21 aprile 2018

La democrazia in Religione

di Franco Ressa
La maggiore qualità dei santi, dopo la fede, è la pazienza. Chi è santo deve saper ascoltare tutti, ma non deve lasciarsi condizionare sulla verità religiosa. Al contrario deve cercare di correggere eventuali errori.
Un grande predicatore del rinascimento, Bernardo degli Albizzeschi conosciuto come san Bernardino da Siena, amava ripetere una sua favola a proposito dei pareri della gente.
- Un giorno andavano per strada un giovane, un vecchio ed un asino. Il vecchio stava in sella all’asino, e il giovane a piedi conduceva l’animale per la cavezza. Ma la gente che incontravano diceva: “Guarda quel vecchio, che egoista, sta comodo in sella solo lui”.
Cambiarono allora posizione, il giovane sedette in groppa ed il vecchio tirava la cavezza. La gente commentava: “Quel giovane è senza rispetto, fa andare a piedi un vecchio”.
Ricambiarono, salendo entrambi sulla schiena dell’asino, ma tutti scuotevano il capo: “Vogliono far crepare quella povera bestia con un peso doppio”.
Non gli rimase che scendere entrambi camminando davanti all’animale. Peggio ancora perché tutti ridevano e sbeffeggiavano: “Guarda che stupidi, hanno un asino e non lo usano”.
Morale: qualsiasi cosa si faccia, aspettatevi di essere sempre criticati ed ostacolati. Se poi volete iniziare qualcosa di buono, non tenete mai conto delle chiacchiere, ma ascoltate soltanto la vostra coscienza. –
Già dal medioevo, Bernardino da Siena aveva compreso i limiti e le incoerenze di ciò che oggi chiamiamo l’opinione pubblica. Sei secoli dopo, la situazione non è migliorata, perché nel nome della democrazia, che significa in greco “governo del popolo”, si vorrebbe fare degli umori momentanei la condotta e la legge per la politica e le nazioni.
Certo, la democrazia è importante in politica, ed è sempre meglio di qualsiasi governo assoluto o dittatoriale, ma la storia insegna che gente come Mussolini e Hitler ascesero al potere mediante regolari elezioni.

E la religione, può essere democratica ?
Gesù durante il suo insegnamento non discuteva né faceva votare agli apostoli le verità che diceva, anzi talvolta li rimproverava come uomini di poca fede e diceva loro: “Non voi avete eletto me, ma io ho eletto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga, affinché qualsiasi cosa chiediate al padre nel mio nome ve la dia.”(Giovanni, XV, 16). Certe sue verità erano così scomode da udire che in molti le rifiutavano, non comprendendole o interpretandole male, come quando nella sinagoga di Cafarnao disse : “Chi non mangia la mia carne e beve il mio sangue non avrà la vita eterna” (Giovanni VI, 53-58). Se poi osserviamo quelle sue nuove dottrine, risultarono talmente invise alla classe dirigente del tempo: scribi, farisei, sacerdoti del sinedrio, da portarlo al sacrificio in croce. Gli stessi, riuscirono con la calunnia a far chiedere al popolo la condanna di Gesù a Pilato, soltanto cinque giorni dopo che la stessa folla di Gerusalemme l’aveva accolto trionfalmente.
La verità e la retta via insomma, non sono cose facili, demagogiche e che possano essere adattate a proprio gusto; o le si crede per atto di fede, o si cade nell’errore peggiore, quello della religione “fai da te”.
La ricorrenza che celebra il potere di Cristo, sia sulle anime che sul mondo, è in ottobre la festa del Cristo re, non certo presidente, Dio non può essere eletto a maggioranza di voti, e il suo potere non ha una scadenza come quella di un governante terreno. Quando Pilato chiese a Gesù: - Sei tu il re dei Giudei ? - lui rispose: -Tu lo dici – affermazione della sua regalità, ma subito dopo precisò: - Il mio regno non è di questo mondo, se di questo mondo fosse il mio regno, le mie guardie avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei. Ora il mio regno non è di qui. Tu dici che io sono re. Io sono nato per questo e per questo sono venuto al mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità ascolta la mia voce. – (Giovanni, XVIII,36)
Nella chiesa Cattolica c’è un momento di elezione, quello del nuovo Papa, ma l’elettorato è limitato ai cardinali, personalità di provata esperienza, maturità e discernimento, inoltre questi non sono gli artefici della scelta di quello tra loro destinato alla più alta carica, ma il vero elettore è lo Spirito Santo che quella chiesa la guida dalla salita in cielo di Gesù.

In conclusione, non confondiamo l’amministrazione di un comune, una regione, una nazione con la salvezza dell’anima. Dio ne sa di noi molto più di qualsiasi sindaco od onorevole infatti: - Non cade un capello dalla vostra testa senza che Dio non lo sappia - (Matteo, X,30 ) e noi stessi possiamo non accorgercene neppure !

 

1 commento :

  1. Mi fa piacere vedere ripreso il tema della regalità di Cristo, da me svolto in un libro recensito tempo fa su questo blog. Purtroppo quel tema brilla per la sua assenza in gran parte della teologia contemporanea, che tradisce in questo modo quello stesso primato delle Scritture a cui, invece, proclama di attenersi: il tema del "regno di Dio", infatti, pervade letteralmente tutta la Bibbia, e non possiamo appoggiarci al famoso "il mio regno non è di questo mondo", per relegarlo a una sorta di metafora "politica" di una realtà "religiosa", solo spirituale. Né d'altra parte era mai stato fatto nel passato, come ben sappiamo dalla storia europea, poi allargatasi all'America e altrove. Oggi invece filosofi-teologi non da poco hanno proclamato "la fine dell'era costantiniana", pensando che in questo modo la Chiesa si libererà dalle tentazioni mondane che vengono dal suo incarnarsi nella storia dei popoli. E' successo esattamente il contrario: molti dei suoi rappresentanti tendono a trasformarsi in cappellani dei regimi liberal-democratici, ovviamente accanto a cappellani di altra confessione religiosa: in una sorta di supermercato delle religioni così dette, ovvero, con parola classica, in un pantheon che le tollera tutte, imponendo di chiudere gli occhi davanti alle differenze - anche quando esse possono andare contro la stessa idea, tanto indiscussa quanto poco chiara, di democrazia.
    Solo un appunto sulla conclusione dell'articolo, dove sembra suggerire che la democrazia possa andare bene per "un comune, una regione, una nazione". No, non va bene neppure per questi. Intesa anche solo nel senso formale della possibilità di consultazioni elettorali della volontà popolare, essa può funzionare solo in presenza di un qualche consenso culturale di fondo, altrimenti si trasforma nella dittatura della maggioranza pro tempore. E il consenso culturale si forma altrove, fuori e prima delle consultazioni elettorali. A quel prima e fuori appartiene il Cristianesimo, in quanto formazione di popoli cristiani, che riconoscono l'uguale dignità di tutti gli uomini, che trascende in Dio ogni differenza di sesso, razza e tradizione culturale. Tramite Cristo, il Cristianesimo rappresenta una sorta di universalizzazione democratica della regalità. Senza di esso, non resta della democrazia che la forzata negazione delle differenze esistenti tra gli esseri umani, ad opera di una élite (accademica, mediatica e finanziaria) che in nome della democrazia vuol controllare le coscienze. 
    Giorgio Salzano

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