04 aprile 2018

Fatevi sotto, vegani eretici!

di Lorenzo Zuppini
Mia madre ha avuto quattro figli, ed io sono il primogenito. Ha acquistato un cane, un Cavalierking che in epoche antiche serviva per la caccia alla lepre, allorquando il suo ruolo di madre che dà alla luce figli si era esaurito. Raccoglie le feci di Leo, il nostro mansueto cane, dopo aver cambiato pannolini, molti pannolini suppongo, ai suoi figli. Ed è così che dovrebbe essere, ed è così che però non avviene. Oggi le donne, soprattutto le giovani donne, si glorificano delle bestiole che trascinano al guinzaglio, ricoprendole di stupidi ornamenti e imbellettandole, senza riflettere su ciò che la Natura ha previsto per loro: dare alla luce bambini. Vi è un’assurda opposizione a questo processo del tutto naturale, senza il quale per altro neanche costoro sarebbero nate, mentre alla vita dedicata alla cura delle bestie si sperticano in grandi elogi: ecco la denatalità. Non credo sia dovuta solo alla carestia che ci affligge, piuttosto anche e soprattutto alla decomposizione del modello di famiglia classica che sempre ci ha accompagnato e che però oggi, nel rispetto dell'ideologia gender, ci dicono debba essere relegata in soffitta. Ma non divaghiamo.

L’animalismo più estremo, che fa preferire alle donne la cacca del cane a quella di un ipotetico figlio, porta alla negazione della superiorità della specie umana su quella animale. Quest’ultimo paradigma conduce al veganesimo e alle forme più stupide di rispetto verso gli animali, e da qui possiamo scordarci la Santa Pasqua e il suo rito più classico: mangiare l’agnello. Ci sono dei gaglioffi che, per giustificare il loro ingiustificabile rifiuto verso la carne e il pesce, asseriscono che la Bibbia non parli di agnello da consumare.

Sono degli eretici, e pure fortunati a vivere nel mondo cristiano: nelle repubbliche islamiche sarebbero stati appesi per il collo. Esodo, 12, 1-9, Dio disse a Mosè e ad Aronne: “Ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa”. E poi ancora: “In quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco; la mangeranno con azzimi e con erbe amare. Non lo mangerete crudo, né bollito nell’acqua, ma solo arrostito al fuoco con la testa, le gambe e le viscere”. Nel Nuovo Testamento Giovanni Battista accoglie Gesù Cristo dicendo: “Ecco l’Agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!”, prefigurandone il ruolo sacrificale per redimere l’umanità dai peccati, esattamente come aveva profetizzato Isaia. Non a caso, durante l’Ultima cena, rito celebrativo della Pasqua ebraica, vennero consumati erbe amare, pane azzimo, charoset, agnello arrostito e vino. Le erbe amare, mangiate intingendone un boccone, ricordavano gli egizi che avevano amareggiato la vita degli ebrei. Il charoset, una salsa prodotta da un impasto di frutta, ricordava il sangue degli ebrei versato. E il tutto era consumato utilizzando pollice, indice e medio. Non a caso Gesù profetizzò: “Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello di tradirà”. Sappiamo inoltre che durante la cena, di punto in bianco Gesù prese del pane e dopo averlo benedetto disse: “Prendete e mangiate. Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me”. Allo stesso modo, dopo averlo benedetto, prese un calice colmo di vino e disse: “Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati”. È dunque evidente che Gesù non andasse propagandando i miti della buona salute ottenuta tramite l’astinenza dalla consumazione di carne e di alcolici. Camillo Langone ha perfettamente ragione quando afferma che il cristianesimo è in via d’estinzione anche per l’arrivo di un nuovo paganesimo, piuttosto sciatto e senza costrutto, il quale sostituirà e si imporrà con la forza impedendo a chicchessia di scostarsi dai propri dogmi. La cristianità, che rappresenta le nostre fondamenta, sta vacillando: uno dei riti più importanti, se non il più importante in assoluto, viene pian piano scardinato grazie al lavoro di questi bighelloni senza pensiero, i quali osano addirittura accostare l’Olocausto degli ebrei all’uccisione degli agnelli a Pasqua. Questa bestemmia si raddoppia in gravità poiché la consumazione dell’agnello pasquale è un rito nato come ebraico.

Non sarebbe un problema, tutto ciò, se venisse lasciata libertà di pensiero. La realtà vuole invece che i profeti del nuovo paganesimo utilizzino la forza e la minaccia per indurre gli altri ad abdicare ai propri doveri cristiani. Se mangi l’agnello a Pasqua sei considerato alla stregua di un nazista, se cacci sei un omicida, se uccidi una zanzara in estate sei un irrequieto. Il cristianesimo non sa rispondere a dovere perché, come disse Papa Ratzinger a Ratisbona, la fede riguarda l’anima e non il corpo, dunque non può diffondersi che con l’utilizzo persuasivo della parola, mai della spada. Ma questa è una guerra di principi, e le guerre, da che mondo è mondo, o si vincono o si perdono.

Siccome io non sono un buon cristiano, ed è per questo che ho bisogno di Gesù Cristo, temo di avere la possibilità di difendermi come si deve: fatevi sotto, bastardi eretici, vi ingozzerò d’agnello e vi annegherò nel vino.

 

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