31 maggio 2018

Irlanda. La Chiesa non ha combattuto

di Alfredo Incollingo
E' ufficiale: la cattolica Irlanda si è pronunciata a favore dell'aborto nel referendum di venerdì, 25 maggio. I movimenti pro-life isolani hanno dovuto ammettere la sconfitta. Lo spoglio delle schede di questa mattina non lascia dubbi: il 68% degli elettori vuole la legalizzazione dell'aborto contro un 30-32% di votanti contrari. Dopo il referendum del 2015, che ha aperto l'Irlanda ai matrimoni omosessuali, un'altra consultazione popolare, promossa dal premier Leo Varadkar, di origine indiana, esponente del partito Fine Gael e omosessuale dichiarato, ha posto fine al sogno di una Irlanda cattolica.

Come spesso accade in queste situazioni, l'industria culturale internazionale si è schierata a favore dei pro-choice. Dal cantante Bono Vox degli U2 all'attrice Cillian Murphy, sono numerosi i volti noti dello spettacolo irlandese che hanno chiesto alle donne di difendere il proprio diritto all'interruzione volontaria della gravidanza. I media internazionali sono stati compatti nel supportare il SI, sostenuti dall'Open Society di Georges Soros o direttamente dall'ONU, che ha sempre difeso questo sacrosanto diritto. La National Union of Journalists, il potente sindacato irlandese dell'informazione, è stato irremovibile nel dare il suo assenso alla campagna mediatica a favore dell'aborto.

I pro-life, invece, hanno subito la censura dalle principali piataforme digitali (Google, Facebook...) con l'accusa di veicolare messaggi inappropriati. Mentre i pro-choice ricevevano senza problemi finanziamenti dall'estero, i pro-life sono stati biasimati diffusamente per il supporto economico ricevuto da associazioni antiabortiste americane, vicine al presidente Trump. Twitter ha permesso la diffusione dell'hashtag #HometoVote per invitare gli irlandesi all'estero a tornare in Patria per votare a favore dell'aborto. I media, come spiega Ermes Dovico (La Nuova Bussola Quotidiana, 25.05.2018), “hanno accusato i pro-life di strumentalizzare i bimbi con [sindrome di Down]. Un’accusa così ridicola che non varrebbe nemmeno la pena commentare, visto che proprio i nascituri con malformazioni sono il principale bersaglio di ogni società che apra all’aborto e perciò all’eugenetica.”

La Chiesa Cattolica, da Roma, è intervuta raramente sulla questione, delegando ai vescovi irlandesi qualsiasi giudizio sul referendum. Questa è l'impressione di diversi osservatori italiani (IlFoglio.it, 23.05.2018, per esempio), che hanno evidenziato come i cattolici e i loro referenti politici hanno fatto ben poco per difendere l'infanzia.


 

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