19 maggio 2018

Dio preferisce la premier


IL FOOTBALL DEL VECCHIO CONTINENTE COME PIACE ALLA TRADIZIONE



di Matteo Donadoni
LIONE. Finale di Europa League. Termina dunque qui l’epopea dei tifosi dell’Atalanta sul divano. Dopo anni di difficoltà l’OM fa sul serio [1], lo fa per 20 minuti circa, poi la pochezza tecnica della sua punta Germain, l’infortunio tecnico di Zambo Anguissa che causa il vantaggio spagnolo e soprattutto l’infortunio muscolare a Payet, spostano la bilancia della fortuna inesorabilmente in favore dell’Atleti, che si ritrova praticamente la partita vinta, dato che il Marsiglia si squaglia come un cornetto sul molo. Come al solito il Colchoneros ottengono il massimo con il minimo sforzo. Inizio a pensare che questo paradosso del calcio sia in realtà un assioma: chi rompe il gioco vince.
A volte sembra karma. Chi d’infortunio ferisce, di infortunio perisce. Tutti i commentatori sportivi più informati attendevano Dimitri Payet, che definiscono “libero offensivo”, ma che io ricordo più che altro come il macellaio di Ronaldo nella finale di Euro2016. Per la quarta volta consecutiva, anche quest’anno, infatti, il trequartista nato nell’isola di Reunion è di nuovo il giocatore ad aver creato più occasioni da gol nei cinque principali campionati europei: Chances created: 113,
Assists: 12 ( SQUAWKA ANALYSIS ). Addirittura più di giocatori come De Bruyne, Insigne, Özil e Eriksen. I dati dicevano anche che l’Olympique Marseille è la squadra che tira di più in Ligue 1 e quella che segna di più su calcio piazzato (10 gol). Forse perché l’Atletico gioca in Spagna.
D’altra parte Rudi Garcia ha tentato di fare con Payet come a Roma il primo anno della sua gestione con Francesco Totti. Solo che Payet, per quanto forte, non è Totti.
Nonostante la bellezza dei dribbling di Ocampos e la tenacia di Sarr, entrambi giocatori notevoli, di questa finale rimane l’inconcepibile solidità dell’Atletico, oltre che l’inconsistenza intellettuale nonché calcistica degli scout (tipo i geniacci dell’Olympique Lyonnais) che scartano un giovanissimo Antoine Griezmann perché gracilino.
Se avesse vinto l’Europa League, Garcia avrebbe potuto considerarsi il padre dell’introduzione della “touche” nel football, ma ha perso.

Ma la scorsa settimana era stata assegnata la Coppa Italia.

ROMA. Per parlare della finale di Coppa Italia dobbiamo discutere la finale di Coupe de France, palcoscenico della storia e delle aspirazioni del Les Herbiers, piccola squadra di terza divisione francese - il massimo livello che la squadra è riuscita a raggiungere in tutta la sua storia. Oggi è la squadra francese che più ci sta simpatica. Per due ragioni. Una storica: all’alba del 3 febbraio del 1794 la colonna infernale guidata dal generale François-Pierre Amey entrò nella regione del Bocage e diede fuoco alla città di Les Herbiers. Sconfitta l’armata cattolica vandeana, l’esercito rivoluzionario volle incenerire i propri avversari: doveva. Infatti, la città venne distrutta insieme al castello dell’Entenduère, oggi ridotto a poche rovine abbandonate e ricoperte dalla vegetazione. Insomma, la solita prassi dei progressisti. La seconda ragione è che la squadra di calcio è stata fondata nel 1920 da un parroco - come il glorioso Celtic Glasgow, che quest’anno vince il settimo scudetto consecutivo e ci congratuliamo.

Dunque, per quanto sia stata travagliata la stagione del Les Herbiers - e per dire quanto basta ricordare che l’attuale tecnico, Stephane Masala, non ha neanche il patentino per allenare e il club deve pagare una multa di 1170 euro ogni partita - la squadra è arrivata in finale contro il ricco e blasonato PSG dei parigini, che loro chiamano “Les Parigots”. Avrebbe potuto essere una storia degna del football britannico, ma, essendo che è francese, i ragazzi del Les Herbiers hanno concluso banalmente, perdendo o-2 contro quella che sulla carta è la squadra più forte d’Europa.
Tutto sommato un risultato migliore di quello dell’onesto Milan contro la Juventus, che si aggiudica il trofeo per la quarta volta consecutiva, stabilendo un nuovo record, grazie a ben due papere di Donnarumma e un autogol di Kalinic.

Già, la scorsa settimana era stata assegnata la Coppa Italia. Infatti la chicca di fine anno ce la regala l’allenatore più permaloso della penisola, Massimiliano Allegri, il teorico della partita brutta, “anzi, se possibile, ancora più brutta”. Cito testuale perché si farebbe fatica a credermi: “E’ ora di far capire ai corsi, a i nuovi allenatori, a questi ragazzotti che ‘crescano’, che il calcio non è solo fatto di teoria, ma anche di pratica. Io fortunatamente son cresciuto con Galeone <sic!> che mi ha spiegato la molta semplicità nel spiegare le cose. Invece, io qui sento, Dio Santo, come se in una partita di calcio bisognerebbe mandare missili sulla Luna. E questo credo che sia molto un po’ una roba… da chi non conosce il calcio”. Esposto il teorema filosofico profondo per la formazione degli allenatori del futuro, Allegri, per quanto sconsolato per questa sua battaglia persa, prosegue la lezione per chi non conosce il calcio con un esempio pratico, altrimenti “si riduce il calcio… nel calcio ci sono mille imponderabili e mille imprevisti come il Monopoli, nel Monopoli c’è un pacchettino di imprevisti e nel calcio c’è un pacco di imprevisti. Quindi bisogna saper gestir le cose… c’ho un’idea completamente diversa, purtroppo forse è sbagliata la mia perché sento ‘parlà’ tutti allo stesso modo… quindi…”
Come dicevano i filosofi antichi: IPSE DIXIT - 9 maggio 2018.
Per concludere ribadendo un grosso #NototheModernFootball, ricordiamo l’ennesimo ritiro di Gianluigi Buffon. Tabaccaio in lacrime.


[1] Margarita Louis Dreyfus ha ceduto le quote dell’Olympique Marsiglia all’americano Frank McCourt, imprenditore dal passato turbolento , già proprietario dei Los Angeles Dodgers (franchigia di baseball della MLB), dalla cessione dei quali ha ricavato circa 2,15 miliardi di dollari (sic!).
 

0 commenti :

Posta un commento