08 aprile 2018

La divina misericordia e l'Inferno

di Roberto de Albentiis
Hanno fatto scalpore, di recente, le frasi attribuite al Papa da parte del solito Scalfari a proposito della distruzione delle anime dei malvagi dopo il giudizio, essendo tale dottrina notoriamente eretica (e ripresa difatti da alcune congregazioni protestanti o di derivazione protestante, come parte degli avventisti e i Testimoni di Geova), tanto che, a fronte di una notizia così grossa, perfino la solitamente dormiente Sala Stampa Vaticana ha dovuto fare una precisazione, per quanto incompleta; da decenni, e non certo da questo pontificato (anzi, Papa Francesco sovente cita il diavolo nelle sue omelie, cosa che molti chierici suoi asseriti discepoli non fanno), il diavolo è divenuto il grande assente nell’omiletica e nella catechetica (neo)cattoliche, così come dell’inferno non c’è più traccia: ciò che era uno dei famosi novissimi (assieme alla morte, al giudizio e al Paradiso) è stato fatto sparire, dicendo che era duro, inadatto al mondo moderno, che spaventava i bambini. Sarà, ma anche al tempo di Gesù, quando Egli faceva il mirabile discorso sul Pane di Vita, alcuni discepoli che poi si allontanarono dissero “Questo discorso è duro, chi potrà intenderlo?”, come, anche, bambini cresciuti con la “paura” dell’inferno sono diventati santi, come la Beata Imelda e San Domenico Savio, mentre i bambini e i ragazzi di oggi, beh, stendiamo un velo pietoso su molti di loro…

Gesù ha parlato varie volte dell’inferno, mettendoci in guardia da esso; di più, è venuto sulla terra, soffrendo le incomprensioni e infine la Passione, proprio per salvarci dall’inferno: un Gesù che non avverte e mette in guardia dall’inferno è un falso Gesù, un Gesù buonista, irenista, dialogante, in pratica un Gesù umano, non divino e non giudice, non l’unico salvatore, l’Anticristo. Si dirà, allora, come si concilia la bontà divina con l’inferno? Dante Alighieri risponde, facendo mettere sulle porte dell’inferno della sua “Commedia” queste parole: “Giustizia mosse il mio Alto Fattore”. Dopo la ribellione di Lucifero e dei demoni e la loro precipitazione e sconfitta, è proprio per loro che Dio, sommo Kosmos e Logos, prepara un luogo dove stare e non nuocere, e dove accogliere anche gli uomini che, sciagurati, cedono alle promesse del diavolo, fino a servirlo; sì, perché all’inferno non è Dio che condanna, ma è il singolo uomo che, facendo una libera scelta, sceglie la parte da servire in vita e da godere, come premio o punizione, per l’eternità dopo la morte fisica; e i gaudi del Paradiso e soprattutto le pene dell’inferno non sono metaforici, ma reali, e quindi non c’è nessuna distruzione di anime o nessun significato meramente spirituale o, peggio, nessuna inesistenza del giudizio e dei luoghi dopo la morte!
Dio non poteva non creare un luogo dove premiare i giusti e far loro godere la Sua eterna presenza (il Paradiso), un altro dove far purificare le anime giuste ancora imperfette (il Purgatorio, ma che dopo il Giudizio Finale cesserà confluendo nel Paradiso) e, infine, un altro dove dare giusta retribuzione agli uomini malvagi (l’inferno), che anche per mera ragione naturale non possono stare assieme né possono essere trattati allo stesso modo.

Nel 1935 un’umile religiosa polacca, Suor Faustina, ricevette da Gesù delle rivelazioni che completavano quelle del Sacro Cuore, ovvero la rivelazione della Divina Misericordia: nel secolo breve e sanguinoso del Novecento, tanto ateo e materialista quanto profondamente anti-umano, quasi alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, Gesù in persona si rivelava ad un’umile monaca della devota terra polacca per ricordare agli uomini quanto Dio li amasse e come la Divina Misericordia fosse l’unica ancora di salvezza. Ma Gesù ricordava anche la tremenda realtà dell’inferno: non preso da dialoghismi o pedagogie moderne, Gesù stesso faceva vedere in visione a Santa Faustina la terribile realtà dell’inferno. Ecco cosa leggiamo dal suo celebre “Diario” in data 20 ottobre 1936: “Oggi, sotto la guida di un angelo, sono stata negli abissi dell'inferno.
E un luogo di grandi tormenti per tutta la sua estensione spaventosamente grande. Queste le varie pene che ho viste: la prima pena, quella che costituisce l'inferno, è la perdita di Dio; la seconda, i continui rimorsi di coscienza; la terza, la consapevolezza che quella sorte non cambierà mai; la quarta pena è il fuoco che penetra l'anima, ma non l'annienta; è una pena terribile: è un fuoco puramente spirituale acceso dall'ira di Dio; la quinta pena è l'oscurità continua, un orribile soffocante fetore, e benché sia buio i demoni e le anime dannate si vedono fra di loro e vedono tutto il male degli altri ed il proprio; la sesta pena è la compagnia continua di satana; la settima pena è la tremenda disperazione, l'odio di Dio, le imprecazioni, le maledizioni, le bestemmie. Queste sono pene che tutti i dannati soffrono insieme, ma questa non è la fine dei tormenti. Ci sono tormenti particolari per le varie anime che sono i tormenti dei sensi. Ogni anima con quello che ha peccato viene tormentata in maniera tremenda e indescrivibile. Ci sono delle orribili caverne, voragini di tormenti, dove ogni supplizio si differenzia dall'altro. Sarei morta alla vista di quelle orribili torture, se non mi avesse sostenuta l'onnipotenza di Dio.

Il peccatore sappia che col senso col quale pecca verrà torturato per tutta l'eternità. Scrivo questo per ordine di Dio, affinché nessun'anima si giustifichi dicendo che l'inferno non c'è, oppure che nessuno c’è mai stato e nessuno sa come sia. Io, Suor Faustina, per ordine di Dio sono stata negli abissi dell'inferno, allo scopo di raccontarlo alle anime e testimoniare che l'inferno c'è. Ora non posso parlare di questo. Ho l'ordine da Dio di lasciarlo per iscritto. I demoni hanno dimostrato un grande odio contro di me, ma per ordine di Dio hanno dovuto ubbidirmi. Quello che ho scritto è una debole ombra delle cose che ho visto. Una cosa ho notato e cioè che la maggior parte delle anime che ci sono, sono anime che non credevano che ci fosse l'inferno. Quando ritornai in me, non riuscivo a riprendermi per lo spavento, al pensiero che delle anime là soffrono così tremendamente, per questo prego con maggior fervore per la conversione dei peccatori, ed invoco incessantemente la Misericordia di Dio per loro. O mio Gesù, preferisco agonizzare fino alla fine del mondo nelle più grandi torture, piuttosto che offenderTi col più piccolo peccato.”

Gesù chiese che la prima Domenica dopo Pasqua, la Domenica in Albis, venisse solennemente dedicata alla Sua Divina Misericordia, da celebrarsi con una novena preparatoria da iniziare il Venerdì Santo (significativamente, il giorno della morte di Gesù e della Sua ferita al Costato, da cui sgorgano Sangue ed Acqua “Sorgenti di Misericordia”) e con la benedizione e l’esposizione dell’immagine mostrata a Santa Faustina nelle chiese; fu San Giovanni Paolo II, altro grande figlio della terra polacca, a canonizzare suor Faustina e ad istituire la Festa della Divina Misericordia, e sotto il suo pontificato e quello di Benedetto XVI tale festa era molto sentita e celebrata, con tanto di esposizione dell’immagine nelle chiese nella Domenica in Albis, da ciò che ricordo. Oggi, invece, nonostante lo stesso Papa Francesco richiami e insista sulla Divina Misericordia, in quest’epoca di rinnovato sciattume liturgico per l’immagine, ma anche per la festa liturgica solenne non c’è più spazio; ma d’altra parte, se nella predicazione pontificia manca spesso il necessario appello alla conversione e alla rottura col peccato (quello di adulterio, ma non solo), cosa si può pretendere dai chierici? Per fortuna sono i buoni fedeli a tenere viva questa festa e soprattutto il messaggio che v’è dietro: sì, perché Gesù, a Santa Faustina, disse chiaramente che la devozione alla Divina Misericordia era “l’ultima tavola di salvezza delle anime” prima della Divina Giustizia (“Se non adoreranno la Mia Misericordia, periranno per sempre”).

Adoriamo la Divina Misericordia, allora, con il proposito di fuggire dal male, dal peccato, dall’inferno, con la novena, la consacrazione e le preghiere, con la Coroncina e la preghiera del Nome di Gesù (“Signore Gesù Cristo, Unigenito Figlio di Dio, Salvatore, abbi pietà di me peccatore”), con la complementare e primaria devozione al Sacro Cuore e soprattutto con la confessione, divino rimedio ai nostri peccati e vera fuga dall’inferno; e oggi, andiamo a Messa confessati per comunicarci, e adoriamo la Divina Misericordia per ottenerLa!

 

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