31 maggio 2018

Sull'aborto la battaglia prosegue

di Giuliano Guzzo
Al di là del conteggio esatto dei voti del referendum, una cosa, in Irlanda, è già chiara: i «Sì» all’aborto legale hanno trionfato – secondo gli exit poll -, col 68% delle preferenze favorevoli, rispetto al 32% delle contrarie. Un risultato, è stato notato, del tutto sovrapponibile a quello del referendum italiano del 1981; come e a dire che la «cattolicissima» Irlanda è oggi dov’era la «cattolicissima» Italia ieri. Una batosta, quella del fronte pro life, dalle molteplici cause, sia esogene – le menzogne propagandistiche, la pressione abortista dei media e gli endorsement mortiferi dei vip (U2, Liam Neeson, Ed Sheeran) – sia endogene, con la secolarizzazione, un popolo cattolico anestetizzato e confuso ed una Chiesa, quella irlandese, che ha scelto di non combattere davvero la battaglia.

E quindi, adesso? Che si fa? La svolta abortista irlandese è senza dubbio, per chi ha cuore la difesa della vita umana, pessima. Tuttavia credo non debba scoraggiare, per tutta una serie di motivi. Il primo sta nel fatto che, quello del referendum, era un risultato purtroppo prevedibile: possiamo cioè rattristarci, ma non certo stupirci. Il secondo consiste nel fatto che se l’Irlanda segue con decenni di ritardo ciò che accade in Italia, allora anch’essa sarà seguita dalla rinascita, in corso di questi anni, di uno schieramento pro life sempre più combattivo e che, accanto allo storico Movimento per la Vita, vede l’affermarsi di nuove realtà come Pro Vita e CitizenGo. L’esercito pro life italiano, insomma, si sta riorganizzando alla grande. E il nervosismo in casa progressista è lì a dimostrarlo.

Un terzo motivo per cui non disperare, correlato al precedente, sta nella totale inconsistenza – che viene sempre più a galla – della cultura abortista, ai cui mantra (l’autodeterminazione, l’incubo patriarcale, il ritorno del Medioevo e bla bla bla) abbocca sempre meno gente. Certo, il fatto che in Irlanda i favorevoli all’aborto siano stati, a quanto pare, soprattutto i più giovani, non mette particolare ottimismo. Va però precisato, come dicevo poc’anzi, che si va delineando un nuovo fronte pro life, composto da giovani che padroneggiano i segreti della comunicazione, corpi speciali che si muovono in autonomia (anche senza, cioè, la benedizione del vescovo di turno) e che ora, cosa ancora più importante, giocano all’attacco; per rendere l’aborto non illegale, bensì impensabile. Dunque dispiace tanto per l’Irlanda, ma la battaglia continua.  

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