13 aprile 2018

La luce della Polonia

di Marco Soro
Ho da anni una valutazione assai critica sull’operato e la figura dell’attuale pontefice, papa Francesco, lo trovo superficiale e con una visione dell’uomo pessimista. E’ una valutazione personale, e da tempo aspetto che sia smentita. La situazione mi pare drammatica e ridicola, insomma grottesca.

Ma anche prescindendo da papa Francesco, mi pare palese, che ci siano dei colpevoli in tutto questo e non mi riferisco al Sacro Collegio, almeno non solo, ma alla latitanza dei vescovi.

L’episcopato mondiale è del tutto evanescente, dentro la Chiesa e nel mondo, e non mostra nessuna presa di posizione, nessun coraggio, nessuna passione e nessun amore; insomma, abbiamo a che fare con uomini fortemente attaccati alla propria vita e terrorizzati all’idea di perderla. Basti pensare alla lettera del Primate cattolico d’Inghilterra e Galles (pubblicata dal sito agensir il 29 Luglio 2017), che pronunciandosi sul caso del bambino inglese Charlie Gard, che è stato lasciato morire soffocato, si è espresso “consolando” i genitori ed elogiando l’ospedale e l’equipe medica. Insomma il nulla. O peggio del nulla.

A parte alcuni, rari e preziosi, pastori che si sono esposti a titolo personale su questa deriva dottrinale, morale e pastorale, c’è una eccezione di vescovi, clero e fedeli, che rimangono quasi tutti uniti, per testimoniare la propria fede. E’ una eccezione che si trova in Polonia.

La Polonia, devastata da invasioni in diversi momenti storici, ha subito intuito la nuova invasione ideologica post cristiana e, culturalmente, post moderna in cui c’è una volontà di distruggere la coerenza e l’integrità di una spiritualità comune, di una volontà di unione, di una capacità di comprensione e condivisione che fa si che un popolo religioso rimanga tale.

La lettera dei vescovi tedeschi, capitanati dal cardinal Marx, pubblicata sul sito dei vescovi tedeschi “Katholisch.de” il 21 Febbraio dell’anno corrente è un chiaro atto di attacco verso questa realtà. L’accusa avanzata consiste nella denuncia di un popolo polacco in crisi d’identità e , come vuole la sociologia moderna, arroccatosi, per risolvere questa crisi, su posizioni reazionarie. E’ un’accusa tipica da parte dell’occidente europeo verso l’oriente, soprattutto a causa di scelte politiche conservatrici dei popoli slavi e magiari. Insomma il problema è il rapporto con le pretese antropologiche ed anche economiche dell’Unione Europea
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La conferenza episcopale tedesca, ammalata dell’eresia erastiana, povera di profezia e ricca di soldi, ha consapevolezza che da lei parte il supporto teologico e l’apporto morale verso l’azione dell’attuale pontefice, e sa anche che nel mondo cattolico (e non solo) è lei a trovarsi sotto accusa, ma quello che non sopporta è di vedere ai propri confini una chiesa, un popolo ed una fede che non si piegano.
Il concetto di misericordia verso il mondo attuale usato da papa Francesco ed avallato dalla Chiesa tedesca si basa sul fatto che i nostri contemporanei non sono più in grado di capire e di vivere in pienezza il messaggio cristiano, il quale non è più proponibile in modo radicale alla collettività, il fatto che in Europa ci sia un popolo che invece ci tiene a vivere e valorizza questa proposta imperante del vangelo scardina alla base, in maniera pratica, questo discutibile progetto teologico pastorale.

L’occidente è ammalato di un esistenzialismo nichilista con la pancia piena, tale malattia abbatte la possibilità di vedere prospettive di speranza, di affrontare la prove della storia ancorati alla fede e di vivere la quotidianità nella carità. Se le proposte di Cristo non sono praticabili vuol dire che da una parte egli ci ha ingannati, cioè non ci ama e dall’altra ci ritroviamo incapaci di coordinare le nostra promesse verso uno scopo che richieda rinuncia e sacrificio: il problema nuovo è precisamente che quest’ultima affermazione, con Bergoglio, tenta una propria legittimazione all’interno dell’antropologia cristiana. La perdita di un respiro spirituale collettivo da parte di un popolo rende insicuri e fobici i rapporti col prossimo, apre alla solitudine, Dio non mi parla più, nel sentire comune, nel rapporto con chi mi sta vicino, e l’unica ancora di salvezza per rapportarmi agli altri ed anche a me stesso rimangono lo stato e le sue leggi. Lo stato non è più custode della spiritualità di un popolo e della coscienza del singolo, ma le determina. Queste realtà perdono funzione logica e comunicabilità, causando la perversione perfino del linguaggio. Diventa incomprensibile il linguaggio della liturgia, che per sua natura è il collante di un popolo, e vanno alla deriva la comprensione e la pratica dei sacramenti, momenti oggettivi ed incarnati di salvezza, nutrimento dell’eterno per il quotidiano.

Quando ho affermato che papa Francesco ha una visione pessimista dell’uomo mi riferivo a questo: egli pare non credere nella possibilità della persona di elevarsi e dell’oggettivo aiuto della grazia in tale frangente, probabilmente perché ha una concezione moralistica riguardo l’agire del singolo.
Anche nei suoi atti di autorità si basa molto sulla forza della struttura, che stranamente cerca, a sua volta, di indebolire. Usa un potere(quello dell’istituzione) quasi contro se stesso per delegittimarlo. E’ un ossimoro pratico, una babele di coerenza d’intenti.

Dall’Oriente verrà la luce? E’ già successo con Giovanni Paolo II,ma è certo che il semplice fatto che ancora oggi ci sia una intera nazione con vescovi, clero e fedeli indisponibile ad accordarsi con la musica decadente suonata dai mass media, musica a cui si è piegato anche l’attuale magistero fa sperare che una via di coerente e consolante salvezza sia percorribile. Forse Dio non è diventato avaro di messaggi di vera misericordia verso il suo popolo.


 

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