27 maggio 2018

La vandeana. Stofflet

di Alfredo Incollingo
Di umili origini (nacque il 3 febbraio 1753 in una famiglia di poveri mugnai, a Bathelémont, in Lorena), il generale Jean Nicolas Stofflet compì una rapida e lauta carriera militare nell'esercito svizzero, prima, e in quello francese, successivamente. Profondamente devoto alla Chiesa Cattolica e ai valori della monarchia, nel 1789, quando scoppiò la Rivoluzione, si unì ai ribelli vandeani. Prese parte alle più importanti battaglie e riportò notevoli vittorie sui reggimenti repubblicani. Venne nominato Generale Maggiore, premiando le sue abilità militari, ma il suo carattere freddo e autoritario gli impedirono di ottenere un ampio consenso fra lo stato maggiore vandeano e i suoi uomini. Era sì un fine stratega, ma la sua ambizione lo condussero a scontrarsi con gli altri graduati (in particolare con il generale François de Charette). Non tollerava contraddizioni e tendeva a non rispettare i piani di guerra e i trattati con il nemico. Fu così che, disattendendo ad una tregua che l'esercito vandeano aveva firmato con i repubblicani (Trattato di Saint-Florent-le-Vieil, 2 maggio 1795), riprese le ostilità. Sobillato dai consiglieri del conte di Provenza, il futuro re Luigi XVIII di Borbone, che lo promossero Maresciallo di Campo dell'esercito cattolico, sfidò a campo aperto il nemico, ma venne arrestato e condannato a morte da un tribunale militare. Fu fucilato ad Angers, una cittadina della Loira, il 22 febbraio 1796.  

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