22 aprile 2018

Il Molise esiste. Il papa contadino

di Alfredo Incollingo
Su San Pietro Celestino si è scritto fin troppo e alle volte si è tentato di spiegarne la personalità con le tesi più improbabili. Chi era veramente il papa eremita? Non era un uomo incolto né ingenuo, come spesso è stato descritto da una devozione popolare fin troppo pietista. Non possiamo neanche definirlo un eretico o un cristiano eterodosso, non avendo mai negato negli scritti e negli atti l'autorità del papa e la gerarchia sacerdotale. Non troviamo il rifiuto dei dogmi o della Chiesa istituzionale, ma un loro pieno riconoscimento. Una certa pubblicistica ha al contrario esagerato la sua vocazione eremitica e mistica, vedendovi invece una vena ereticale se non rivoluzionaria. Era altresì un cattolico ortodosso, animato da un incontro diretto con Dio, cercando per questo la solitudine dei Monti della Majella. Come avrebbe potuto chiedere l'approvazione dell'Ordine dei Celestiniani se fosse stato un incolto e un “cafone”? Il fatto stesso di cercare l'assenso di papa Gregorio X, poi, lo scagiona da qualsiasi accusa di eresia. Nel febbraio del 1274 Pietro del Morrone giunse con alcuni compagni a Lione dove si sarebbe tenuto di lì a pochi mesi un concilio. Le agiografie ci raccontano dei suoi modi umili e garbati di porsi di fronte al pontefice: mosso da pietà gli accordò l'approvazione dell'Ordine Celestiniano. In realtà la bolla che confermò la sua famiglia religiosa venne emanata il 22 marzo del 1274, cioè due mesi prima dell'inizio del concilio. 

E' inoltre incerto se ci sia mai stato effettivamente un incontro con Papa Gregorio X. Un ruolo primario nella conferma dei celestiniani lo ebbero i Cavalieri Tempari, che ospitarono il santo nella città francese e con i quali rimase sempre un forte legame. E' probabile che avallarono loro le richieste di Pietro al pontefice, assicurando che fossero approvate. La fama dell'eremita era così nota che i cardinali riuniti in conclave a Perugia il 5 luglio del 1294 lo elessero successore del defunto Niccolò IV. Scelse di chiamarsi Celestino V e la sua incoronazione avvenne il 29 agosto presso la badia di Colle Maggio, all’Aquila, di proprietà dei celestiniani. Era il candidato perfetto anche per l'angioino Carlo II di Napoli che cercava con ansia un papa incline ad assecondare le sue pretese politiche nel Meridione d'Italia. Sotto la sua protezione, giudicata da alcuni una forma di soggezione, in parte evidente, Celestino V visse a Napoli. A questo punto fa la sua comparsa la figura del cardinale Benedetto Caetani, uno dei più grandi giuristi dell'epoca. Le leggende celestiniane lo vedono come il responsabile della rinuncia del papa, colui che aveva orchestrato un complotto per sbarazzarsi del suo rivale. Non solo ci riuscì, ma lo fece uccidere nel castello di Fumone, dove venne rinchiuso per evitare che i nemici francesi del nuovo pontefice, Bonifacio VIII, lo stesso Caetani, lo usassero per delegittimarlo. E' tutto vero? Celestino V rinunciò al pontificato il 13 dicembre del 1294 e non poteva non farlo senza il consulto del Caetani, l'esperto di diritto canonico: si doveva valutare la legittimità della rinuncia al pontificato.

Diversi altri papi, prima di Celestino V, avevano rinunciato al papato e il cardinale di Anagni confermò le intenzioni del morronese. Si trattò di un semplice consulto giuridico. Le leggende sul complotto di Bonifacio VIII sono la conseguenza lampante dell'inimicizia incorsa tra il successore di Pietro del Morrone e il re di Francia, Filippo il Bello. La cronistica francese (e angioina) di fronte ad un pontefice recalcitrante a riconoscere l'ingerenza temporale nella Chiesa cattolica ha sfruttato l'effettiva detenzione del santo per costruire la storia della congiura ai danni di un uomo in odore di santità. Bonifacio VIII tentò di liberare la Chiesa dall'influenza dei monarchi e renderla “super partes”: questo tentativo spirituale e politico spinse il fronte avverso a usare Celestino V per delegittimare il papato del Caetani. In tutta evidenza il morronese fu rinchiuso a Fumone, nella Ciociaria, per evitare che i francesi lo potessero eleggere “Antipapa”. Diverso è invece ritenere per vere le leggende sull'assassinio, smentite con le ultime ricognizioni sulle spoglie nel 2013. Nessun chiodo trapassò il cranio di San Pietro Celestino. Il 5 maggio 1313 il francese Clemente V, su pressione di Filippo il Bello, canonizzò il Morronese non come “martire”, ma come “confessore”. Il monarca francese tentò di screditare in tutto il suo defunto rivale, senza però ottenere i risultati sperati.


 

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