06 maggio 2018

Dio preferisce la premier

IL FOOTBALL DEL VECCHIO CONTINENTE COME PIACE ALLA TRADIZIONE

di Matteo Donadoni
WIMBLEDON. Prima di tutto una storia che merita di essere raccontata, almeno per sommi capi. È una storia che può succedere solo sui prati inglesi.
Il Wimbledon Football Club, fondato nel 1911 col nome di Wimbledon Borough, era una squadra di calcio inglese con sede nel quartiere di Wimbledon, situato nella zona sud ovest di Londra (ci arrivate con la District Lane). Una storia da normale società di calcio inglese la sua, senza gloria e senza infamia, fino a quando nel 1988 il Wimbledon sconfisse il Liverpool 1-0 nella finale di FA Cup, diventando così il secondo club della storia, insieme agli Old Carthusians, ad aver vinto sia la FA Cup che la FA Amateur Cup, trofeo vinto nel 1963. Tuttavia a seguito di alcuni guai finanziari, ultimo frutto del calcio moderno, nel 2003, dopo aver valutato una lunga serie di nuove sedi, il club traslocò a Milton Keynes, nel Buckinghamshire. Questo fatto del trasferimento, che ha portato la squadra fuori da Londra, fu una scelta profondamente impopolare fra i supporter, tant'è che l'anno successivo la squadra fu addirittura rinominata Milton Keynes F.C. Cancellato di fatto ogni legame col suo passato, i tifosi imbufaliti del Wimbledon decisero di fondare una nuova squadra, l'AFC Wimbledon, che attualmente milita in Football League One (Terza divisione del calcio inglese) consegnandole il testimone affettivo e definendola il vero Wimbledon. Ora gioca le partite casalinghe nei dintorni di Kingston upon Thames allo stadio "Kingsmeadow". Qual è la storia? Semplice: dopo una lunga cavalcata in salita fra le varie divisioni del calcio britannico, quest’anno l’AFC Wimbledon si è salvata con una giornata di anticipo, mentre il Milton Keynes F. C. retrocede in Football League Two. Soddisfazioni.

MADRID. Veniamo alla Champions League. Come ogni anno, Real Madrid in finale. Ha scritto Daniele V. Morrone: «Il Real Madrid non ha solo la capacità di riportare questo gioco allo stato in cui la supremazia tecnica è l’unica cosa che conta, e riesce a vivere di questo, cavalcando l’entropia. Il gioco del Real Madrid si nutre di episodi, e questo ha un peso particolare nella competizione in cui gli episodi pesano di più, cioè la Champions League». Mi sento di sottoscriverlo. Soprattutto l’entropia. Se guardassimo il gioco, il Bayern Monaco ha espresso una mole di gioco superiore, inoltre, schierato con una sorta di 2-3-5, ha generato la sensazione di pericolo costante, giocando meglio. Il Madrid ha tirato 9 volte di cui 3 nello specchio, contro i 22 tiri del Bayern di cui 10 nello specchio (a cui si aggiunge una traversa). Così il tecnico dei Bavaresi Jupp Heynckes: «C'era almeno un rigore per noi, ma non posso parlare dell'arbitro in una serata in cui abbiamo sbagliato tanto». Direi una discreta lezione a tutti noi. Soprattutto al nostro giornalismo sportivo i cui argomenti sono freschi come un taglio di 12 punti sulla caviglia di Mandzukic.
Con Ramos tornato al centro della difesa - e non il ragazzino visto contro la Juve – i Blancos sono bravissimi a proteggere l’area piccola, ma, se Sven Ulreich non avesse deciso di giocare a Twister con Benzema, avrebbe anche potuto spuntarla il Bayern. Invece ha vinto il Real che sembra essere tornato quello degli albori della competizione, quello del mitico Santiago Bernabeu: quello delle cinque coppe consecutive.

ROMA. Resta l’orgoglio. La Roma chiude la sua stagione europea senza aver mai perso in casa: su 6 incontri disputati 5 vittorie e un pareggio.
L’attesa inquietante come la figurina Paul Breitner con la maglia dell’Eintracht Braunschweig stagione 1977/1978 e lo sponsor JaegerMeister in caratteri gotici, è stata rotta solo dal siparietto Klopp-Crowe. In vista della sfida di Champions League contro la Roma, infatti, il tecnico del Liverpool Jurgen Klopp aveva rilasciato un'intervista all'emittente inglese BT Sport rispondendo alla domanda se avesse mai visto il film “Il Gladiatore”: «Si certo, Russel Crowe giocherà domani nel mio centrocampo!». Pochi istanti dopo questa dichiarazione la reazione dell'attore tifoso giallorosso attraverso un tweet: «Ah! Squadra sbagliata. Forza Roma!!». E la Roma ha dimostrato di esser forte davvero facendosi eliminare con una vittoria per 4-2. Vorrei far notare la prova di carattere che fa sperare che la Roma abbia acquisito una dimensione europea. Icona di questa dimensione ancora una volta Kostas Manolas che fa sbiancare tale Robertson, un ragazzo che nel 2012 si lamentava di non avere un lavoro (e che la vita fa schifo) e nel 2018 giocherà da titolare la finale di Champions League contro il Real Madrid. L’ex Olympiakos si appresta a diventare il difensore greco più forte di tutti i tempi, superando Stratos Apostolakis, Traianos Dellas e perfino lo zio Stelios Manolas.
In conclusione, oltre le polemiche che non appartengono allo stile della nuova società oro e porpora, le parole di Daniele De Rossi: «Ho ringraziato i miei compagni e gli ho detto che per rendere ancora più importante queste cavalcata dobbiamo rifare la Champions il prossimo anno. È stata una serata piena di amore e di romanismo, ringrazio la gente. Ora siamo di nuovo un tutt’uno» sono la conferma della crescita del capitano degli imperiali come uomo e come atleta. Ditelo a quelli per cui conta solo vincere. Pieni d'amore e Romanismo. Un tutt'uno, squadra e tifosi. Siamo la Roma.

EUROPA LEAGUE. Anche per la seconda coppa più importante d’Europa nessuna sorpresa. A Madrid l’Arsenal si è presentato con l’improponibile maglia della nazionale chierichette, confermando di essere la squadra più bella e più frivola della competizione, e solo per questo ha meritato di uscire. Per il resto ha giocato meglio dell’Atleti, il cui calcio è degno del peggior calcio all’italiana, infatti ha vinto grazie ad una rete fortunosa, partita da un errore degli inglesi. L’unica cosa bella di questa squadra è Griezmann che fa il balletto del “loser” di Fortnite.
Così termina l’avventura del più famoso allenatore di Francia, come dicono gli Inglesi: «Arsène Wenger ends his final season at Arsenal without a trophy». Come ha detto invece Mourinho (e forse aveva ragione), Wenger? “specialista in fallimenti”.
I Colchoneros, gli unici a non aver perso in Champions a Roma, incontreranno in finale l’Olympique Marseille di Rudi Garcia, i cui ragazzi, per quanto si fossero presentati a Salisburgo allegri come una banda di ex giocatori del Peñarol in trasferta, avrebbero meritato l’eliminazione, evitata solo per grazia del solito errore arbitrale che condanna gli Austriaci. La furiosa polemica post-partita è stata gustosa ma degna del campionato greco pre derby PAOK-AEK.


 

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