06 giugno 2018

Dare una chance al governo gialloverde per chiudere il '900

di Michele Peucezio
Nasce il governo 5 stelle-Lega, e ciò che saprà rappresentare questa nuova entità della politica italiana, è tutto da vedere, ma intanto ci sia consentito di distinguerci, come sempre, dal coro.
La Lega di Salvini, pur avendo la metà dei voti dei 5 stelle, è stata abile a contrattare e ottenere i posti chiave che stanno tradizionalmente a cuore all’elettorato di destra: immigrazione, famiglia, scuola, (oltre alla sempre più strategica agricoltura). Considerando solo un Fontana messo alle politiche famigliari e per la disabilità, con la relativa, immediata e isterica reazione delle vestali del politicamente corretto, non si può obiettivamente sostenere che potesse andare meglio, neanche con un governo di centrodestra “puro”. E anche se il buon Lorenzo non potrà fare molto contro leggi che solo una maggioranza parlamentare attualmente assente potrebbe seriamente rivedere o abolire, l’aver già vinto una battaglia simbolica significa iniziare un percorso di riscatto culturale, dopo gli anni del delirio arcobaleno.  Abbiamo forti riserve sul montiano Moavero Milanesi agli Esteri, ma speriamo che il “nostro” Savona agli Affari Comunitari sappia tenere testa a Juncker e soci.

A ispirare simpatia verso il nascente esecutivo anche ai più scettici basterebbe già solo l’impressionante fuoco di fila mediatico scatenato in maniera preventiva (e prevenuta) da parte dell’apparato mediatico pressoché al completo, dalle testate di regime (Corriere, Repubblica, Rai) ai giornali e le televisioni di Berlusconi, ormai schierati in maniera trasversale per la macchina del fango antigovernativa.

Ed è proprio sulla posizione di quest’ultimo mondo, quello dell’ex centrodestra berlusconiano, che vorremmo spendere parole di amarezza. E’ dal 2011, ovvero da quando il Cavaliere, piegandosi ai diktat sovranazionali, cadde rovinosamente, che è iniziata la china discendente di un personaggio a cui pure nessuno potrà negare, un giorno, la caratura di uomo politico a tutto tondo, capace di rompere le uova nel paniere a una sinistra che nel ’94 aveva già deciso di spartirsi l’Italia, ma che negli ultimi tempi, ponendosi esplicitamente come garante dei poteri forti e della troika, in funzione anti-populista, si è posto oggettivamente come spina nel fianco del fronte sovranista  (per non parlare delle prese di posizione laiciste e filo gender di più di una esponente del suo “cerchio magico”). Forza Italia ha deciso di collocarsi all’opposizione, criticando aspramente il connubio tra le posizioni “liberali” leghiste e quelle “stataliste” pentastellate.

Quello che i “moderati” dimenticano è che fu proprio il centrodestra a inaugurare, un quarto di secolo fa, l’inedita alleanza fra i ceti produttivi della piccola-media imprenditoria del Nord e un Sud stanco di assistenzialismo e desideroso di riscatto. L’alleanza gialloverde (o gialloblu, secondo la significativa svolta cromatica e simbolica della nuova Lega nazionale di Salvini) non fa che riproporre in formato 2.0 quello schema, stavolta magari svincolato da conflitti di interesse personali e con quel giusto tocco di amore per la legalità, che quando non diventa giustizialismo giacobino è coerente con la tradizione di una destra che si riconosce in eroi come Paolo Borsellino e non può più accettare corrotti e mafiosi nelle istituzioni.

Berlusconi ha promesso una “rivoluzione liberale” e una riforma della giustizia, ma impelagandosi in oltre due decenni in processi magari dettati spesso da accanimento giudiziario-politico, che però potevano appigliarsi alle ombre presenti nella vita imprenditoriale e privata del Cavaliere, mentre poco o nulla si è fatto in direzione della certezza della pena e della sicurezza. Perché non dare ora una chance alla coalizione composta da 5 stelle e Lega, dove vi sono ugualmente giuste pulsioni “giustizialiste” e “garantiste”, “liberali” e “stataliste”  meritevoli di essere conciliate, specie con un premier competente, ragionevole ed equilibrato come Conte?
 Bisogna prendere atto una volta per tutte che un mondo, quello delle contrapposizioni otto-novecentesche, è finito: e se le nuove categorie, quelle dello scontro tra elites e popoli, o se si vuole citare un saggio profetico di Marcello Veneziani di una ventina di anni fa, tra “comunitari e liberal”, vi sembrano troppo generiche, ricordate sempre che la storia sarà anche, in qualche misura, ciò che vorremo noi. La sfida è appena cominciata…


 

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