06 aprile 2018

Salvare l'Africa

 di Franco Ressa
Fin dai tempi delle guerre puniche, l’ Africa ha rappresentato un problema per l’Europa. Persino nel tempo della colonizzazione, quando le potenze europee l’occuparono per intero a scopo di sfruttamento, vi furono guerre che riflettevano i conflitti mondiali. Nell’ultimo dopoguerra il sorgere dei movimenti nazionalisti ed indipendentisti come in Algeria e in Kenia, convinsero le maggiori potenze coloniali, Francia, Belgio e Gran Bretagna, a disfarsi dei loro domini che da fonte di guadagno diventavano passivi. Dal 1960 in pochi anni l’indipendenza dell’Africa si compì, ma in maniera affrettata e profondamente errata.

Semplicisticamente si fecero diventare nazioni le colonie. Ma una colonia è creata come organismo di dominazione estera su popolazioni diverse che debbono essere controllate e sfruttate in ugual maniera. Trasformata in nazione, l’ex colonia rimane un coacervo di disuguaglianze etniche, linguistiche, culturali, religiose, dunque un’entità discorde in sé stessa, che può essere mantenuta soltanto con la forza. Non è un caso che nella quasi totalità di questi nuovi stati, si siano instaurate delle dittature particolarmente repressive e sanguinarie, basti ricordare i nomi di Amin in Uganda, Mobutu nello Zaire, Gheddafi in Libia, Bokassa nel Centroafrica, Menghistu in Etiopia.

La reazione a tanti tirannelli non poteva essere che la guerriglia dei diversi gruppi etnici contro il governo centrale, magari appoggiata e foraggiata dalle grandi potenze: USA e URSS. In più, gli stessi dittatori cercando una gloria personale o dei diversivi all’instabilità interna hanno scatenato conflitti, i nomi sono tanti: Congo, Biafra, Angola, Ruanda, Somalia, Darfur, per citare i più rilevanti.

L’ultima manifestazione dell’instabilità africana è la migrazione di massa. Milioni di persone premono per trasferirsi in Europa. Coinvolta in pieno è l’Italia come ponte di passaggio tra le coste africane ed europee del mar Mediterraneo. Questa però è una migrazione incontrollata e nella quasi totalità clandestina, che crea molti problemi, sia nella fase di transito attraverso il mare che nella fase di stazionamento e distribuzione sul territorio nazionale, e le vittime nella prima fase sono davvero troppe.

Siamo ormai abituati all’inerzia ed inefficienza dell’Unione Europea, ma se nelle torpide aule di Strasburgo e Bruxelles nascesse un barlume di buon senso, si potrebbe pensare che la migrazione, generalmente motivata con la fuga da guerre e guerriglie in corso, o dalla cattiva situazione alimentare, non dipenda del tutto da tali cause. In Africa vi furono carestie e guerre ben più pesanti di quelle attuali, basti pensare alla secessione del Biafra dalla Nigeria, alle stragi in Ruanda o alla lunga siccità e fame in Etiopia. Nessuna fuga delle popolazioni avvenne allora, perché invece adesso ?

Il compito di scoprirlo dovrebbe toccare alle “intelligences” dei paesi europei, chiedendo informazioni anche ai missionari cristiani che da sempre sono a contatto con gli africani. Certamente si troverebbe che qualcuno o qualcosa sta facendo propaganda interessata presso le popolazioni africane per indurle a lasciare la loro terra. Questa entità malefica fornisce anche gli scarsi mezzi per attraversare il deserto del Sahara, e le precarie imbar-cazioni che dalla costa della Libia tentano il varco del Mediterraneo. Chi c’è sotto?

Stanno cominciando ad affiorare alcuni dubbi: i gommoni stracarichi di africani, a volte veicoli di morte, sono tutti marcati made in PRC, venduti e diretti a qualcuno che in Libia deve solo gonfiarli e caricarli di merce umana. Di recente nella cinesizzata Prato in Toscana sono stati arrestati individui coinvolti nella tratta degli africani. C’è dunque un coinvolgimento di organismi commerciali e finanziari cinesi nella questione?

Il fine ultimo di tali lobbies potrebbe essere allungare le mani sull’Africa, impadronirsi delle sue risorse e stabilire un egemonia sia commerciale che politica, a tutto discapito dell’ Europa. Il sintomo più chiaro è l’adozione al posto del dollaro della valuta cinese, lo Yuan, come moneta di scambio internazionale in diversi paesi africani: Ghana, isole Mauritius, Zambia, Nigeria, Sudafrica, Zimbabwe, Kenya. Se però si facesse finalmente chiarezza, un modo di risoluzione ci sarebbe. L’ Europa, svegliandosi dal suo letargo, unendosi veramente, dovrebbe intervenire d’autorità in Africa. Occupare con la forza le disastrate ex colonie, cacciare i dittatori, stabilire un’amministrazione congiunta europea-africana, e soprattutto ridisegnare da zero i confini delle etnie, delle lingue, delle circoscrizioni, in vista di una nuova nazione federale su due continenti, l’ Eurafrica. In tale iniziativa potrebbe essere utilmente coinvolta anche la Russia, in vista di una pacificazione e normalizzazione dei rapporti.

Questo potrebbe sembrare un revival del colonialismo, ma porterebbe alla vera soluzione del problema dell’ Africa, continente che ha più che mai bisogno di aiuti d’ogni genere. L’Africa produttrice di materie prime potrà avere le proprie grandi fattorie, cooperative, industrie, gestite insieme all’ Europa, e progredire materialmente senza dover esiliare la propria popolazione. L’Europa avrà a sua volta immensi vantaggi con i prodotti africani portati sui suoi mercati, e non avrà più bisogno di erigere “muri”.

La libertà vera dell’ Africa insomma, è anche la libertà nostra. Il controllo sulle etnie e le politiche africane farà finalmente finire l’epoca dei conflitti e dei totalitarismi. Non è un utopia, è il più grande intervento umanitario e cristiano della storia.
Ma intanto ?
I numerosi africani già arrivati in Italia e qui bloccati, non riuscendo a raggiungere gli altri paesi europei causa chiusure e divieti, vengono ospitati e mantenuti in strutture pubbliche ma anche private, a volte requisite dalle autorità. Ma come si vede ogni anno che passa, l’italia è soggetta a terremoti, alluvioni ed altre calamità. Gli africani potrebbero essere organizzati in modo da essere in grado di dare una mano agli alluvionati ed ai terremotati, che altrimenti non potrebbero rimediare ai guasti con le loro sole forze. Sarebbe il giusto contraccambio in lavoro per l’ospitalità, e sarebbe il modo migliore per far apprezzare dalla popolazione italiana questa gente straniera che spesso viene presa per intrusi e malviventi. Ecco il primo, molto più facile ed ovvio intervento cristiano-umanitario di scambio Europa-Africa. 


 

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