05 aprile 2018

Il puntatore. Articolo leopardato

di Aurelio Porfiri
Davanti al genio io rimango incantato. Pure se quel genio è usato meglio non posso che concedere che comunque il suo possessore va ammirato. Prendete il caro Giacomo Leopardi, certo un pochino pessimista (e probabilmente ne aveva ben donde) ma un grande poeta, un genio enorme. Quando ascolto la declamazione dei suoi versi rimango profondamente ammirato. Un grande poeta, non c’è che dire, fra nostalgia e rimpianto, fra speranza e scoramento.

Ci sono vari pensatori che hanno tentato una sua lettura in senso cristiano, penso a Divo Barsotti. Certamente non si può fare a meno di farci i conti. Certo, mi trovo più in comunanza intellettuale con il di lui padre, il caro Monaldo. Egli era uno dei pensatori controrivoluzionari più interessanti e certamente oggi lo si trova quasi oscurati per due motivi: il primo è la fama del figlio, il secondo è quello di essere un pensatore controrivoluzionario che al giorno d’oggi è considerato dalla cultura dominante peccato non veniale.

 Ma va letto, va proprio letto anche alla luce di quello che viviamo oggi, al tempo in cui per curare un malato di cirrosi si pensa di dargli più liquore (capite la metafora). I giovani si allontanano perché non c’è più sacro nella liturgia? La soluzione è desacralizzarla ancora di più. Ma Monaldo aveva già capito, infatti diceva: “E però il principio di non far peggio in ordine alle sette rivoluzionarie, al lume della sana ragione risolvesi in quest’assurdo, che bisogna concedere molte legna all’incendio perché risparmj la casa”. Avete capito come la sapeva lunga?  

0 commenti :

Posta un commento