12 aprile 2018

L'importanza della religione nella nostra vita

di Lorenzo Zuppini
La secolarizzazione sarebbe immune da critiche se nel mondo tutti i popoli la applicassero a sé stessi. Laddove, invece, uno solo di questi non lo faccia, e nel caso disgraziato si tratti del popolo musulmano, la secolarizzazione diviene una pericolosa arma a doppio taglio. Cosa ci ritroviamo, noi, da opporre alla violenza religiosa (che si trasforma in violenza politica in una fase successiva) che subiamo almeno dal settembre 2001? La cultura dell’apericena, temo.

La religione, come aspetto privato della nostra vita il cui valore viene però riconosciuto anche a livello pubblico, è fondamentale perché noi umani abbiamo bisogno di certezze per vivere, non di incertezze. Convincersi che un fulmine non fosse una minaccia ma la prova della presenza di un dio, servì in passato per dormire sonni tranquilli, fin quando qualcun altro decise che in effetti quella saetta era dovuta ad un mero fenomeno naturale.

E così, fino a questioni più importanti e che rimarranno sostanzialmente irrisolte. La vita, che è notoriamente a tempo determinato, assume un significato compiuto in quali casi? Facendo cosa? È possibile lasciare una traccia o tutto andrà perduto?

Il cristianesimo ci ha aiutati per duemila anni dandoci, al contempo, anche la possibilità di renderci indipendenti, scoprendo, migliorandoci, affrancandoci dai suoi dettami per chi lo volesse, imparando a dare ascolto anche alla scienza, sfociando però in molti casi in una perdita assoluta di fede che ci ha resi fondamentalmente inermi.

Siamo di fronte ad una offensiva dichiarata da una parte del mondo islamico al nostro, ovvero quello non islamico, col plus di essere cristiani e dunque d’essere, tra i non musulmani, le vittime preferite. La situazione è paradossale perché questa offensiva è iniziata in uno dei periodi più bui per l’Occidente giudaico-cristiano, ammorbato dalla denatalità, e si fonda sulla strategia del terrore, un meccanismo mentale ancor più letale per coloro che ormai non credono più in niente. Per credere in qualcosa si deve esser certi di ciò che siamo, e un Papa che mette sullo stesso piano le religioni monoteiste abramitiche di certo non aiuta in tal senso. Le differenze servono per garantire una specifica identità, con buona pace per coloro che vanno cianciando di uguaglianza costi quel che costi.

Non è spiegabile altrimenti come il progetto suicida di convertirsi all’islam militando nello Stato islamico sia più attraente rispetto a quello prospettato dalla fede in Gesù Cristo, per altro da poco risorto. L’islam, in definitiva, dà certezze, e i paesi musulmani, pur essendo luoghi dove la stragrande maggioranza della popolazione vive miseramente, sono composti da persone che grazie ad una fede solidissima combattono la propria jihad (con violenza o pacificamente).

Siamo ridotti a brandelli, nonostante la nostra immensa capacità militare, perché ognuno di noi non sa per quale motivo festeggiare la sconfitta dello Stato islamico dell’Isis, limitandosi ad un atavico istinto di sopravvivenza: non abbiamo certezza di cosa debba essere difeso, se una chiesa meriti protezione e se la recita natalizia significhi ancora qualcosa, se il popolo di Israele sia dalla parte del giusto o se non meriti attenzione, se la moschea accanto casa sia accettabile o se stoni, se possiamo affermare senza esitazione che è la nostra civiltà la migliore al mondo o se alla fin fine possiamo accettare l’idea di scomparire come accadde all’impero romano. Brancoliamo nel buio mentre i nostri nemici ci dicono, con le buone e con le cattive, che è la loro civiltà ad esser la migliore, meritandosi quindi di avere la meglio sulla nostra. Il cristianesimo contempla la pace e la convivenza con altri, l’islam no. Porgere l’altra guancia, in questo caso, significherebbe firmare la nostra condanna a sparire, dunque dobbiamo rispondere sia su un piano militare che su un piano spirituale. Quest’ultimo manca.

La libertà di cui godiamo ce l’ha concessa il cristianesimo, religione del Dio che si fa uomo, contemplando così la parte razionale dell’esistenza che si affianca a quella spirituale. Questo dato è fondamentale per comprendere quanto la nostra esperienza debba servire al resto del mondo, e dunque quanto meriti protezione. Nella nostra libertà, ad oggi divenuta illimitata e quindi dannosa, siamo stati attaccati e massacrati: concerti, giornalismo, libri, musei, tradizione natalizia, il tempo libero. Ci è stato detto che questo modo di vivere e di intendere la vita è sbagliato e che meritiamo di morire per questo. Punto. Chi ci governa, e che a differenza di un amministratore di condominio dovrebbe afferrare il senso delle cose e del tempo, si è limitato a proclamare la guerra in nostra difesa e ad esortarci a non avere paura. È innanzitutto impossibile non aver paura quando qualcuno vuol ucciderti, e lo è ancora di più se non si ha neanche una vaga idea del motivo per cui dovremmo difenderci e difendere ciò che ci circonda.
Ma insomma, per quale motivo noi dovremmo rifiutarci, combattendo, di diventare una succursale di uno dei tanti paesi islamici che ci circondano?


 

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