova oggi nel miglior momento di forma possibile e Klopp, che è probabilmente il miglior allenatore in circolazione, «ha dimostrato di sapersi evolvere trasformando una squadra che sembrava monodimensionale, con caratteristiche quasi unicamente di transizione, in una compagine molto più completa di quanto il miglior commentatore avrebbe potuto prevedere. Anche se magari gli altri top club hanno giocatori più forti e qualità nel palleggio superiori, forse nessun’altra squadra raggiunge la versatilità del Liverpool nel saper interpretare (bene) così tante fasi di gioco» (Azzolini). La Roma ha dalla sua una partita di ritorno in che le offre la possibilità di fare (di nuovo) la storia e il futuro. Il futuro solo per chi ha la capacità di ragionamento, quindi non riguarda quei tifosi che si lamentano per la cessione di Salah (per altro imposta dal fair play finanziario) compensata dall’acquisto di Patrick Schick. Il quale, per la cronaca, è costato 5 milioni per il prestito, 9 per l'obbligo di riscatto (a giugno 2018), 8 milioni di bonus. Altri 20 entro il 2020. Per cui chi dice che Schick è costato quanto Salah (42 milioni subito più 8 di bonus) è un incompetente.
Ora, sorvolando sul fatto che l’AsRoma èfra le prime 4 squadre in Europa senza l’egiziano, e stendendo un pietoso silenzio sui soliti "fucking idiots", di questa partita ci rimane una certezza e domanda vecchia di quasi mezzo secolo: la certezza è che la Roma deve guardare il lato positivo: sarà dura andare ai rigori. La vecchia domanda, invece è: non sarà che Dio preferisce il Liverpool?

MONACO DI BAVIERA. Il Bayern Munich ha perso solamente tre gare interne in Champions League dal 2013: 2014: vs Real Madrid, 2017: vs Real Madrid, 2018: vs Real Madrid. Ho quasi detto tutto.
Quasi perché è doveroso ricordare che il povero Bayern di Heynckes era stato colpito da una serie di infortuni importanti (Neuer, Alaba, Vidal, Coman) a cui si è aggiunto in avvio di partita quello di Arjen Robben, l’uomo dai muscoli di cristallo. La strategia del vecchio comandante tedesco avrebbe anche potuto rivelarsi vincente con Robben e Ribery liberi sulle fasce grazie a un modulo 4-1-4-1 da vertigine verticale, il cui obiettivo principale sarebbe stato quello di raggiungere Lewandowski, solitario terminale avanzato. Però, l’infortunio dell’olandese abbinato alla contromossa spietata di Zidane, che ha scelto a sorpresa lo schieramento speculare, ha vanificato tutto. Infatti il gol di Kimmich è arrivato nel momento in cui il Real aveva tatticamente già preso possesso della partita. Come ha scritto Fabio Barcellona: «il Real Madrid riporta il calcio al suo stato primordiale, in cui, semplicemente, la squadra più forte vince. È un’idea semplice ma che può avere un impatto enorme sullo sviluppo futuro di questo sport». Inizio a pensare che sia vero.
Nel frattempo che i Blancos passano in vantaggio, Heynckes perde un altro giocatore per infortunio, cioè Boateng. Sono abbastanza sicuro che potranno trovarsi tutti a casa di Buffon per guardare la finale mangiando patatine.
Di questa partita restano una domanda e una certezza: che giocatore è Marcelo? Un supereroe prestato al football che a volte sembra un surfista anglo-hawaiano scanzonato e spettinato, raccattato all’ultimo minuto perché ne mancava uno, o un pescatore illegale di gamberi di fiume a mani nude che per copertura fa il terzino più spettinato e più forte del mondo? Rimane la certezza che il suo “stop a tenere” di suola potrebbe essere trasmesso in loop su maxischermo in ogni convento della cattolicità. Costituisce probabilmente la prova calcistica dell’esistenza di Dio.

LONDRA. Finisce 1-1 all’Emirates Stadium di Londra. Con un Arsenal che si conferma essere la squadra più bella della competizione, ma anche la più frivola. Non sapendo approfittare delle numerose occasioni in superiorità numerica per via dell’espulsione di Vrsaljko (aveva già preso il primo cartellino giallo dopo 1 minuto), i Gunners di Sua Maestà rimangono bloccati dall’Atletico Madrid, solita formazione brutta e tenace degli ultimi anni. This is football. Decide un errore difensivo sciocco e inspiegabile di Koscielny, la cui figuraccia è quasi pari a quella del vescovo di Liverpool. Ora, servirà l’impresa a Madrid. Questa partita non ci lascia certezze, perché l’unica certezza del caso la conoscevamo già: Oblak è la ragione sportiva per cui Handanovic non gioca mai in nazionale.  

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