08 aprile 2018

Il Molise esiste. Il miracolo benedettino

di Alfredo Incollingo
Anche in Molise i benedettini contribuirono a rifondare la civiltà. Nell'Alta valle del Volturno, che confina a ovest con la Ciociaria e a sud con la Campania Felix, durante i primi secoli del Medioevo, gli antichi abitanti erano fuggiti sulle montagne circostanti per ripararsi dalle epidemie e dai barbari. Le ville rustiche romane erano ormai in totale abbandono e le terre fertili lungo il corso del fiume Volturno erano abbandonate a se stesse. Nei pressi dell'attuale paese di Castel San Vincenzo, sorgeva una vecchissima cappella paleocristiana. Si raccontava che venne edificata da Costantino il Grande quando, passando per queste lande, colpito dalla loro bellezza, volle consacralo a Dio. Tre monaci longobardi, Paldo, Taso e Tato, nel 731, ricercando un luogo adatto alla contemplazione religiosa, giunsero nei pressi delle sorgenti del Volturno, a poca distanza dalla chiesetta costantiniana. Compresero di aver trovato finalmente il loro Eden e si stabilirono lì, dando inizio alla fondazione dell'abbazia di San Vincenzo al Volturno. Fu un centro spirituale, culturale e politico di grande spessore nell'Europa medievale, surclassando per un periodo anche Montecassino. Centinaia di monaci e migliaia di domestici vivevano nella badia e il complesso monastico crebbe a tal punto da diventare una piccola città. L'azione fondativa dei benedettini non si limitò all'abbazia. L'intera valle venne ripopolata con nuovi coloni e la popolazione già presente fu incastellata in villaggi fortificati. I monaci concessero ampie terre da coltivare in cambio di una parte del racconto e del controllo del territorio da possibili minacce esterne. Si venne a creare così un'enclave culturale e spirituale quasi indipendente dal mondo esterno, a confine tra i ducati longobardi del Mezzogiorno e il Sacro Romano Impero. Carlo Magno venne a San Vincenzo al Volturno per trattare con i rivali di origine germanica. La ricchezza e il prestigio dell'abbazia suscitarono numerose invidie. I signori di Napoli, onde porre fine ad un potere crescente a ridosso dei loro domini, assoldò una banda di mercenari saraceni. Il 10 ottobre 881 il monastero volturnense venne distrutto dalle bande arabe e i suoi occupanti furono trucidati. Si racconta che l'acqua del Volturno divenne rossa per il sangue dei frati massacrati.  

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