10 maggio 2018

Tecnici in politica. Cattiva scelta

di Franco Ressa
A volte nel governo delle nazioni a rimedio dell’inefficienza dei politici e in periodi di crisi, si invoca l’intervento dei “tecnici”, cioè di professionisti che dovrebbero risolvere i problemi insoluti e dare una svolta alla legislazione ed all’amministrazione.
L’esperienza storica però dà torto a questo tipo di scelta. Gli esempi sono:

- Jacques Necker (1732-1804), finanziere svizzero, chiamato a Parigi nel 1776 dal re Luigi XVI per risollevare le disastrate finanze francesi. Abolisce le cariche fisse, istituisce assemblee provinciali, chiude le prigioni per debiti, riduce le spese della corte reale, lancia prestiti per finanziare la guerra d’indipendenza degli Stati Uniti contro l’Inghilterra. Le sue riforme non evitano, anzi anticipano lo scoppio della rivoluzione francese e il crollo di quella monarchia che pensava con lui di risolvere i problemi della nazione. Sarà lui infatti a chiedere la convocazione degli stati generali, che ben presto diventano assemblea costituente. Il suo licenziamento dal ministero delle finanze causa la rivolta del popolo e la presa della Bastiglia.

- Quintino Sella (1827-1884), industriale, geologo, alpinista fondatore del Club Alpino Italiano. Più volte ministro delle finanze dopo l’unità d’Italia, vuole una politica di risparmio e di pareggio del bilancio, che si traduce con tasse insostenibili, come quella sul macinato nel 1869. Il risultato sarà la completa rovina degli agricoltori, specie al sud. Inizierà così l’emigrazione dall’Italia verso i paesi esteri, specie l’Argentina e gli Stati Uniti, che in un cinquantennio svuoterà l’Italia di quasi metà della sua popolazione.

- Herbert Hoover (1874-1964), gestore di miniere, segretario del commercio, presidente degli Stati Uniti dal 1929 al 1933, non riesce ad arginare la crisi scoppiata alla fine del 1929, ed i suoi provvedimenti non migliorano, anzi peggiorano la situazione, che potrà essere sanata solo con il New Deal del successivo presidente Franklin D. Roosevelt. Di fatto nega i sussidi ai disoccupati, troppo tardi alza i tassi doganali e non interviene sulle banche. Arriverà a reprimere militarmente le manifestazioni dei reduci e dei senza lavoro.

- Mario Monti (1943), Economista e presidente dell’università Bocconi. Nel 2011 Appositamente chiamato dal presidente della repubblica italiana Napolitano ed insignito come senatore a vita, per sostituire il legittimo governo Berlusconi, riesce con blandizie ed inganni a creare un proprio governo che coi suoi provvedimenti peggiora la situazione dell’Italia già toccata dalla crisi mondiale, specie aggravando le tasse e togliendo ai lavoratori la loro giusta pensione. Alla fine del suo mandato, nel marzo 2013 si assume la pessima responsabilità del rinvio in India di due marò, militari dell’esercito italiano imprigionati contro i diritti internazionali e detenuti per evidenti motivi politici. Questa decisione causa le dimissioni del ministro degli esteri Terzi di Sant’Agata.

-Benedetto Brin è un esemplare similare. Nato a Torino nel 1833 da modesta famiglia, studia da ingegnere navale e si procura qualche contante come insegnante di teoria navale e meccanica applicata alla scuola di Marina di Genova. Dipendente dei fratelli Orlando lavora nei cantieri genovesi alla Foce. Dopo la battaglia di Lissa ed il taglio dei finanziamenti alla marina, viene chiamato dall’ammiraglio Riboty per progettare un tipo di nave in economia. Brin migliora la scarsa galleggiabilità delle navi corazzate, le dota di un motore potente e veloce e di cannoni a lunga gittata. Queste saranno la Dandolo e la Duilio, varate nel 1876, seguite dall’Italia e dal Lepanto nel 1883.
Chiamato come ministro dal presidente del consiglio Depretis, ritornerà più volte al portafoglio della marina tra il 1876 e il 1898. Fautore del protezionismo, concentra le commesse sulle industrie Orlando di Livorno, la Armstrong di Pozzuoli e le acciaierie di Terni. Resta in polemica contro altri ministri della Marina come Saint Bon e Acton, alla fine la spunta, vengono costruite le sue navi modello Fieramosca, Marco Polo, Lombardia, Tripoli, Partenope, più 96 torpediniere. Per suo impulso la scuola di Marina viene unificata nell’Accademia navale di Livorno nel 1881.
Brin muore a Roma nel 1898.

Sul giornale Fanfulla nel 1876, viene lamentato il fatto che solo perché ministro, Brin è stato nominato ammiraglio, senza aver mai prestato servizio militare né comandato una navigazione. Sviluppo della flotta: dal 1880 al 1889 da 158.000 tonnellate e 13.000 uomini a 312.000 tonnellate e 21.500 uomini, con spese che salgono da 49 milioni a 157 milioni. A cavallo del 1890 la Marina allinea 15 corazzate, 16 incrociatori, 35 tra avvisi, incrociatori torpedinieri, torpediniere avvisi, cannoniere, 135 torpediniere, ma storicamente sorgono alcuni interrogativi. La flotta potente poteva essere sostenibile per le finanze italiane rifornite  dal carico eccessivo di tasse iniziato da Quintino Sella e non molto mitigato dai governi della sinistra storica. Ma ciò manderà in depressione l’agricoltura e creerà quella situazione sociale esplosiva, che dopo la prima guerra mondiale porterà al fascismo.

Senza una flotta numerosa e potente, durante la Grande Guerra l’Italia sarebbe certamente stata soggetta ad invasioni lungo le sue coste, ma forse non sarebbe nemmeno entrata in guerra, risparmiando così 600.000 morti e i guai successivi.
L’industria pesante impiantata da Brin ha avuto le sue trasformazioni nel tempo, ed è stata una colonna portante anche del miracolo economico negli anni ’50 del XX secolo, ma oggi notiamo quali guasti ambientali e fisici ha causato. Una realtà che inizia a vedersi solo di recente, con il decadere di questo tipo di industria, surclassata da quella dei paesi orientali.
Il vero primato dell’Italia è nelle cose artistiche, culturali, ambientali, del gusto e dell’artigianato. L’Italia industriale è sempre stata una forzatura, perciò Brin è un elemento negativo, un altro “tecnico” malamente imprestato alla politica.


 

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