11 maggio 2018

Reintrodurre le festività religiose. Una proposta

di Paolo Maria Filipazzi
Con il presente articolo si segnala e si appoggia incondizionatamente il disegno di legge presentato da tre parlamentari della Südtiroler Volkspartei per il ripristino degli effetti civili delle festività di San Giuseppe, dell’Ascensione, del Corpus Domini e dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, nonché del lunedì dopo Pentecoste.

Si tratta di ricorrenze che in Italia furono celebrate fino al 1977, per poi essere abolite, assieme all’Epifania, in base, ufficialmente, all’austerity, vale a dire allo stravagante assunto che troppe festività, sottraendo preziosi giorni di lavoro, avessero ricadute negative sulla produttività, rendessero il “paese” poco competitivo … Insomma, le solite frescacce.

Ovviamente né allora né mai è sembrato che qualcuno si accorgesse che numerose di queste festività abbiano continuato ad essere tali in diverse nazioni europee, fra le quali la Francia e la Germania, vale a dire quelle “competitive” per eccellenza, né che la “produttività” dell’Italia non abbia minimamente risentito di tale “taglio dei costi”. A dire il vero una lieve reazione ci fu già allora, se è vero come è vero che dopo un paio d’anni almeno l’Epifania fu ripristinata, ma fu poca cosa.
Anche oggi, alla proposta della SVP, si levano voci critiche: ma come, con la crisi, si sottrae tempo al lavoro? E ai nostri poveri studenti, subissati di ponti in quella primavera che è proprio il periodo in cui vengono inondati di compiti in classe, non pensate?

Ovviamente, nessuno che abbia il coraggio, oggi come allora, di andare oltre il patetico pretesto dei “troppi giorni di ferie che rendono il paese meno produttivo e competitivo”, per focalizzarsi sulla vera ragione per cui nel 1977 queste feste furono abolite: e cioè che, dopo la legge sul divorzio e la perniciosa riforma del diritto di famiglia e con la legalizzazione dell’aborto già in cantiere, si volle dare un altro bel colpo di maglio all’identità cattolica della Nazione italiana. Il tutto, ovviamente, realizzato con la complicità della Democrazia Cristiana, abbarbicata al potere come l’edera al muro.

A dire il vero, non è che la Chiesa Cattolica avesse troppo alzato alla voce, cosicchè ancora oggi viviamo annualmente la farsa del Corpus Domini spostato alla domenica successiva al giorno in cui si dovrebbe celebrare secondo il calendario liturgico, per non disturbare il dio-stato e, tutto sommato, nemmeno per seccare i tiepidi cattolichetti che, sempre più sparuti, frequentano le chiese…
Lanciamo dunque un appello per una campagna a tambur battente a favore della proposta.


 

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