03 maggio 2018

Il puntatore. Censura e altre quisquilie

di Aurelio Porfiri
Io non so se oggi un film come “Totò e le donne” potrebbe essere girato. Questo film del lontano 1952, ci presenta un Totò che in uno stile dissacrante mette alla berlina l’universo femminile, visto come incommensurabilmente altro rispetto a quello maschile. Non che faccia una esaltazione degli uomini in quanto tali, ma ci mostra come sia difficile avere a che fare con le donne (e viceversa). Ma se le donne sono impossibili, sembra dire il film, eppure gli uomini non possono farne a meno. Dice Totò in una scena: “i milioni sono importanti, ma pure la biologia vuole la sua parte”.

Leggendo i commenti sotto il video che è reperibile in Youtube, vedevo come questo sentimento di un’epoca molto meno libera di 65 anni fa, era condiviso da altri spettatori. Non illudiamoci che questi #metoo e affini portino ad una effettiva liberazione della donna, la donna è libera quando è se stessa, non una brutta copia dell’uomo. Alla fine, sono lotte di potere spostate su un altro piano. Potremo essere liberi, uomini e donne, solo all’interno delle dinamiche biologiche e antropologiche che ci rendono quello che siamo, non quello che la società ci impone di essere. Nessuno deve essere abusato o forzato a fare sesso con altre persone, questo sia chiaro e limpido. Ma ho molti sospetti su tanti ripensamenti interessati, sul “mi sono sentita abusata” detto dopo anni, dopo decenni.

In questi giorni abbiamo assistito alla vicenda del povero Alfie, una vicenda straziante che ci fa anche pensare, e molto, sul ruolo che ha il mondo anglosassone in tanta degenerazione del mondo moderno. Non è sorprendente che tutta questa storia del #metoo sia nata e deflagrata negli Stati Uniti, il cui ruolo culturale sulla degradazione della nostra civiltà non può essere sottovalutato.

Mi rallegro che il nostro Totò, dopo tanti anni, ancora è capace di farci ridere con film visti e rivisti, ma è anche capace di farci pensare, di farci specchiare in modo caricaturale in quello che siamo, anche nel nostro oggi. Chissà che film farebbe oggi, come rappresenterebbe la nostra società. Forse, senza fare paragoni, Checco Zalone è colui che è in grado di rappresentare oggi questa degradazione nel modo più efficace, e il pubblico che affolla i cinema dove vengono proiettati i suoi film è evidentemente d’accordo con me.

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